Il video dei dragaggi a Bagnoli, dal mare escono gli idrocarburi, il commissario: “Sospendiamo tra 15 giorni, ma riprenderemo”
Dal fondo del mare di Bagnoli emergono gli idrocarburi durante i dragaggi. In diversi video ripresi dall'alto col drone si vedono le benne e le trivelle che dalle motonavi calano in acqua e i liquami scuri che emergono dai flutti. "Nessuna sorpresa – commenta a Fanpage.it il sub-commissario Filippo De Rossi – sta uscendo quello che sapevamo già ci fosse. Ma i lavori avvengono nella massima sicurezza e sotto il controllo delle autorità. La zona è confinata con le barriere protettive. Nessun inquinante esce fuori. Tra 15 giorni avremo una sospensione dei dragaggi per consentire il trasferimento dei team dell’America's Cup nelle loro basi che devono essere consegnate. Non appena si saranno sistemati, i dragaggi riprenderanno per completare l’area del bacino di calma".
La manifestazione dei comitati sabato 26
I comitati civici di Bagnoli, intanto, protestano contro le modalità della bonifica, in particolare dopo le immagini dei dragaggi circolate e per chiedere chiarimenti sulla presenza di fibre di amianto nell'aria riscontrata dall'Arpac, che ha precisato però che è sempre stata contenuta entro i limiti. Domani, sabato 26 settembre, i comitati hanno annunciato una manifestazione a Dazio alle ore 10. L'ex sindaco Luigi de Magistris, questa mattina ha pubblicato alcuni dei video dei dragaggi circolati in questi giorni con le riprese aeree, esprimendo preoccupazione per i possibili risvolti ambientali.
Il commissario De Rossi: "Da gennaio parte la bonifica del Parco"
Il sub commissario De Rossi, però, rassicura: "Adesso stiamo intervenendo sulla zona del bacino di calma. Questi interventi sono un'anticipazione del risanamento marino, che era previsto per il 2029, funzionali anche all'America's Cup. Spero entro la prima metà del 2027 la bonifica possa continuare. Entro il 31 dicembre prossimo dovremo presentare al Ministero dell'Ambiente la progettazione per proseguire la bonifica nella parte esterna al bacino di calma: sul litorale a sud e a nord nell’ambito della progettazione da sottoporre a valutazione VIA/VAS relativamente agli allestimenti finali, ovvero post America’s Cup, dell’area di colmata e dell’intero Waterfront. Da gennaio 2027 saranno operative le attività di bonifica delle aree a terra, compreso il grande parco urbano di Bagnoli previsto dal PRARU, quasi 200 ettari, durerà tre anni".
Secondo De Rossi, non ci sono rischi connessi ai dragaggi di contaminazione delle aree esterne a quella del bacino di calma, ossia l'area a ridosso della costa compresa tra i pontili e le scogliere dove stanno lavorando le motonavi. "Ci sono delle barriere protettive – spiega il docente universitario di Ingegneria – Tutti sanno che a Bagnoli la balneazione non è possibile perché il fondo del mare è inquinato. Il progetto di risanamento prevede prima la rimozione di questo fondale e poi il capping, la sigillatura. I dragaggi sono iniziati a marzo e finora non era emerso nulla. Nella prima decade di settembre, invece, sono usciti gli idrocarburi. La loro presenza fa sì che si formi una patina oleosa galleggiante sulla superficie del mare".
"Da settembre emersi idrocarburi, messe barriere assorbenti"
Il commissariato, però, spiega De Rossi, sarebbe intervenuto per tempo. "Proprio nella previsione che dovessero uscire materiali inquinanti durante gli scavi – spiega De Rossi – i dragaggi avvengono sempre in completo confinamento. Le barriere sono composte da panne che delimitano l'area di intervento e in parte da bubble screen, ossia un tubo posato sul fondale che emette dell’aria ad alta velocità che crea una barriera dinamica nei confronti dei materiali".
Cosa è stato cambiato quando sono venuti fuori gli idrocarburi? "Abbiamo messo delle panne assorbenti – precisa De Rossi – per cui assorbono questi materiali che, poi, dopo la caratterizzazione, diventano rifiuti classificati come di tipo normale o pericoloso, da conferire in siti idonei. Alcuni vanno in Belgio dove c'è una stazione di trattamento. La conferma che non fuoriesce nulla dall’area di dragaggio arriva dalle boe di misurazione e segnalazione che sono poste all’esterno del bacino di calma, all’altezza dei pontili e sotto Nisida. Questi controlli avvengono con continuità e nessuna boa ha segnalato macro esposizioni. Tutte queste attività sono svolte attraverso un protocollo che abbiamo fatto con le autorità preposte, sotto la sorveglianza dell’Arpac e dei carabinieri forestali, che sono al corrente di quello che accade e quando hanno fatto delle proposte che ci sono apparse migliorative, le abbiamo subito accolte.
Cosa c'è nelle vasche riprese nel video
Molti si sono chiesti cosa ci sia nelle vasche riprese dall'alto nei video. "Le vasche – spiega De Rossi – servono per caratterizzare questo materiale. I sedimenti devono rimanere per 24-48 ore all’aperto perché si devono seccare e poi sono coperti con dei teli. Quindi, vengono messi in ordine per essere conferiti verso il sito di deposito ambientale più idoneo. In tutti questi mesi, non si sono mai superati i livelli di guardia per i materiali inquinanti. Nel video sono senza teli, perché stavano maturando per la caratterizzazione".
Infine, in merito alla rilevazione di tracce di fibre di amianto nell'aria, il sub commissario conclude: "La speciazione dell'Arpac, cioè l’individuazione delle frazioni presenti nell’aria, è iniziata da circa un anno nell'aria della colmata. In tutto questo periodo in un solo giorno, il 18 giugno, è stato trovato un po’ di amianto in una quantità di 1,67, quando il limite massimo è 10. Una quantità sei volte più bassa del limite".
I dubbi di comitati e geologi
Ma comitati, residenti e associazioni civiche chiedono maggiore chiarezza. "È evidente ad occhio nudo che il dragaggio stia smuovendo gli inquinanti dai fondali – commenta il geologo Diego Civitillo, ex presidente della X Municipalità – Anche la scogliera si è scurita. Inizialmente era stato assicurato che le benne usate sarebbero state a chiusura ermetica, senza fuoriuscita di inquinanti. Gli enti di controllo dovrebbero dirci se qualcosa di quei materiali si va a disperdere in altre aree. Chiediamo alla Procura di indagare sulle eventuali discrepanze tra l'ipotesi progettuale e quanto sta avvenendo. Ci chiediamo poi quanto restino quei materiali nelle vasche di decantazione e quante navi sono partite per il Belgio, oltre alla prima annunciata".
Per il geologo Lamberto Lamberti, "a Bagnoli abbiamo avuto oltre 60 sforamenti per le polveri sottili da quando sono iniziati i lavori. Perché nessuno interviene? Chiediamo inoltre maggiori controlli sui materiali stoccati nelle vasche. I sedimenti dovrebbero rimanere solo per poco tempo, inoltre nei video si vedono molti cumuli non coperti da teli. Non è da sottovalutare, inoltre, il rischio che gli idrocarburi possano mescolarsi con cloro e stagno che provengono dal sottosuolo, innescando pericolose reazioni chimiche".