Una risonanza? Venga nel 2025: così in Campania il diritto alla salute è diventato un lusso

Viaggio nei servizi sanitari della Campania in cui per un esame importante si attende fino ad un anno per farle in una struttura pubblica. Ai centri privati però, il fondo della sanità convenzionata si esaurisce in pochi giorni e i cittadini devono pagare per intero.
A cura di Antonio Musella
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Nella recente puntata del podcast "Muschio Selvaggio" condotto da Fedez, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha parlato di una regione che lancia la sfida dell'efficienza a chiunque. Il governatore ci ha tenuto ad elogiare la piattaforma Sinfonia, il sistema digitale che permette, tra le altre cose, la prenotazione degli esami diagnostici e le visite specialistiche nelle strutture pubbliche ai cittadini della Campania.

Abbiamo voluto capire la sostanza della qualità del servizio sanitario in Campania a partire da quella che forse rappresenta la prima interfaccia che un cittadino ha con la sanità pubblica regionale: la prenotazione di una visita specialistica o di un esame diagnostico.

La realtà che abbiamo trovato ci racconta di uno scenario lontanissimo dai toni trionfalistici delle istituzioni: liste d'attesa lunghe oltre un anno, un fondo per la sanità convenzionata che si esaurisce in pochi giorni costringendo i cittadini a pagare per intero le prestazioni ai privati, un sistema che è già collassato ed in cui chi ha i soldi si cura e chi non li ha, semplicemente non si cura.

La realtà delle liste d'attesa: una risonanza magnetica solo nel 2025

Ma come funziona davvero la piattaforma Sinfonia di cui Vincenzo De Luca tesse le lodi? Il sistema è per lo più utile alle aziende fornitrici della Regione Campania, ma ha un livello di accessibilità sicuramente poco adatto ai cittadini. Per accedere alla piattaforma, e quindi poter, tra le altre cose, prenotare gli esami diagnostici e le visite specialistiche nelle strutture pubbliche, è necessario avere lo SPID, oppure in alternativa accedere attraverso delle password fornite dalla piattaforma del Ministero dell'Interno per i possessori di carta d'identità elettronica. Difficile immaginare un pensionato o una persona a medio-bassa scolarizzazione o livello di digitalizzazione, riuscire a compiere con disinvoltura quanto meno l'accesso alla piattaforma. Figuriamoci riuscire a fare una prenotazione.

"Tra i miei pazienti sono pochissimi quelli che usano la piattaforma digitale – ci racconta Mauro Romualdo, medico di base – serve lo SPID e le password e la maggior parte dei miei pazienti rinuncia e preferisce andare di persona al CUP". I Centri Unici per le Prenotazioni sono gli uffici delle strutture sanitarie pubbliche, distretti Asl e ospedali, dove è possibile prenotare gli esami o le visite specialistiche. Con le telecamere nascoste siamo andati al CUP dell'Ospedale Cardarelli, il più grande del Sud ed al II° Policlinico universitario di Napoli, due tra le strutture ospedaliere più importanti della Campania. Abbiamo provato a prenotare alcune visite e le risposte che abbiamo avuto sono lo specchio dei tempi di attesa che i cittadini devono sopportare.

Per una semplice ecografia dell'addome ci vogliono 4 mesi, data proposta 7 febbraio 2024, all'ospedale Cardarelli, per una colonoscopia al II° Policlinico ci vogliono 6 mesi, data proposta maggio 2024.

La risposta più incredibile l'abbiamo raccolta quando all'ospedale Cardarelli abbiamo provato a prenotare una risonanza magnetica. "Le prenotazioni per le risonanze magnetiche sono sospese – ci dice l'impiegato del CUP – perché eravamo arrivati a prenotare fino al 2025".

Per una risonanza magnetica oltre un anno di attesa. Si tratta di esami clinici particolarmente importanti e la rapidità, come tutte le procedure che riguardano la salute delle persone, è determinante per salvare una vita o arrivare troppo tardi davanti ad una patologia.

Se non puoi attendere tutto questo tempo puoi andare dai privati. Abbiamo provato a chiedere ad un centro convenzionato il costo di una colonoscopia. "Il prezzo base è di 250 euro – ci dice l'addetto, ripreso da una telecamera nascosta – ma a questo va aggiunto 70 euro per il primo prelievo di campione istologico e 30 euro per quelli successivi". Il risultato è che per avere una colonoscopia in tempi rapidi un cittadino deve pagare a partire da 350 euro in su.

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"Il fondo in convenzione termina in 10 giorni, bisogna pagare tutto"

La Federconsumatori ha avviato uno studio sulle liste d'attesa in tutte le regioni italiane e la situazione della Campania appare quanto mai drammatica. "Per gli esami considerati urgenti, per una chirurgia vascolare abbiamo un tempo di attesa massima di 130 giorni ed un rispetto dei tempi di attesa per le prestazioni brevi che arriva appena al 19% dei casi" ci spiega Carlo Spirito, avvocato di Federconsumatori della Campania:

"Per una colonoscopia il tempo di attesa massimo è di 318 giorni, ed il tempo medio di attesa è di 118 giorni, questi sono tutti dati dell'Asl Napoli 1 centro relativi al mese di settembre 2023 e si tratta solo di prestazioni urgenti, cioè quelle prescritte dal medico di base che vanno fatte con rapidità. I cittadini non possono che rivolgersi altrove, ai centri privati.

In Campania il fondo per la sanità convenzionata è mensile, mentre fino a qualche anno fa aveva una durata annuale.

Davanti a questo quadro non ci sono molte scelte. Spiega Mauro Romualdo:

 Nei primi 10 massimo 15 giorni del mese il fondo viene esaurito. Questo significa che le persone dovranno quindi pagarsi interamente le prestazioni.

Davanti a questo scenario alcuni pazienti in un mese devono decidere se magari pagare le bollette oppure farsi gli esami del sangue.

Abbiamo provato a raccogliere alcune testimonianze. Il signor Antonio Pelosi è un pensionato, è cardiopatico ed ha bisogno di esami periodici per tenere le patologie sotto controllo. "Per un elettrocardiogramma all'Ospedale Monaldi c'è un tempo di attesa di oltre un anno – ci racconta – io lo vado a fare al centro convenzionato, fino a quando ci sono i fondi. Recentemente ho dovuto fare una scintigrafia, dovevo pagare la prestazione per intero e per farla il centro privato mi ha chiesto 450 euro".

Dall'accessibilità ai servizi, passando per i tempi d'attesa fino ai costi da sostenere, lo scenario è davvero inquietante:

I pazienti non si rivolgono proprio più al pubblico, vanno direttamente dai privati, questo significa che anche noi medici di base dobbiamo fare le ricette in base alla disponibilità del fondo per la sanità convenzionata, altrimenti i pazienti non possono permettersi di pagare i costi.

In Campania, tra i pochi casi in Italia, le ricette dei medici di base valgono solo un mese, questo significa che ogni mese per ogni paziente che deve fare degli esami dobbiamo provare a fare un gioco di incastri tra i tempi della visita presso il medico di base e la data della visita da fare.

Se il paziente va al centro convenzionato ed il budget è terminato e non può pagare la prestazione intera, si arriverà alla scadenza della ricetta prima di arrivare al mese successivo in cui ripartirà la convenzione. Quindi il paziente dovrà nuovamente recarsi dal medico di base a fare la ricetta sperando di poter incastrare tutti i tempi. È come un tragico gioco dell'oca.

La visita al nuovo ospedale di Agropoli
La visita al nuovo ospedale di Agropoli

"Il tumore non aspetta e per noi gli esami sono un lusso"

Anche i pazienti con malattie gravi sono sottoposti alla stessa via Crucis. Manuela Dell'Unto ha combattuto per due volte contro il tumore, ora ha bisogno di esami continui per i prossimi 10 anni, come stabilisce la legge:

Vivo a Caserta e nell'ospedale della mia città non ci sono i macchinari tomografici, questo vuol dire che io di base devo sempre rivolgermi ad un privato convenzionato.

Solo che la convenzione dura pochissimo, io ho pagato 170 euro per una risonanza magnetica, conosco donne che hanno dovuto pagare 800 euro per una PET, un esame che si prescrive quando già si è coscienti della malattia quindi in un momento in cui la velocità è tutto.

Chi si ammala ha bisogno necessariamente dell'aiuto economico di parenti ed amici e spesso arriva ad indebitarsi. "Ci si indebita perché i costi sono così alti che nessuno può permettersi un lusso del genere – sottolinea Manuela – io ho scritto due volte al Presidente  Mattarella, l'articolo 32 della Costituzione dice non solo che la sanità è pubblica ma che noi malati siamo un bene per la collettività come esempio di forza". Manuela ha raccolto introno a sé altri malati oncologici con la stessa situazione promuovendo una petizione verso le istituzioni.

Si tratta dei malati con il codice di esenzione 048, che contrassegna i malati oncologici. Per loro fino a qualche anno fa le cure erano garantite sempre anche nel privato convenzionato. Dal 2022 però le cose sono cambiate ed anche per loro che rischiano la vita la sanità è diventata un lusso.

Immagine di repertorio
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La denuncia: "Si cura solo chi paga"

Il trionfalismo di certi annunci non può che fare a cazzotti con una realtà della sanità pubblica in Campania che ci consegna uno scenario terribile. "Si cura chi paga – spiega ancora Mauro Romualdo – purtroppo la maggior parte delle persone che non hanno grande disponibilità economica, semplicemente non si cura". Un quadro che porta sempre più persone che hanno le disponibilità economiche a stipulare assicurazioni sanitarie private.

Un fenomeno sempre più diffuso e che spesso riguarda anche alcune categorie di lavoratori, come i giornalisti ad esempio, che nel proprio contratto collettivo nazionale vedono riconosciuta una assicurazione sanitaria di base, così come anche altre categorie. Per gli altri la questione è semplice: chi ha i soldi si fa l'assicurazione privata, chi non ha i soldi non si cura.

"Questa realtà ci dice che non stiamo semplicemente davanti ad una inefficienza – conclude Carlo Spirito – qua siamo davanti ad una direzione precisa che la sanità pubblica sta prendendo e che non va nella direzione della tutela delle fasce deboli. Le persone non si curano perché non hanno i soldi per farlo".

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