Napoli, quali sono le strade e i quartieri in cui il disagio sociale è più alto

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Dai Quartieri Spagnoli a Secondigliano, l’Istat individua 8 aree di forte disagio socioeconomico. Mercato è il quartiere con l’indice più alto, Scampia decima.

Trecento napoletani residenti, distribuiti in sette piccole sezioni di censimento, nella zona di Montecalvario, ai Quartieri Spagnoli. È qui che si registra la maggiore concentrazione di disagio socioeconomico di Napoli: il 67,3% degli abitanti considerati vive in famiglie a basso reddito, mentre il 52% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni si ferma al 39,2%.

È uno dei risultati che emergono dall'aggiornamento dell'Indice di disagio socioeconomico (Idise), pubblicato dall'Istat il 21 ottobre scorso e riferito al 2023. Lo studio permette di osservare le disuguaglianze non soltanto tra i quartieri, ma anche all'interno degli stessi, arrivando fino a gruppi di isolati e sezioni di censimento. Per Napoli sono state individuate otto Aree di disagio socioeconomico urbano (Adu), che comprendono complessivamente circa 84.500 residenti in famiglia. L'indice più è alto e più indica problemi; prende in considerazione nove indicatori, tra i quali reddito, occupazione, istruzione e difficoltà scolastiche.

La zona più critica è ai Quartieri Spagnoli

L'area con l'indice più elevato (112) si trova quindi a Montecalvario, nel tessuto urbano dei Quartieri Spagnoli. Tra i riferimenti stradali della zona figurano vico Tre Regine, vico Lungo Teatro Nuovo e via Speranzella. C'è da dire che lo studio Istat riguarda alcune specifiche sezioni censuarie (cioè zone molto limitate) e non la totalità delle strade. Qui le condizioni economiche e lavorative sono particolarmente difficili: oltre ai dati sui redditi e sulla disoccupazione giovanile, colpisce quello sull'istruzione: il 71,3% delle persone tra i 25 e i 64 anni considerate dall'indicatore vive in famiglie ed è classificato nella fascia di basso livello d'istruzione. Il 43,7% dei residenti appartiene a nuclei nei quali nessun componente lavora o percepisce una pensione da lavoro. Del resto i Quartieri Spagnoli sono l'area che in Italia fece maggior ricorso al Reddito di cittadinanza, quando c'era la possibilità di richiedere il sussidio.

Sia chiaro: è una popolazione numericamente contenuta, circostanza che impone cautela nel generalizzare i risultati. Il dato, però, è significativo proprio perché individua una concentrazione di fragilità in pochi isolati, all'interno di un quartiere che nel suo complesso registra un indice di disagio sensibilmente inferiore.

San Pietro a Patierno, il lavoro è la grande emergenza

La seconda area più critica si trova nella periferia settentrionale, a San Pietro a Patierno, con un indice di 109,11. Comprende 17 sezioni di censimento e 2.547 residenti. Tra le strade individuate attraverso l'incrocio cartografico figurano tratti di corso San Pietro a Patierno, via dei Sartori, via dei Padulani, via degli Ortolani, via Principe di Napoli a San Pietro a Patierno e via Aquino.

In questa parte di territorio, il 63,1% dei residenti considerati vive in famiglie a basso reddito. Il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni è appena del 39%, mentre il 43,1% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Il 34,2% degli abitanti vive in famiglie dove non ci sono né occupati né percettori di pensioni da lavoro. Analizzando il dato sul lavoro va distinat questa zona rispetto al resto della città, visto che a Napoli il tasso medio di occupazione nella fascia tra 25 e 64 anni è del 54,8%: qui è inferiore di quasi sedici punti percentuali.

Secondigliano e Miano, quasi sei abitanti su dieci in famiglie a basso reddito

La terza area per intensità del disagio presenta un indice di 108,29 e si estende tra Secondigliano, Miano e una piccola porzione di Scampia. Comprende 51 sezioni di censimento e quasi 15mila residenti in famiglia.

Tra i riferimenti stradali ricavati dalla sovrapposizione delle mappe figurano corso Secondigliano, traversa Seconda Corso Secondigliano, via Piemonte e via Padre Gaetano Errico. Anche in questo caso sono interessati specifici tratti e isolati, non necessariamente le strade nella loro interezza.

Il 61,6% della popolazione considerata vive in famiglie a basso reddito. Lavora il 39,7% delle persone tra i 25 e i 64 anni; tra i giovani dai 15 ai 29 anni, invece, il 41,6% non è occupato e non segue alcun percorso di studi. Il 13,5% degli studenti abbandona la scuola o ripete l'anno. Il quadro restituisce una difficoltà che non riguarda un singolo aspetto della vita economica e sociale, ma coinvolge contemporaneamente redditi, partecipazione al lavoro e percorsi di istruzione.

Il disagio attraversa anche il centro storico

Non è soltanto la periferia settentrionale a presentare situazioni critiche. Un'altra area, con indice 108,16, interessa San Lorenzo e parte di Pendino, nel centro storico di Napoli. Comprende 65 sezioni e quasi 15mila residenti in famiglia. Fra le strade individuate nell'area figurano vico della Botte, vico Santa Maria ad Agnone e via Oronzo Costa.

Qui il 66% della popolazione considerata vive in famiglie a basso reddito, una delle percentuali più alte tra le otto aree napoletane. Il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni è del 45,7%, mentre il 43,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Altre aree ad alta concentrazione di disagio interessano Pendino e Mercato, Stella e parte di San Carlo all'Arena e Avvocata. Nella zona orientale della città, invece, due ulteriori aree comprendono porzioni di San Giovanni a Teduccio e Barra, con indici rispettivamente di 106,85 e 106,10.

La classifica dei quartieri: Mercato è primo, Scampia decima

Se dalle singole aree si passa ai trenta quartieri di Napoli, la graduatoria restituisce una geografia del disagio in parte diversa da quella comunemente associata alle periferie. Il quartiere con l'indice più alto è Mercato, con 105,01, seguito da Pendino (104,77), San Giovanni a Teduccio (104,63), San Pietro a Patierno (104,48), Secondigliano (104,09), Miano (103,97), San Lorenzo (103,94), Montecalvario (103,44), Stella (103,41) e Scampia (103,33).

A Mercato, il 58,9% degli abitanti considerati vive in famiglie a basso reddito e il 38,3% dei giovani non studia e non lavora. Il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni è del 49,9%, inferiore di quasi cinque punti alla media cittadina. La distanza rispetto ad altre zone di Napoli è notevole. Al Vomero, il quartiere con l'indice di disagio più basso, pari a 93,35, la quota di residenti in famiglie a basso reddito si ferma al 19,9% e il tasso di occupazione raggiunge il 68,6%.

La differenza emerge anche nei dati scolastici. In zona Mercato il 12,6% degli studenti abbandona la scuola o ripete l'anno, contro il 2,1% del Vomero. A San Giovanni a Teduccio, Napoli Est, l'indicatore sale al 13,5%, il valore più elevato tra i trenta quartieri napoletani.

In fondo alla graduatoria del disagio ci sono i quartieri medio-borghesi o quelli a reddito più alto della citttà: insieme al Vomero, si trovano Arenella (93,58), Posillipo (95,60), Chiaia (96,24) e c'è anche Fuorigrotta (97,08), dove ormai la medio borghesia nuova ha trovato casa, vista la bolla immobiliare speculativa all'ombra del Vesuvio.

La fotografia dell'Istat mostra dunque una città nella quale le difficoltà economiche e sociali non seguono una semplice divisione tra centro e periferia. Si concentrano in alcune zone della periferia settentrionale e orientale, ma anche in porzioni del centro storico, talvolta a distanza di pochi isolati da aree con condizioni sensibilmente diverse.

L'indice Idise non misura la qualità complessiva della vita, né tiene conto di tutti gli aspetti che possono incidere sulle condizioni di un quartiere, come sicurezza, trasporti o disponibilità dei servizi, restituisce invece una misura comparabile, all'interno della città, delle difficoltà socioeconomiche. Ed è proprio passando dalla scala del quartiere a quella degli isolati che emerge il dato forse più rilevante, peraltro noto a chi la città la vive, la racconta e la studia: le disuguaglianze non dividono soltanto Napoli in territori diversi, ma attraversano gli stessi quartieri, fino a separare strade e gruppi di edifici molto vicini tra loro.

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