Opinioni
Coronavirus
31 Agosto 2021
10:04

La lettera dello studente napoletano: “Per noi anche quest’anno sarà impossibile lavorare serenamente”

Matteo, studente di liceo di indirizzo classico con specializzazione in Francese, scrive una lunga e dettagliata lettera sui deficit dell’anno scolastico che sta per iniziare: “Io, come studente, non mi sento e non voglio essere la bandierina sventolata dal Governo per poter dire “Ce l’abbiamo fatta”, quando nella realtà non è così”
A cura di Redazione Napoli
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Matteo, studente napoletano che quest'anno dovrà affrontare l'esame di maturità tra le mille difficoltà connesse alla situazione Covid e non solo.

Gentile redazione di Fanpage.it,

sono uno studente di un liceo di indirizzo classico con specializzazione in francese, che nel corso degli anni ha maturato una certa capacità di analisi oggettiva e di discussione critica e ha imparato a applicarle anche all'attualità: dall'interno del mio mondo, quello scolastico, ho avuto modo nel tempo di osservare i punti forti e quelli deficitari del sistema scolastico italiano in generale e, soprattutto, quelli della realtà che stiamo vivendo in questi anni.

In virtù di quanto detto, e consapevole anche delle difficoltà politiche che emergono nell'affrontare una fase emergenziale come quella attuale, Vi scrivo questa lettera per testimoniarVi le mie preoccupazioni, e quelle di molti altri studenti, in vista del prossimo anno scolastico.

Noi studenti ci apprestiamo a iniziare ancora una volta l'anno senza alcuna certezza, con molti dubbi e in una situazione evidentemente difficile e di motivata incertezza generale. È chiaro che l'orientamento, chiaramente condivisibile, del Governo sia quello di scongiurare l'incondizionato ricorso alla didattica a distanza, favorendo invece il pieno ritorno a regime in classe, ma viene da chiedersi come tutto questo possa essere messo in atto quando le linee guida fino ad ora giunte sono poco delucidanti e i dati, ad esempio quello sulla vaccinazione, mostrino un preoccupante ritardo nella fascia "giovanile", tra l'altro quella più esposta al contagio e alla sua diffusione, come confermato anche dalle parole del Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Brusaferro.

Nel dettaglio, nella fascia 12-19 risulta coperto con due dosi solo il 31%, percentuale scarsa, seppur condizionata in parte dal fatto che i ragazzi sono in qualche maniera sottoposti alle decisioni genitoriali. Si tratta di numeri preoccupanti per quanto riguarda la circolazione del virus – problema che non può essere risolto con il solo obbligo vaccinale per i docenti, i quali costituiscono una parte minima dell'ecosistema scolastico – anche in virtù dell'annoso problema delle classi pollaio: solo nella mia scuola ci sono una decina di classi di oltre trenta studenti e non credo che la situazione vada migliorando con le classi formate per l'anno prossimo.

Con questo mi ricollego al nodo relativo al distanziamento, la cui attuazione è derogata ai presidi. In primo luogo derogare una misura così importante significa far passare il messaggio che, in fin dei conti, questa non sia così necessaria – ma perché allora non abolirla rendendo meno gravoso il compito degli istituti? -, secondariamente anche alla luce di quanto detto in precedenza, in molte scuole, compresa la mia, il distanziamento non può essere pienamente garantito, non lo è stato del tutto l'anno scorso, e non lo sarà quest'anno. Non può esserlo anche in virtù di edifici molto vecchi e non studiati per classi così numerose, situazione impossibile da modificare con semplici interventi di adattamento edilizio.

Altro problema è quello concernente i trasporti. Io vivo con questo disagio dal mio primo anno di scuola, a fronte di una situazione che è rimasta immutata negli anni e, anzi, è andata peggiorando nel corso del tempo. In città sono in funzione – problematica – sei treni, con dei tempi di attesa che raggiungono frequentemente i venti minuti e un sovraffollamento pericoloso già in tempi normali, figurarsi durante una pandemia. L'entrata in funzione dei nuovi treni slitta da mesi e probabilmente a settembre i convogli rimarranno quelli attuali. L'anno passato per ovviare a questo problema si era fatto ricorso alla possibilità di scaglionare gli orari, senza rendersi conto del grande disagio che si è creato a numerosissime famiglie e agli stessi studenti, sottoposti a una routine tutta nuova e ancora più pressante, soprattutto per chi, come me, la cui scuola ha adottato la settimana breve.

Questi sono solo alcuni dei problemi strettamente tecnici; altri sarebbero quelli relativi ad esempio alla quarantena dei docenti e delle classi, al tracciamento, all'assunzione di cibo in classe, purtroppo non sono minori gli aspetti critici sul piano scolastico.

Poche settimane addietro sono state rese pubbliche le date della maturità 2022: io affronterò la maturità a giugno e non posso mancare di far notare i numerosi punti deboli di quest'ultima. Parto dal punto più grave: come si può chiedere ad un ragazzo che per due anni – quelli del triennio – ha vissuto la scuola prioritariamente in digitale, senza poter prendere confidenza con gli scritti, di affrontare le prove scritte? Forse non ci si rende conto della parte di preparazione, oltre che di programma, persa in questo biennio. È difficile spiegare il seguente dato senza pensare che sia frutto di un'opera di propaganda politica:

  • Anno scolastico 2019-2020: anni di preparazione in presenza alla maturità due (ultimo anno in dad) – no prove scritte
  • Anno scolastico 2020-2021: anni di preparazione in presenza alla maturità uno (secondo e ultimo anno in dad) – no prove scritte
  • Anno scolastico 2021-2022: anni di preparazione alla maturità uno (primi due anni in dad) – prove scritte

Appare quantomeno improbabile riuscire a recuperare i programmi persi in un anno – per giunta l'ultimo – e allo stesso tempo prepararsi in maniera lampo a delle prove con cui fino ad ora non si ha avuto modo di approcciare. La situazione è facilmente esemplificabile con la mia esperienza personale: come detto io sono uno studente del classico con specializzazione in francese, ciò significa che oltre allo scritto di italiano, sosterrò la prova comparata di latino e greco, la prova scritta di francese e la prova scritta di storia in francese: a causa della pandemia e della didattica a distanza la mia classe, come molte, ha potuto tradurre poco e non ha idea di quella che sarà la prova finale e non ha avuto modo di studiare le prove in lingua francese, importanti per conseguire il diploma francese. È scoraggiante per uno studente che già ha vissuto due anni difficile, cominciare l'ultimo anno con la prospettiva di partire, in vista dell'esame, con un deficit di due anni.

Il problema è chiaramente didattico e riguarda anche i docenti che si ritrovano in una situazione indubbiamente difficile, portati a scegliere tra il recupero e la prosecuzione del programma, o lo studio delle nuove prove, danneggiando in entrambi i casi noi studenti. Inoltre, non va dimenticata neppure la scarsezza di personale docente: alcune classi inizieranno l'anno scolastico scoperte in alcune discipline cardine. Come si può affrontare una maturità completa in questa situazione? Sarebbe più giusto concludere questo triennio particolare con un esame proporzionato alle difficoltà incontrate, ed iniziare, già da ora, a pensare all'anno seguente, quando, si spera, la situazione si sarà quasi definitivamente calmata.

La realtà che appare evidente a noi studenti è che il Governo, e la politica tutta, dopo aver lasciato la scuola per anni all'ultimo posto, voglia strumentalizzarla per testimoniare un ritorno alla normalità che, nei fatti, ad oggi è impossibile. Io, come studente, non mi sento e non voglio essere la bandierina sventolata dal Governo per poter dire "Ce l'abbiamo fatta", quando nella realtà non è così. Dietro un esame c'è un lungo percorso scolastico che ha visto numerose esperienze di vita, amicizie, competenze, sacrifici, gratificazioni, vittorie e sconfitte: tutto questo non può e non deve essere sacrificato all'altare del ritorno alla normalità, perché, per uno studente, sarebbe tutto fuorché normale.

La speranza è che chi di dovere, invece di impuntarsi alla ricerca di soluzione ambigue o quanto meno fantasiose, possa testare con mano la realtà della scuola e rendersi conto dei numerosi problemi, e possa mettere da parte le questioni di principio affrontando il nodo scuola nel merito e con cognizione di causa, nell'interesse di tutti.

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