La verità di Giusy Giugliano, la bidella licenziata e arrestata per stalking alla preside di Caivano

La storia di Giuseppina Giugliano, raccontata da Fanpage, la collaboratrice scolastica tornata agli onori della cronaca a tre anni dal "suo" caso, ovvero il pendolarismo Napoli-Milano per lavoro, è oggi una vicenda processuale. Breve riassunto delle puntate precedenti: Giusy è stata licenziata dall'istituto scolastico di Caivano (Napoli) in cui prestava servizio e, cosa ancor più grave, ha conosciuto la detenzione in carcere e gli arresti domiciliari a causa di una denuncia per stalking e di reiterate violazioni di ordinanze restrittive.
Vittima dello stalking – presunto, poiché sulla vicenda pende giudizio di primo grado e il processo è alle fasi finali – è la dirigente scolastica più famosa d'Italia, quella Eugenia Carfora preside-coraggio della scuola "Morano" del Parco Verde di Caivano cui si ispira la fiction Rai "La Preside" con Luisa Ranieri. Una storia nella storia, insomma.
Giusy Giugliano, difesa dall'avvocato Corrado Coppola per la parte penale, è oggi uscita dal carcere dopo istanza al Tribunale del Riesame ed è ai domiciliari. Per la parte lavoristica, invece, è difesa dall'avvocato Veronica Ascolese.
La difesa della bidella finita nei guai
Ma qual è la difesa della ex pendolare oggi nel pieno di una vicenda giudiziaria a dir poco incredibile? Occorre ricostruire i fatti. Si parte dal suo addio a Milano, ovvero dal 2024. Torna in Campania, a Caivano per la precisione e inizia a lavorare. Tralasciando il contesto di lavoro riferito dalla donna, poiché non è oggetto della vicenda giudiziaria (che è invece il licenziamento dovuto a reiterata assenza non giustificata) quel che ha riferito la donna per difendersi è che nel periodo in cui operava come personale Ata (bidella) a Caivano, aveva la necessità di assistere lo zio, beneficiario della legge 104 – la norma che fornisce permessi lavorativi ai parenti di persone con disabilità grave (minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali) per l'assistenza.
Nessuno dei familiari stretti era in grado di occuparsi dello zio di Giusy, che – riferisce – si fida esclusivamente del proprio nucleo familiare e non accetta nemmeno l’assistenza di una badante. E così la donna ha dovuto farsi carico della situazione. Questo è quanto dice.
Dice che si mette in congedo parentale con la legge 104 e che le viene concesso, seppur con un certo ritardo. Successivamente – continua il racconto che è stato poi portato dinanzi ai giudici – Giusy ha iniziato ad avere problemi di salute, in particolare lombosciatalgie, dovute anche allo sforzo fisico necessario per assistere lo zio. Si è quindi messa in malattia.
Il caso del certificato di malattia
E qui, il colpo di scena. Il medico curante avrebbe redatto il certificato di malattia, ma non lo avrebbe trasmesso alla scuola tramite la piattaforma Inps. Giusy avrebbe comunque comunicato via mail alla scuola che avrebbe prolungato il periodo di malattia. Ma la procedura non è quella rituale: non essendo stato trasmesso il certificato, la Giugliano risulta assente ingiustificata. Questo problema – spiegano i legali – è emerso solo molto tempo dopo, precisamente a seguito dell'esito del giudizio di primo grado che ha confermato il licenziamento. La vicenda è stata quindi portata in appello. I giorni di assenza contestati sono stati in totale 17. La normativa prevede che dopo 3 giorni scatti il licenziamento.
Dalla perdita del lavoro, le cose precipitano e quella storia: le mail e i messaggi, la denuncia per stalking della preside Carfora e le violazioni delle ordinanze restrittive sono cosa nota. Lì il processo è in corso ed è quasi alle battute finali, si arriverà al giudizio entro primavera.