La metà della rete ferroviaria dell’Eav in Campania non ha migliorato nulla in sei anni, e in alcuni casi è peggiorata

Mentre la Regione Campania con una delibera cerca di raddrizzare ciò che va male da troppi anni, ormai è certo che viaggiare sui treni dell'Eav in Campania è come tirare i dadi: la qualità dell'attesa dipende dal binario in cui ci si trova. Analizzando le statistiche ufficiali sulle soppressioni e sui ritardi (superiori ai 15 minuti) dal 2020 all'inizio del 2026, la fotografia che ne esce è quella di una rete spaccata esattamente a metà.
Se da un lato ci sono linee letteralmente risorte dalle ceneri – a patto di spese importanti – dall'altro si consuma il dramma quotidiano dei pendolari della provincia, costretti a misurarsi con percentuali di ritardo fuori controllo. C'è solo una riga che accomuna le sorti di ogni viaggiatore: la nota a piè di pagina di tutti i bollettini mensili in cui l'azienda ribadisce che «gli indici di puntualità risentono delle limitazioni di velocità imposte da Ansfisa». Vale soprattutto per la Circumvesuviana, dove i limiti sono causati dal fatto che i tracciati passano per tanti passaggi a livello.
I problemi sono stati senza dubbio ridotti sulla linea della Circum tratta Napoli-Torre Annunziata-Sorrento vitale per il turismo e il pendolarismo costiero (anche se di recente c'è stata una figuraccia non da poco). Nel pieno dell'estate 2020, il quadro era apocalittico: a luglio, un disastroso 60,43% dei convogli viaggiava con oltre un quarto d'ora di ritardo. Oggi la situazione si è completamente ribaltata: a marzo 2026, i ritardi su questa stessa tratta si sono assottigliati al 4,01%. Simile percorso virtuoso si registra sul litorale flegreo. La linea Cumana ha limato le sue inefficienze, chiudendo mesi con meno dell'1% di corse in ritardo (come lo 0,29% ad agosto 2025 o lo 0,32% di gennaio 2026).
A fare da amaro contraltare a questi risultati dell'azienda guidata dal 2015 da Umberto de Gregorio (oggi sia presidente che direttore generale) ci sono i territori dell'entroterra, che sembrano scivolare inesorabilmente verso il collasso ferroviario. Sulla linea suburbana Napoli-Caserta-Piedimonte Matese, la cosiddetta Alifana, il degrado è matematico: se nel 2020 i ritardi si mantenevano ben al di sotto della soglia d'allarme del 5%, negli ultimi anni si è scavato il fondo. Si è passati a un 24,35% di treni fuori orario a dicembre 2023 per toccare ancora picchi del 21,60% ad agosto 2025.
Non se la passano meglio i passeggeri del circuito vesuviano interno. Le linee Circumvesuviana dirette a Sarno e Poggiomarino sono oggi il vero tallone d'Achille della rete: a fine 2025, rispettivamente il 17,65% e il 18,99% dei treni superava i quindici minuti di ritardo, con una situazione che, per la linea di Sarno, non ha accennato a migliorare neanche a inizio 2026 (17,57% a gennaio e 14,10% a marzo)
.
Il binario fantasma A suggellare questa cronaca a due velocità c'è il triste e immutabile caso della linea Napoli-Cancello-Benevento. Mese dopo mese, anno dopo anno, dal primo semestre del 2020 alla primavera del 2026, i report non dedicano nemmeno una percentuale a questa tratta, accompagnata sempre e solo dalla dicitura: «chiusa all'esercizio».