Il 4 ottobre la Chiesa ricorda San Francesco di Assisi. A Napoli due chiese a lui dedicate

San Francesco, detto il Poverello di Assisi, è uno dei santi più conosciuti in Italia e nel mondo. Nato da una famiglia nobile rinunciò a tutti i suoi averi per evangelizzare e servire i poveri e i lebbrosi. Napoli lo celebra in due luoghi di culto, uno al Vomero e uno a Mergellina.
A cura di Redazione Napoli

San Francesco è uno dei santi più conosciuti e venerati in Italia e nel mondo, vissuto nel Medioevo e già in vita fu considerato santo. Nacque a Assisi nel 1182 da una famiglia nobile e rinunciando a agi e ricchezze, illuminato dalla grazia di Dio cominciò a predicare il Vangelo. A Napoli ci sono due chiese che ricordano Francesco Di Assisi, al Vomero   e a Mergellina. La Chiesa di San Francesco d'Assisi al Vomero è in stile neoromanico, quella di Mergellina è stilisticamente molto diversa ed è datata 1879.

Francesco nacque in una famiglia benestante di Assisi nel 1182, il padre Pietro di Bernardone era un facoltoso mercante di stoffe e la madre Giovanna detta la Pica era una nobildonna originaria della Provenza. Come tutti i ricchi del suo tempo visse tra gli agi e i privilegi imperiali concessi dal governatore della città. Francesco si dimostrò un abile commerciante e il padre era convinto che il giovane avrebbe portato avanti con successo la loro attività. Francesco era un tipo estroso e elegante, non molto alto e con gli occhi intelligenti, che viveva spensierato del denaro di famiglia. Prese parte alla guerra tra Assisi e Perugia e fu in quel periodo che cominciò a percepire dei segni che lo avviarono alla conversione. Fatto prigioniero rimase in carcere per un anno durante il quale soffrì molto e si ammalò. In seguito al pagamento di un ingente riscatto poté tornare a casa, dove ricevette le amorevoli cure dalla madre. Ma da quel momento non fu più lo stesso:  gli agi e le possibilità che potava offrirgli la sua famiglia non gli interessavano più, e nemmeno la vita spensierata con gli amici.

Tentò di arruolarsi nuovamente, questa volta nella cavalleria del conte Gualtiero di Brenne, che in Puglia combatteva per il Papa, ma una volta arrivato a Spoleto fu colpito da uno strano malessere e la notte fece un sogno rivelatore: una voce lo esortava a "servire il padrone invece che il servo" e dunque decise di tornare a Assisi. Lasciò tutto per dedicarsi alla meditazione e alla carità, sentendo forte il desiderio di servire Dio. Ma non sapendo come poterlo fare decise di andare in pellegrinaggio a Roma, ma tornò a casa deluso e continuò le sue opere di carità e di sostegno ai poveri e ai lebbrosi. Fu nell'ottobre del 1205 che Dio gli parlò nuovamente. San Francesco era in preghiera nella chiesa San Damiano davanti al crocifisso bizantino quando per tre volte una voce proferì "Francesco va' e ripara la mia chiesa". Inizialmente il ragazzo fraintese, pensò che il suo compito fosse quello di ristrutturare l'edificio campestre. Solo dopo intese che il impegno doveva essere ben più profondo, rinnovare la Chiesa di Dio.

Per un periodo si trasferì dai benedettini ma anche se i rapporti con i monaci erano buoni decise di riprendere la sua vita da "araldo", vestì gli abiti di penitente e cominciò a girare per le strade di Assisi, pregando e servendo i poveri, curando i lebbrosi e ricostruendo le chiese di San Damiano, San Pietro alla Spira e la Porziuncola. Spogliatosi di tutti i suoi averi e rinunciando a tutti i beni della sua famiglia, tanto da essere definito "il poverello di Assisi" diede il via alla sua missione predicando il Vangelo. Con il suo esempio attirò in poco tempo molti giovani, che divennero suoi inseparabili discepoli che formarono una sorta di fraternità e dove Francesco erudì i compagni del suo carisma con la preghiera e l'aiuto al prossimo e ai bisognosi. Il vescovo Guido gli consigliò di chiedere a Papa Innocenzo III l'approvazione della regola del Nuovo Ordine dei Frati Minori.

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