Marco Nonno non entrerà in Consiglio regionale per Fratelli d’Italia al posto di Cirielli. Ma è scontro nel partito di Meloni

Marco Nonno, coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, non sarà consigliere regionale in Campania nella legislatura 2025-2030. Motivo? Ha una condanna definitiva e in base alla norma 190 del 2012, la cosiddetta legge Severino, quella secondo cui è incandidabile, ineleggibile o decade dalla carica il politico che viene condannato in via definitiva per gravi reati, Nonno non era candidabile. Questa è la conclusione cui è arrivata oggi la Giunta delle Elezioni, dopo aver preso atto dell'istruttoria, presentata il 25 marzo scorso, dal presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi.
L'ex paracadutista originario di Pianura, periferia ovest di Napoli, sarebbe dovuto subentrare a Edmondo Cirielli, il candidato governatore del centrodestra, sconfitto da Roberto Fico e capo dell'opposizione in Aula. Questo perché Cirielli si è dimesso, optando per il suo ruolo da viceministro degli Esteri, incompatibile con quello di consigliere regionale.
Nonno ha però trovato un ostacolo grande quanto una casa, ovvero la sua condanna a seguito dei disordini del 2007 contro la riapertura di una discarica a Pianura. L'ex consigliere regionale fu accusato di concorso in devastazione, processato e condannato a otto anni in primo grado, pena successivamente ridotta in Appello a due anni per resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Nel 2022 la condanna fece scattare la sospensione da consigliere in base alla legge Severino; nel 2023 la Corte di Cassazione accolse il ricorso della Procura generale, decidendo che dovrà tenersi un appello-bis per il capo di imputazione di concorso in devastazione.
L'esponente "duro e puro" della destra, sostiene sdegnato di avere le carte in regola ed esibisce casellario giudiziario pulito. Ma a seguito di una interlocuzione formale del Consiglio regionale col Tribunale e con la Corte di Appello di Napoli, risulta confermato il quadro giuridico che, nella precedente legislatura, portò a deliberare la decadenza. Vale a dire: Nonno alle Regionali 2025 non poteva candidarsi. Né tanto meno può oggi sedersi sugli scranni regionali, nonostante le sue decine di migliaia di voti. È un paradosso: al momento il dirigente cittadino del partito di Giorgia Meloni non può fare manco il consigliere di quartiere.
La proposta di Pisacane, la posizione della deluchiana Lucia Fortini e lo scontro in Fdi
Durante la riunione della Giunta delle Elezioni Fratelli d'Italia ha tentato di portare la discussione in Consiglio regionale: Raffaele Pisacane ha chiesto di far entrare di Nonno in Consiglio regionale, in attesa di ricevere un chiarimento, richiesto dall'interessato, alla Corte di Cassazione. E lì si è consumato un piccolo psicodramma politico. Lucia Fortini, consigliera di maggioranza, di "A testa alta", ex assessora ma soprattutto fedelissima di Vincenzo De Luca, convinta della bontà di questa opzione, che stava per far vacillare la maggioranza in Giunta per le Elezioni.
Subito dopo, colpo di scena: Pisacane ha ritirato la proposta. Pure perché al posto di Nonno è pronta ad entrare la seconda dei non eletti, l'imprenditrice Lea Romano. Nonno, intanto, era fisicamente negli uffici del Consiglio regionale della Campania, cosa che ha infastidito molti consiglieri di maggioranza poiché giudicata irrituale, chiedendo «con insistenza» hanno riferito fonti a Fanpage, i verbali della riunione appena conclusa.
Il politico meloniano, su cui pende una indagine della Procura di Napoli proprio per questa vicenda, ha preso malissimo la decisione del compagno di partito Pisacane: «Avrebbe dovuto imporsi e non cedere. La questione appare ancora più anomala se si considera che la mozione è stata dichiarata inammissibile solo dopo aver constatato che in Giunta per l'elezione c'era una maggioranza certa a mio favore. Ritirare un atto un istante prima del risultato favorevole è una manovra che calpesta la volontà degli elettori. Chiederò ufficialmente al partito di valutare la posizione e il comportamento del consigliere Pisacane, che ha agito in palese contrasto con la tutela del consenso e della linea politica di Fratelli d'Italia». A gettare benzina sul fuoco Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia: «Noi siamo stati leali. Ma poi hanno ritirato la proposta. Non votando, lo hanno lasciato decadere. Sarà intervenuto il Var».