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L’alligatore di Paestum non c’è, non è mai esistito: ricerche con droni ed esche tutte negative

Dalla foto allarmante inviata da una fonte, fino alle ricerche con droni ed esche: 24 ore di apprensione a Capaccio-Paestum. Ma dell’alligatore, nessuna traccia.
A cura di Carmine Benincasa
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Le ricerche con le esche / foto C. Benincasa
Le ricerche con le esche / foto C. Benincasa

Il coccodrillo dove sta? Non c'è nessuno che lo sa. Ma con ogni probabilità, non c'è mai stato. Si sta sgonfiando in queste ore la notizia più discussa dall'intera cittadinanza di Paestum (Salerno), arrivata ad avere una  ribalta nazionale: la (presunta) presenza di un alligatore nelle acque di un canale consortile.

Tutto è iniziato con una foto. Una immagine, nemmeno troppo sgranata, ma una sola foto allarmante, tale da fare il giro e innescare una macchina dei soccorsi importante. Vigili Urbani, guardie zoofile, volontari del WWF e il nucleo operativo Noeeta si sono precipitati in zona, adiacente a un bar e a diverse abitazioni, per mettere in sicurezza l'area.

La risposta delle istituzioni è stata immediata. Il Wwf, sotto la guida del responsabile per il Cilento, Piernazario Antelmi, ha installato lungo gli argini delle esche composte da pezzi di carne bovina, nella speranza di attirare e catturare il rettile.

Parallelamente, il comandante della Polizia Municipale, Antonio Rinaldi, diramava un appello alla cautela, invitando la popolazione a tenersi a distanza dal luogo dell'avvistamento. Era intervenuta anche l'assessora regionale Fiorella Zabatta; erano stati disposti sopralluoghi anche con l'ausilio di droni. La pioggia battente delle ultime ore non ha facilitato le ricerche, ma il vero ostacolo si è rivelato essere la natura stessa della segnalazione.

La foto che aveva fatto scattare l’allarme
La foto che aveva fatto scattare l’allarme

A 24 ore dall'allarme, come ricostruito da Fanpage.it, i contorni della vicenda hanno assunto tinte grottesche.  L'allarme era scattato perché la foto proveniva da una fonte ritenuta inizialmente inattaccabile: un personaggio noto nella zona, un 70enne. Sulla carta era esclusa l'ipotesi della goliardata. Eppure, col passare delle ore e l'assenza di riscontri – le esche sono rimaste intatte – la credibilità della segnalazione è crollata anche perché la fonte non era l’autore dello scatto ma gli era stata inviata.

Lo stesso comandante della Municipale Rinaldi ha dovuto ammettere che quella che sembrava una prova certa è ora considerata «priva di attendibilità». Sul posto, la tensione iniziale ha lasciato spazio all'incredulità e all'ironia. I residenti storici e i gestori delle attività commerciali vicine al canale, inizialmente preoccupati, hanno visto trasformarsi l'emergenza in quelle che un tempo erano "chiacchiere da bar" e che oggi definiremmo meme virali. Dell’alligatore non v'è traccia, se non nelle battute e negli sfottò sui social.

A chiudere, si spera, la vicenda, sono arrivate le parole del sindaco di Capaccio Paestum, Gaetano Paolino. Intervistato sulla vicenda, il primo cittadino ha voluto tranquillizzare la comunità, pur mantenendo un profilo istituzionale di prudenza: «Possiamo dire ai cittadini di stare tranquilli ma con prudenza. A distanza di 24 ore, con tutti i controlli serrati che ci sono stati, possiamo tornare alla normalità». L'alligatore (o coccordillo, che dir si voglia) di Paestum, dunque, pare destinato a rimanere una leggenda metropolitana, una Lochness nostrana, nata forse da uno scherzo sfuggito di mano, che per un giorno intero ha trasformato i canali della Piana del Sele nelle paludi della Florida.

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