I terremotati di Pozzuoli pronti ad andare a Roma per protestare contro il governo di Giorgia Meloni
Le crepe nei palazzi ormai vuoti, i capannelli su via Napoli sul lungomare "Sandro Pertini", le tende della Protezione Civile qui e lì, senza nulla sotto, gli striscioni sui ponti, sui cavalcavia e sui cancelli dei parchi residenziali, si presenta così Pozzuoli ad oltre un mese dal terremoto del 31 luglio, il più pesante dall'inizio della crisi bradisismica, quello che ha prodotto più danni. L'ultimo bollettino del Comune di Pozzuoli, diffuso il 4 settembre, ci racconta che gli sfollati sono 4.434, per 1.979 nuclei familiari, di questi 3.436 hanno chiesto il contributo di autonoma sistemazione, per trovare un alloggio alternativo momentaneo, 114 persone sono ospitate negli alberghi 44 vivono al palazzetto dello sport di Pozzuoli, mentre in 840 non hanno chiesto aiuto al Comune.
Un quadro che deve tener conto del fatto che siamo ad agosto, un mese di ferie, per chi può, ma anche un mese dove potrebbe essere più semplice trovare ospitalità. Alla fine del mese in corso la situazione potrebbe essere ancora più pesante. Numeri che inquietano, contando che stiamo parlando di uno dei più grandi Comuni della Campania alle porte di Napoli. Non ci sono tende, non ci sono container o casette di legno, ed è questo l'elemento di maggiore contrasto tra i terremotati, che da circa un mese si stanno organizzando con assemblee, presidi e manifestazioni, e le istituzioni locali ed il governo centrale.
Si è scelto di non dichiarare lo Stato d'emergenza, ma di procedere con la legge speciale, che andrà rifinanziata di volta in volta. Si è scelto soprattutto di non procedere a soluzioni temporanei, nonostante il numero di sfollati sia così alto. Tra gli sfollati la rabbia monta ad ondate, alternandosi con la disperazione di dover affrontare una vita da terremotati per un tempo che si preannuncia lungo. Una disperazione che parte dal senso di abbandono da parte del governo.
Tra gli sfollati: "Non era meglio che facevano le tende?"
Nella zona del lungomare c'è anche chi dorme davanti al mare, sulle sedie, sotto i gazebo della Protezione Civile. E' una delle zone più colpite, a pochi metri c'è la frana di via Gerolomini, con il costone di montagna che è venuto giù travolgendo il cortile di un palazzo, distruggendo le auto e risparmiando miracolosamente l'edificio residenziale. Due blocchi stradali notturni nelle ultime settimane, per chiedere l'installazione delle tende per ospitare gli sfollati, mentre nella serata del 6 settembre sono stati incendiati dei cassonetti dei rifiuti nei pressi del palazzetto dello sport che ospita alcuni sfollati. E' qui che si danno appuntamento i terremotati per decidere le prossime mosse, dopo i tafferugli sotto la Prefettura del 1 settembre. "Io vivevo qui, a Corso Umberto I – ci dice Vincenzo Affinito – la mia cosa è danneggiata e mi hanno dato lo sgombero. Oltre alla casa io ho perso anche il lavoro, lavoravo nell'edilizia, stavo bene, lavoravo anche fuori". Ora vive al Pala Trincone, dall'altro lato della città: "Dormo lì, ma la mattina scendo qui giù, non è possibile vivere in un posto chiuso tutto il giorno" ci dice. I contributi di autonoma sistemazione arrivano, ma sono insufficienti a fronte di un mercato degli affitti completamente impazzito. "E' un sistema che non funziona – ci spiega Andrea Ponticelli, del comitato "Pozzuoli esiste ancora" – il libero mercato ha fatto partire una speculazione enorme. I prezzi sono aumentati sia a Pozzuoli che nei Comuni limitrofi. Il punto centrale in merito allo scontro con il governo è proprio su questo, governo ed enti locali non vogliono andare oltre il contributo di autonoma sistemazione, noi chiediamo case provvisorie, tende, container o case di legno. Ed è questo ciò che sta facendo montare la rabbia".
Alla conta dei danni, non si può certo parlare di situazione momentanea, gli sfollati resteranno fuori dalle loro case per anni, non certo per mesi e la tenuta del sistema che prevede il sostegno economico per pagarsi l'affitto altrove ha una tenuta molto dubbia. "Ma non era meglio che ci facevano le case?" commenta il signor Affinito. "Ci mettevano nelle tende per questo tempo, che sarà almeno di due o tre anni, intanto ci facevano le case e poi ce le davano".
Scuola, lavoro e la complessità della vita di tutti i giorni
Intanto il 15 settembre riapriranno le scuole. "Tante faranno i doppi turni perché non sono completamente agibili, per altri invece bisognerà ripensare tutti gli spostamenti perché intanto si sono sistemati lontano da Pozzuoli, questo è il risultato di chi ha pensato che il libero mercato potesse regolare la sistemazione degli sfollati" ci dice Andrea Ponticelli. Il 14 settembre riprenderanno le corse della Cumana, ma a binario unico, quindi con un treno ogni mezz'ora. Alle fermate degli autobus, dove attualmente passano i minibus del servizio sostitutivo, le code sono presenti a qualsiasi ora, troppo grande l'utenza di Pozzuoli per pensare di poter ovviare in questo modo. I danni alla linea ferroviaria in parte erano antecedenti alla scossa del 31 luglio, ed in parte il sisma di un mese fa ha aggravato la situazione. Ma è la ripresa della scuola ed il ritorno al lavoro che angosciano principalmente gli sfollati. La signora Antonella Giustiniani abitava in via Celle, la sua casa è stata dichiarata inagibile. "Io mi sono trasferita per un mese in Abruzzo, perché i miei figli erano terrorizzati dopo la scossa del 31 luglio. Poi al ritorno una cara amica, che ha una casa a Baia che solitamente è in affitto, mi ha permesso di appoggiarsi a casa sua, ma quando arriverà un affittuario dovrò capire come fare" ci racconta.
Nella sua storia ci sono le difficoltà dei figli, che dimostrano come questa situazione segnerà inevitabilmente le vite anche dei giovani. "Mio figlio fa l'università, va ad ingegneria, ci arriverà senza un vero e proprio sistema di trasporti, perché qua non c'è metropolitana e non c'è cumana. Mia figlia invece va al quarto anno delle superiori, i tempi di spostamenti da dove siamo oggi sono tutti da inventare. Inoltre noi siamo accampati nella casa in cui abbiamo trovato ospitalità, questi ragazzi non hanno uno spazio per lo studio, non hanno i loro libri, ma il diritto allo studio è un diritto? Così come il diritto alla casa, noi in Italia invochiamo la Costituzione solo ad uso e consumo personale" sottolinea. Anche per chi ha trovato una sistemazione, la situazione potrebbe cambiare nel corso dei mesi, e potrebbe essere necessario uno spostamento in altre abitazioni, magari ancora più lontano dalle scuole di frequenza. E poi ci sono quelli che una sistemazione non l'hanno trovata nonostante il contributo di autonoma sistemazione.
"La Meloni ci ha ignorato, dovevano venire qui"
Intanto nelle assemblee che si svolgono a Pozzuoli, gli sfollati programmano di andare a Roma per manifestare, dopo le mobilitazioni che ci sono già state a Pozzuoli ed a Napoli. L'obiettivo è il governo, ed è contro Giorgia Meloni che si concentra la rabbia dei terremotati. "Le Meloni dov'è? Non ha detto una parola, è andata a Policoro per il maltempo, ed anche in altre zona, ma qui non solo non è venuta ma non ha prestato la minima attenzione. Questa è indifferenza" ci dice la signora Antonella. "Dovevano venire qua, noi li abbiamo votati, e dove sono?". E' il commento amaro. La mobilitazione aiuta anche a non cedere alla disperazione, sebbene l'esercizio sia ostico per le condizioni di precarietà in cui vivono i terremotati. "Da subito abbiamo pensato che l'obiettivo principale era il governo, per questo ci stiamo organizzando per andare a Roma" ci dice Andrea Ponticelli. Sul tavolo c'è la richiesta di tende e case provvisorie, oltre ad un potenziamento dei trasporti ed un intervento per calmierare il mercato immobiliare in preda alla speculazione. Il tempo, questo appare certo, non sarà affatto breve. "Io ho già pagato un ingegnere, ho fatto le perizie, ho commissionato lavori che pagherò di tasca mia – ci dice la signora Giustiniani – ma sono interventi tampone, per poter accedere ad una messa in sicurezza antisismica un palazzo ha bisogno di un investimento di 350 mila – 400 mila euro. E chi ce li da? Noi non abbiamo proprio la possibilità. Non hanno voluto fare lo stato d'emergenza, ora lo chiamassero come vogliono, anche "legge Paperino", ma ci devono aiutare, abbiamo bisogno di aiuto per tornare a casa nostra".