Lite in carcere per le pizzette sequestrate, condannato il boss Cesare Pagano

È stato condannato a un anno, tre mesi e 16 giorni di reclusione Cesare Pagano, boss tra i fondatori, insieme al cognato, Raffaele Amato, degli Scissionisti di Secondigliano, il cartello di camorra protagonista della prima Faida di Scampia, contro i Di Lauro: la sentenza, per oltraggio a un agente della Polizia Penitenziaria, è stata emessa dal Tribunale di Cuneo e riguarda una lite che sarebbe nata per delle pizzette sequestrate.
I fatti risalgono al 2021, quando Pagano, attualmente ancora detenuto, si trovava nel carcere di Cerialdo, nel braccio del 41 bis. L'iter giudiziario è partito a seguito della denuncia sporta da un assistente capo della Polizia Penitenziaria, oggetto di insulti discriminatori. A scatenare il litigio, è stato ricostruito dagli inquirenti, un sequestro che il boss degli Scissionisti aveva subìto. In particolare, il poliziotto aveva scatenato la furiosa reazione perché si era fatto consegnare alcune pizzette che Pagano aveva preparato in cella, aveva messo in un contenitore di plastica e aveva portato, senza autorizzazione, nel locale docce.
Un collega dell'agente ha raccontato che, fino a quel momento, Pagano non aveva mai creato problemi nei rapporti coi sorveglianti, anche se la sua ostilità verso quell'assistente capo era nota. Dichiarazioni che hanno trovato riscontro in quelle del detenuto Antonio Basco, ex sicario dei Casalesi, che all'epoca era vicino di cella dell'imputato; l'uomo ha confermato le circostanze del sequestro delle pizzette "alla montanara", spiegando che il boss le aveva portate con sé nelle docce per non perdere il turno. Nei confronti degli altri sorveglianti, ha aggiunto Basco, Pagano si era sempre mostrato irreprensibile: "Li chiamava solamente per grado e dava del voi a tutti, anche a me dava del voi nonostante il fatto che siamo coetanei".