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Il pescivendolo tiktoker vivo perché il killer è scivolato, l’agguato per una presunta relazione

Il ristoratore Luca Di Stefano era stato ferito a un dito nella sua pescheria “Il Sole di Notte” di Sant’Antimo (Napoli); la Polizia ha arrestato tre persone, legate al gruppo Orefice di Frattamaggiore.
A cura di Nico Falco
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Il killer che ha fatto irruzione nella ristopescheria di Luca Di Stefano, il pescivendolo tiktoker titolare di "Il Sole di Notte" di Sant'Antimo (Napoli), aveva intenzione di uccidere. Ne sono convinti gli inquirenti che, nell'ordinanza a carico di 3 persone, identificate come mandante ed esecutori, scrivono che l'uomo è ancora vivo per una serie di circostanze: è riuscito a farsi scudo con alcuni tavolini, il sicario è scivolato perdendo la mira e in quei momenti è passata un'automobile con sirena accesa nelle vicinanze che ha messo il criminale in allarme.

Agguato al titkoker Luca Di Stefano, 3 arresti

L'ordinanza è stata eseguita oggi dalla Polizia di Stato, al termine di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Destinatari sono Luigi Orefice, già finito in manette alcuni giorni fa, Michele Orefice, già detenuto e ritenuto a capo dell'articolazione di Francesco Pezzella "pane ‘e grano", boss di Frattamaggiore, e Pietro D'Angelo, ritenuto inquadrato nel gruppo Orefice e identificato dagli investigatori come esecutore materiale. Il raid risale alle 23 circa del 13 maggio scorso, contro Di Stefano vennero esplosi due proiettili: uno andò a vuoto, l'altro lo ferì a un dito.

Il mandante sarebbe stato Michele Orefice, con l'intenzione di punire Di Stefano per una presunta relazione sentimentale: era convinto che avesse riallacciato i rapporti con una sua ex fidanzata che era poi diventata l'amante del boss. L'incarico sarebbe stato affidato al figlio, Luigi Orefice, che l'avrebbe pianificato e messo in pratica insieme a Pietro D'Angelo.

Il killer scivolato durante l'agguato

Le fasi di quel raid sono state in parte ricostruite con le telecamere di sorveglianza. Al momento dell'irruzione, rileva il gip, il killer, con volto coperto da passamontagna e arma in pugno, ha urlato ai clienti di uscire e di chiudersi la porta alle spalle. Poi è andato verso le cucine, dove sapeva che avrebbe trovato Di Stefano. Che, vedendolo arrivare, ha cercato riparo entrando in cucina e tirando verso di sé alcuni tavolini, in modo da rallentare il sicario.

In quei momenti il criminale scivola, spara il primo colpo, si regge ai tavolini, spara il secondo, scivola di nuovo. E sente la sirena in lontananza che lo mette in allarme e lo induce a scappare.

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