Un bravo ragazzo, non violento, che non avrebbe mai fatto del male alla sorella, che voleva salvarla da quel giovane che l'aveva "deviata" e che non ha intenzionalmente provocato l'incidente. È la descrizione che stanno facendo di lui sui social alcuni amici di Michele Antonio Gaglione, indagato per omicidio preterintenzionale, accusato di avere provocato l'incidente in cui è morta la sorella, Maria Paola Gaglione, ed è rimasto ferito il fidanzato di lei, Ciro Migliore. Ma tra chi si oppone a questa descrizione, ricordando il motivo per cui il 30enne è in carcere, c'è anche chi fa emergere particolari precisi, che racconterebbero meglio il contesto in cui è maturata questa storia: Paola, per quella relazione, si era ritrovata contro tutta la famiglia, che avrebbe cercato di farla "ritornare normale" a suon di botte, così come sostenuto anche da Ciro. E a occuparsi di "metterla in riga" sarebbe stato proprio Michele, su impulso dei genitori.

"Paola spesso era piena di lividi, perché veniva picchiata con la cintura – racconta un'amica della ragazza a Fanpage.it – la cosa si è aggravata a luglio, quando hanno scoperto che loro volevano scappare". Ma Paola parlava di quelle ferite, diceva chi gliele aveva procurate? "Raccontava chi era stato. Non ha mai denunciato perché era comunque il fratello. Era la sua famiglia. Lui era quello che la picchiava, ma fungeva da tramite. In realtà erano tutti a sfavore di questa storia e quindi tutti consigliavano di mettere in riga Paola picchiandola. Il 13 luglio, quando i genitori scoprirono sul suo cellulare i messaggi in cui parlava di scappare con Ciro, successe il putiferio".

Gli amici di Michele: "Non avrebbe mai fatto del male alla sorella"

La versione degli amici di Michele Antonio Gaglione verte sostanzialmente sullo stesso punto sostenuto anche dallo stesso indagato e dalla famiglia: il trentenne ha ammesso di aver inseguito la sorella e Ciro da Caivano ad Acerra, così come di aver più volte tagliato la strada al loro scooter e di averlo preso a calci per farli fermare, ma ha negato di avere causato l'incidente, che sarebbe avvenuto, invece, mentre lui era più indietro. Racconto diametralmente opposto a quello fornito da Ciro, che invece sostiene di avere perso il controllo proprio per via di un calcio. Subito dopo l'incidente, prima di rendersi conto che Maria Paola era morta sul colpo, Michele Gaglione si era scagliato su Ciro, circostanza confermata da entrambi, colpendolo con dei pugni e un calcio.

L'inseguimento sarebbe stato l'epilogo di una serie di minacce e intimidazioni: Michele Gaglione e la sua famiglia non volevano che i due ragazzi si frequentassero. Una opposizione forte che aveva portato anche all'allontanamento: Maria Paola da circa un mese non aveva più contatti con i genitori e il fratello, viveva col fidanzato ospite in casa di parenti di lui.

La contrarietà della famiglia, però, spiegano ancora gli amici tra i post su Facebook, non nasce dal fatto che Ciro è un transessuale, nato donna. Il motivo sarebbe un altro: quel ragazzo avrebbe "deviato" la ventenne, e per questioni che non riguardano la sessualità. "Questa famiglia non è omofoba – scrive un amico del fratello su Facebook – Paola era una ragazza tranquilla che da quando frequentava quel delinquentello dormiva in posti diversi, aveva lasciato la scuola di estetista e viveva da sbandata "infettata", e la famiglia era legittimamente preoccupata. La magistratura farà il suo lavoro, chi ha sbagliato pagherà nella giusta misura, ma il dolore dei familiari resterà per sempre. E sì, Paola merita giustizia e rispetto, sicuramente questo ingiusto attacco mediatico verso la famiglia che la amava e che lei amava, non le dà né giustizia né rispetto".

I funerali di Maria Paola al Parco Verde

I funerali di Maria Paola Gaglione si terranno alle 16:30 di domani, 15 settembre, nella Parrocchia San Paolo Apostolo del Parco Verde di Caivano (Napoli); la cerimonia sarà celebrata da don Maurizio Patriciello.