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È morto Raffaele Cutolo

Il primo omicidio di Cutolo: Mario Viscito ucciso nel 1963 durante una rissa, non per difendere la sorella Rosetta

Mario Viscito è la prima vittima di Raffaele Cutolo: la carriera criminale del superboss di Ottaviano inizia con l’uccisione di un innocente che fa da paciere in una rissa.
A cura di Nico Falco
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Raffaele Cutolo e la sua prima vittima, Mario Viscito
Raffaele Cutolo e la sua prima vittima, Mario Viscito
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Nell'immaginario collettivo, quando si pensa agli inizi della carriera criminale di Raffaele Cutolo, la leggenda si mischia alla cronaca. Anzi, la sovrasta. La ricostruzione è quella che compare nel film "Il Camorrista" di Giuseppe Tornatore: il futuro super boss della Nco, la Nuova Camorra Organizzata, avrebbe ucciso un uomo che aveva appena molestato la sorella. Ma la realtà è molto diversa: Mario Viscito, la prima vittima del "Professore", era innocente. E la sorella Rosetta Cutolo, in questa storia, non c'entra nulla.

È un equivoco, terribile, che nasce proprio dal film del 1986. Che è ispirato alla figura di Cutolo, a quell'epoca già principale boss della malavita organizzata italiana, ma non è una biografia. Tant'è che, seppur i riferimenti siano molteplici, i nomi reali non vengono mai fatti. L'episodio del primo omicidio, scritto probabilmente per costruire una figura "romantica" del protagonista, ha avuto ripercussioni catastrofiche: per migliaia di "estimatori" di Cutolo, che si fermano al film e non alla vera e sanguinaria storia, costellata da vittime innocenti, quel primo omicidio viene concepito come qualcosa di "giusto".

La scena del film è famosissima: il protagonista (il cui nome non viene mai fatto) e Ciro Perrella (probabilmente ispirato al suo luogotenente Vincenzo Casillo) stanno spingendo l'automobile rimasta in panne, con loro c'è anche Rosaria (ispirata a Rosetta); alcuni ragazzi si propongono di aiutare ma uno di loro molesta la ragazza, scatenando la reazione del futuro "Professore", che lo uccide sbattendogli più volte la testa contro la vettura.

Le cronache dell'epoca raccontano una storia totalmente diversa. È il 24 febbraio 1963, sono le 14.30 circa quando Cutolo, che all'epoca ha 22 anni ed è un piccolo criminale, "noleggiatore abusivo di auto", fa una manovra azzardata a bordo della sua Fiat 1100 e rischia di investire una ragazzina, Nunzia Arpaia, che di riflesso lo insulta. Parte un litigio che poi degenera in rissa con il fratello della giovanissima e alcuni suoi amici. Ed è quello che si trova davanti Mario Viscito, muratore di 33 anni, che sta tornando a casa insieme al cognato, Salvatore Moccia, dopo una giornata di lavoro.

Viscito cerca di fare da paciere, di separare i ragazzi che si stanno azzuffando e si trova sulla traiettoria dei proiettili di Cutolo: otto colpi. Il 33enne muore durante il trasporto all'ospedale Loreto Mare, lasciando la moglie, Nunzia Moccia, e tre figli piccoli, Antonio, Gerardo e Anna. Per quell'omicidio, poi definito dal futuro boss "legittima difesa", Cutolo è stato condannato in primo grado all'ergastolo, in appello la pena è stata ridotta a 24 anni di reclusione per l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi. La vedova di Viscito ha raccontato che, anni dopo, durante la latitanza, Cutolo è andato da lei e le ha offerto tre milioni di lire. Ma lei, pur avendo bisogno di soldi per crescere i tre figli, ha risposto: "Il sangue di mio marito non lo vendo".

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