Minacce a Gratteri: “Gli sparerei in faccia”, e il presunto boss finisce al 41 bis

"Gli sparerei in faccia": così il presunto boss di Fuorigrotta avrebbe minacciato il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri, mentre era in carcere. E così per lui, già in regime carcerario, è scattato il trasferimento in altro carcere in regime di carcere duro. Lo riportano diversi quotidiani napoletani: la vicenda risale al maggio 2025 ma è diventata di pubblico dominio solo nelle ultime ore. A pronunciare questa frase sarebbe stato Vitale Troncone, presunto boss della camorra di Fuorigrotta, da qualche tempo trasferito in altra struttura carceraria in regime di 41 bis.
Il Procuratore di Napoli, che guida la Procura più grande d'Italia, da trent'anni vive già sotto scorta. Il presunto boss Troncone, scampato anche ad un agguato in passato, avrebbe rivolto la minaccia verso Gratteri mentre guardava la tv in cella, parlando con un altro detenuto. E per lui, da qualche giorno, è scattato il carcere duro in un'altra struttura: 41 bis che, come misura, può essere applicato per gravi motivi a detenuti già in carcere per "scongiurare" possibili contatti con l'esterno. Gratteri, che nell'ultimo periodo si era speso in favore del no al referendum sulla giustizia, nella giornata di ieri ha anche partecipato alla conferenza stampa dopo l'arresto di 23 affiliati della fazione Zagaria del clan dei Casalesi, definendola "una delle famiglie storiche della camorra, che nel corso dei decenni ha infettato e infestato tutta Italia arrivando anche all'estero, partendo come epicentro dalla provincia di Caserta".
"Esprimo tutta la mia solidarietà al procuratore di Napoli, Nicola Gratteri": così Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia in un post su X. "Subire minacce di morte da un boss della camorra significa aver inflitto un duro colpo alla loro organizzazione, ed è per questo che ringrazio Gratteri e tutta quella magistratura che mette ogni giorno a repentaglio la propria vita per sconfiggere la criminalità. Difendere una giustizia giusta significa anche proteggere e garantire la sacralità della toga nell'interesse dei cittadini. Nessuno può permettersi di minacciare o attentare alla vita dei magistrati", ha concluso Tajani.
Elisabetta Casellati, ministro per le Riforme istituzionali, ha aggiunto che "nessuno può permettersi di attaccare chi opera ogni giorno in prima linea contro la criminalità organizzata e per la sicurezza dei cittadini" e che "le Istituzioni sono e saranno sempre dalla parte della legalità e di chi serve l'Italia con coraggio e dedizione".
Solidarietà al Procuratore è arrivata dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che, anche a nome della Giunta, ha parlato di "un episodio che desta preoccupazione e va condannato con fermezza", aggiungendo di essere "al fianco del Procuratore di Napoli e di tutti i magistrati che ogni giorno contrastano la criminalità organizzata".
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, con un post sui social ha aggiunto: "Chi lotta contro la criminalità organizzata deve sentire vicino Istituzioni e cittadini che ripongono fiducia nello Stato". Sulla stessa linea Francesco Paolo Sisto, viceministro alla Giustizia, che ha richiamato all'importanza di "fare fronte comune".
Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia, ha ricordato quanto Gratteri abbia fatto "della lotta alla criminalità organizzata una vera e propria missione di vita" e ha aggiunto che "il suo lavoro è fondamentale e sono certa che queste minacce ricevute da un capoclan della camorra non scalfiranno la sua tempra".
Sostegno è arrivato anche dalla Calabria, dove Gratteri ha lavorato per diversi anni. In una nota, Salvatore Cirillo, presidente del Consiglio regionale, ha sottolineato che "colpire un magistrato impegnato in prima linea contro la criminalità organizzata significa attaccare lo Stato e i valori della legalità" e che "la Calabria onesta è al fianco di Nicola Gratteri".