Non si dovrebbe mai scrivere della morte di un parente, di un amico, o quantomeno di una persona conosciuta, eppure a me è successo. Quando, il 15 luglio del 2020, si seppe della morte di Mario Paciolla, cooperante napoletano dell'Onu, trovato morto nella sua casa di San Vicente del Caguan, in Colombia, toccò a me dare la notizia.

Io e Mario non eravamo amici, almeno non nel senso stretto del termine, ma ci conoscevamo, grazie a cari amici in comune. Ci conoscevamo e forse, nonostante una frequentazione troppo breve e sporadica, eravamo arrivati a stimarci – o forse piace pensarlo solo a me – a tal punto che mi volle includere nella cerchia degli amici più stretti da salutare nella sua casa al Rione Alto, ormai 5 o 6 anni fa, prima che partisse per la Giordania, prima che cominciasse quella lunga serie di esperienze all'estero che lo avrebbero portato, anni dopo, anche in Colombia.

Domenica 28 marzo, Mario avrebbe compiuto 34 anni, ma non potrà festeggiare il suo compleanno con amici e parenti. E non a causa della pandemia di Coronavirus e dei contatti limitati, vietati, per limitare la diffusione del contagio, ma perché, come detto, Mario è morto, ormai più di 8 mesi fa, a migliaia di chilometri da casa. A più di 8 mesi di distanza da quel 15 luglio del 2020, soprattutto, non si sa ancora perché, né come, Mario sia morto. È stato trovato impiccato con un lenzuolo nella sua casa colombiana, e una prima indagine effettuata dalle autorità sudamericane ha confermato questa versione.

Ma i genitori, la famiglia, gli amici, coloro che hanno conosciuto Mario e che sanno come fosse appassionato del suo lavoro, come fosse appassionato nella vita in generale, non credono possa essersi tolto la vita. Poco prima di morire, Mario Paciolla aveva acquistato un biglietto per tornare a Napoli: alla mamma e al papà aveva confessato di avere paura, di temere per la sua incolumità e di voler tornare soltanto a guardare il mare della sua città natale. Al suicidio non crede nemmeno la Procura di Roma, che ha aperto una inchiesta per omicidio, che sta portando ancora avanti e che attende ancora l'esito di perizie, analisi e di tutte le risultanze che servono per confermare o smentire una ipotesi del genere.

A distanza di 8 mesi dalla tua morte, Mario, tu non puoi più festeggiare il tuo compleanno, ma noi possiamo dirti che non ci siamo dimenticati di te, che non vogliamo dimenticarci di te, e che continuiamo ad aspettare, certi che prima o poi la verità verrà fuori, di sapere come e perché sei morto.