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“Malafemmena”, origine e significato della canzone di Totò

Il brano fu scritto da Antonio de Curtis, il principe della Risata, in arte Totò, nell’agosto 1951, ma divenne famoso in tutta Italia solo nel 1956, quando Teddy Reno lo interpretò nel film “Totò, Peppino e… la Malafemmena”: ecco tutto quello che ancora forse non sapete su una delle canzone più famose della tradizione napoletana, cantata e tradotta in tutto il mondo.
A cura di Redazione Napoli
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Totò e Peppino in una scena del celebre film "Totò, Peppino e a’ Malafemmena"
Totò e Peppino in una scena del celebre film "Totò, Peppino e a’ Malafemmena"

Tra le canzoni più famose della tradizione napoletana ce ne è una scritta da Antonio de Curtis, in arte Totò, portata al successo negli anni Cinquanta: si tratta di "Malafemmena", i cui versi ancora oggi sono intonati in tutta Italia e carichi di significato, dedicati dal re della risata ad una donna che rappresenta per lui una passione struggente. Non tutti però conoscono l'origine di questo brano e soprattutto quando e come fu composto dall'attore napoletano. Ecco, allora, tutto quello che, forse, ancora non sapete su uno dei capolavori dell'universo musicale partenopeo e italiano.

"Malafemmena": storia della canzone

Il termine "Malafemmena" nella lingua napoletana viene utilizzato generalmente per indicare una donna che con il suo comportamento dissoluto e assolutamente fuori dalle regole provoca una sofferenza indescrivibile nell'uomo che la ama. Tra le sue peculiarità, c'è quella di attirare il suo corteggiatore o amante con l'inganno, pensando però solo al suo benessere, noncurante dei sentimenti dell'altro. Da qui derivano le struggenti e ormai celebri parole del ritornello della canzone: "Femmena, tu si ‘a cchiù bella femmena, te voglio bene e t'odio, nun te pozzo scurdà" (qui il testo integrale di "Malafemmena").

Il brano fu scritto da Totò a fine agosto 1951 in occasione de La Canzonetta, concorso che si teneva ogni anno a Piedigrotta. Fu assegnata a a Mario Abbate che la incise su disco Vis Radio. Fu, in seguito, portata al successo da Giacomo Rondinella. Ma il successo arrivò solo nel 1956, quando Teddy Reno, la interpretò nel film "Totò, Peppino e… la Malafemmena" di Camillo Mastrocinque, consacrandola così a livello nazionale. Il video estratto dalla pellicola è ancora oggi disponibile su Youtube.

È Totò in persona a raccontare in tv come nacque questo brano, tra i suoi più noti: si trovava a Formia per girare uno dei suoi film quando all'improvviso trovò l'ispirazione per questa canzone. Ne recitò alcuni versi, che aveva scritto di getto su un pacchetto di sigarette, al suo autista, che sembrò non gradirli molto, ma solo perché non era riuscito a coglierne il profondo e struggente significato. Non a caso ha avuto un successo incredibile e varie versioni ne sono state fatte da artisti del calibro di Renato Carosone, Claudio Villa, Roberto Murolo e Lucio Dalla.

Chi è la "Malafemmena" di Totò

Molte ipotesi sono state fatte nel corso del tempo su chi fosse la donna a cui è dedicata la famosa canzone di Totò. All'inizio si pensava che l'attore partenopeo l'avesse indirizzata a Silvana Pampanini, che aveva conosciuto sul set del film "47 morto che parla" e che si rifiutò di sposarlo. Fu sua figlia Liliana de Curtis, molti anni dopo, a sciogliere tutti i dubbi: il brano fu infatti scritto per sua madre, e moglie di Totò, Diana Bandini Lucchesini Rogliani. D'altronde il suo nome compariva anche sull’incisione inviata alla SIAE, con la scritta "A Diana", ma all'epoca nessuno diede molta importanza a questo dettaglio, essendo noti a tutto il mondo dello spettacolo e non solo i tradimenti del poeta napoletano.

Il motivo dell'accanimento verso la donna è presto spiegato: quando la coppia si separò, i due coniugi fecero un patto chiaro e cioè che lei non avrebbe dovuto lasciare la loro casa prima che la figlia avesse compiuto 18 anni. Ma Diana venne meno all'accordo, sposando un altro uomo, l'avvocato Michele Tufaroli, e perdendo così la fiducia del suo ex marito che ha continuato a soffrirne fino all'ultimo istante della sua vita.

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