Minacce a Roberto Saviano e Rosaria Capacchione, respinto anche ricorso straordinario contro le condanne
Restano definitive le condanne al boss dei Casalesi Francesco Bidognetti e all'avvocato Michele Santonastaso per le minacce aggravate dal metodo mafioso nei confronti dello scrittore Roberto Saviano e della giornalista Rosaria Capacchione: la Corte di Cassazione ha respinto anche il ricorso straordinario che era stato presentato da Santonastaso.
L'inizio della vicenda risale a quasi venti anni fa: era il 2008 quando, durante il maxi processo Spartacus contro il cartello dei Casalesi, l'avvocato Santonastaso, all'epoca difensore di Bidognetti, aveva letto il "proclama" contro Saviano e la Capacchione; conteneva un'istanza di legittimo sospetto ma è stato interpretato dagli inquirenti come un attacco da parte dei Casalesi contro la giornalista, che per prima aveva diffusamente parlato del cartello del Casertano dalle pagine del Mattino, e contro lo scrittore, che con il best seller "Gomorra" aveva portato quella realtà all'attenzione nazionale e internazionale. Da allora la Capacchione vive sotto scorta, mentre a Saviano era stata già assegnata nel 2006.
L'iter processuale si è chiuso il 20 marzo 2026, quando la Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dai legali degli imputati rendendo definitive le condanne pronunciate in Appello: un anno e mezzo di carcere per il capoclan, già condannato all'ergastolo in precedenti processi, e un anno e due mesi per Santonastaso, che ha già una condanna definitiva a 5 anni per altre vicende, sempre legate a dinamiche camorristiche.
Successivamente, a giugno, Santonastaso ha presentato un ricorso straordinario "sul fatto" contro la sentenza, ritenendo sussistenti motivi di irregolarità della querela tra il prima e dopo l'introduzione della riforma Cartabia. La risposta della Cassazione è arrivata il 23 ottobre: "inammissibilità totale", con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore della cassa delle ammende e al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile (in questo caso Roberto Saviano).