L’uomo che da un mese vive all’aeroporto di Napoli e dice di non ricordare chi è
Solo e senza documenti, dicendo solo di essere svedese. Questa la storia di un uomo, al momento non identificato, che da circa un mese vive all'interno dello scalo di Napoli Capodichino, attualmente chiuso per 30 giorni per lavori di ampliamento delle piste. Nessuno sa chi sia, e lui stesso dice di non ricordarselo. Del caso è stata informato anche il Consolato Svedese a Napoli, che ha sede a Bagnoli, che ha contattato l'ambasciata svedese in Italia, a Roma. L'obiettivo è quello di diffondere la fotografia dell'uomo non solo nel capoluogo partenopeo, ma anche nel paese scandinavo: non è escluso infatti che qualcuno possa riconoscerlo e dunque aiutare a districare questa situazione.
Una vicenda che ricorda, alla lontana, quella della trama del The Terminal con Tom Hanks: nel film, Viktor Navorski, proveniente dall'immaginario paese europeo della Krakozhia, arriva negli Stati Uniti proprio mentre nel suo paese c'è un colpo di stato, rendendo così invalido il suo passaporto, costringendolo dunque a soggiornare all'interno dello scalo per mesi, finché torna la pace e riavrà i suoi documenti (senza i quali non poteva né tornare in Krakozhia né mettere piede su suolo statunitense). Una storia ispirata a quella dell'iraniano Mehran Karimi Nasseri, che dal 1988 al 2006 visse all'interno dello scalo Charles de Gaulle perché senza documenti, seppur con una storia completamente diversa da quella che Steven Spielberg porterà nel 2001 sul grande schermo.
Anche lui, il misterioso svedese (o presunto tale, in mancanza di documenti), come Viktor Navorski viene aiutato dal personale dell'aeroporto, che gli fornisce pasti e altri beni di prima necessità. Tuttavia, arriva all'apertura dello scalo (attorno alle 3 del mattino) e si allontana alla chiusura (dopo le 22.30), arrangiandosi come può per poi tornare il giorno dopo. Del caso è stata avvisata la polizia di frontiera, il console svedese a Napoli e l'ambasciata a Roma. Si cerca di capire se nel paese scandinavo qualcuno lo stia cercando, se ha amici e parenti preoccupati dalla sua assenza e, soprattutto, dargli un nome e una identità. Per ora, infatti, lui sembra non preoccuparsi di voler tornare nel suo paese.