Napoli, l’ex Convitto Pontano alla Conocchia del Seicento venduto all’asta a 1,2 milioni: per il Tribunale ne valeva 17
L'ex Convitto Pontano alla Conocchia, un grande palazzo del Seicento con oltre 15 mila metri quadrati coperti e circondato da un parco di 60 mila, venduto all'asta per 1,2 milioni di euro. Per il Tribunale di Napoli Nord, però, valeva almeno 17 milioni. Molti cittadini napoletani sono rimasti stupiti dal prezzo. Il palazzo, infatti, ha anche un grande valore storico. Simbolo della collina di Capodimonte, dove sorge, era stato nel corso dei secoli sede dei Gesuiti dal 1649, lazzaretto durante l’epidemia di colera di fine ‘800, Convitto Pontano e poi Istituto Tecnico Industriale Giordani, fino a quando quest'ultimo non fu trasferito a Fuorigrotta negli anni '80 del Novecento. Da allora è rimasto abbandonato, ma è sempre stato un luogo di particolare fascino e suggestione per gli abitanti del Rione Sanità, nonostante le finestre sfondate, i raffinati interni devastati, le famose "riggiole" dei pavimenti maiolicati depredate.
Lo ha acquistato all'incanto una società farmaceutica di Roma. Al momento non è chiaro cosa ne farà. Ma la struttura ha un potenziale enorme, sia per la maestosità dell'edificio, che per il respiro panoramico, che per gli ampi spazi a verde di cui è circondato. Avrebbe potuto facilmente tornare ad essere una scuola o una sede di Università, considerata la penuria di aule e studentati a Napoli per molti atenei. Ma potrebbe anche essere trasformato in uffici di rappresentanza o hotel di lusso. Solo ipotesi, è bene precisare, considerata la bellezza e la grandezza della struttura.
Molti cittadini, però, preferirebbero vederlo restituito all'uso pubblico. Da qui, la richiesta di chiarimenti di Potere al Popolo, lanciata la scorsa settimana, e dei comitati di quartiere, mentre il Pd ha presentato un ordine del giorno che chiede al Ministero della Cultura, considerato che il bene è sottoposto a vincolo, di esercitare il diritto di prelazione entro i 60 giorni previsti dalla normativa, sottraendolo alla proprietà privata. Difficile, ma non impossibile, considerato che il ministero dovrebbe disporre di un piano di valorizzazione e di uno stanziamento in bilancio a questo scopo.
I comitati di quartiere: "Svendita incredibile"
"È una storia incredibile – commentano Gaetano Sannino e Gennaro Centanni, di Spazio a sinistra Napoli – svenduto per 1,2 milioni un patrimonio da 17 milioni. Il convitto Pontano alla Conocchia, un edificio storico del Rione Sanità, in passato è stato di proprietà della Compagnia di Gesù. Edificato nel XVII secolo, cessata l'attività di convitto, la struttura passò tra i beni di proprietà della provincia di Napoli e divenne sede dell'itis Francesco Giordani, fino a quando negli anni '80 questo fu trasferito nel quartiere di Fuorigrotta, decretando la chiusura dell'edificio, che da allora è rimasto inutilizzato e in abbandono. In tutti questi decenni, nessuno dei vari governi e amministrazioni che si sono succeduti ha pensato di mettere in atto iniziative valide per un recupero totale e per fini altamente sociali di una struttura dal valore storico inestimabile. Apprendiamo in un silenzio vergognoso della svendita di un pezzo di storia della città. Il Comune di Napoli, la III Municipalità, la città metropolitana e il ministero della Cultura assenti su questa dolorosa vicenda. Chiediamo al sindaco di Napoli, alla città metropolitana e al ministro Giuli di esercitare il diritto di prelazione e riacquistare la struttura".
Il caso dell'ex Convitto in consiglio comunale
I consiglieri del Pd in consiglio comunale hanno presentato un ordine del giorno con l'obiettivo di "sottrarre a qualsiasi privatizzazione il complesso storico dell'ex Convitto Pontano alla Conocchia nel Rione Sanità, attraverso un intervento del Ministero della Cultura. "Il 28 luglio scorso – si legge – dopo undici tentativi andati a vuoto, l'immobile è stato ceduto all'asta nell'ambito di una procedura fallimentare presso il tribunale di Napoli Nord, ad acquistarlo un’azienda farmaceutica con sede a Roma per circa 1,2 milioni di euro. In tal senso esiste un conseguente rischio di sottrazione definitiva alla fruizione collettiva di un bene che, per la sua storia e per il suo valore identitario, appartiene alla memoria della comunità napoletana".
Il complesso, realizzato nel XVIII secolo dalla Compagnia di Gesù come luogo di formazione e villeggiatura per gli studenti del Collegio del Salvatore, è stato successivamente destinato a funzioni di grande rilevanza pubblica, accompagnando le principali vicende storiche e sociali della città. "Nel 1884 fu un presidio fondamentale per tutelare la salute pubblica contro l'epidemia di colera, e dal 1886 il complesso divenne per lungo tempo un polo educativo prestigioso, ospitando prima il Convitto Pontano poi l'Istituto Tecnico Industriale Giordani – ricorda il capogruppo dem Gennaro Acampora – parliamo di un'area comprendente edifici storici, spazi aperti e aree verdi, un autentico gioiello in un Rione Sanità già protagonista di importanti processi di rigenerazione urbana".
Acampora ricorda inoltre che "l'articolo 9 della Costituzione afferma che la Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione. Per questo, pur non avendo alcuna competenza diretta, chiediamo che il Comune di Napoli solleciti il Ministero della Cultura, affinché il governo eserciti con un impegno politico e amministrativo immediato quel diritto di prelazione previsto dal Codice dei beni culturali, in presenza di un chiaro interesse generale. Con questa azione, accompagnata da un successivo coinvolgimento di istituzioni, università, associazioni, enti del terzo settore e realtà territoriali del Rione – conclude Acampora – si può creare un'occasione straordinaria e difficilmente ripetibile, per ospitare in futuro funzioni pubbliche, attività culturali, servizi sociali, poli formativi, spazi per il terzo settore, centri di ricerca, incubatori di innovazione sociale e percorsi dedicati alla memoria storica del quartiere".
Per Pap, l'imponente Convitto è stato venduto al "prezzo di un paio di appartamenti di lusso per ottenere un patrimonio storico immenso. Il tutto nel silenzio totale del Comune di Napoli e della Terza municipalità. Quando si tratta di finanziare la vetrina dei grandi eventi, le risorse pubbliche si trovano sempre: per l'America’s Cup Governo, Città Metropolitana e Comune di Napoli hanno stanziato decine di milioni di euro, mentre gli sfollati di Bagnoli e Pozzuoli attendono ancora risposte. Quando invece si tratta di stanziare 1,2 milioni di euro per salvare un lazzaretto storico abbandonato da quarant'anni, recuperare un parco immenso e restituire un bene comune ai cittadini della Sanità, le istituzioni sostengono di non avere risorse".