I Casalesi investivano nel turismo: blitz contro gli eredi di “Peppe ‘o Padrino”, 22 arresti e sequestri per 2 milioni

Coi soldi dello spaccio di sostanze stupefacenti si erano costruiti un giro di affari milionario: bar, gelaterie, sale scommesse, anche uno stabilimento balneare. Tutto riconducibile agli eredi di Giuseppe Russo, alias "Peppe ‘o Padrino", uno dei fedelissimi Francesco "Sandokan" Schiavone, detenuto dal 2004 e sottoposto al regime del 41-bis. Ricostruzione dell'Antimafia, che ha portato al blitz scattato alle prime ore di oggi, 7 luglio, tra le province di Caserta e Napoli: 22 misure cautelari, sequestro per 14 aziende per un valore di due milioni di euro, 200 uomini in campo.
La fazione della mafia casalese, è emerso dall'inchiesta coordinata dalla Dda partenopea (procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Michele Del Prete) e affidata al Centro Operativo DIA di Napoli, aveva scelto il settore del turismo e ricreativo per investire i capitali. Ripulirli e, al tempo stesso, farli fruttare in modo apparentemente legale. E aveva investito nella provincia di Caserta, tra Aversa, Castel Volturno e Casal di Principe, ma una attività è stata scovata anche in provincia di Napoli. Dalle indagini sono inoltre stati ricostruiti due livelli di crimine: oltre a quello imprenditoriale continuava ad esserci anche quello tradizionale, con le estorsioni imposte con l'utilizzo di squadre di pestaggio, che potevano agire anche quando non venivano pagati debiti di gioco oppure se qualcuno veniva ritenuto colpevole di avere leso l'onore della famiglia. Inoltre è emerso che i discendenti di Giuseppe Russo mantenevano i rapporti comunicativi tra i vertici del clan, nonostante questi ultimi fossero detenuti al 41-bis, e i vari affiliati ancora a piede libero.
L'ordinanza è stata emessa dal gip di Napoli, su richiesta della Dda; per 11 dei 22 destinatari è stato disposto il carcere. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico (relativamente alla fazione Russo-Schiavone dei Casalesi, attiva a Castel Volturno), di intestazione fittizia di beni, di riciclaggio, autoriciclaggio, estorsione e attività di installazione e sfruttamento economico di apparecchi da gioco d'azzardo vietati, con l'aggravante di aver agito per agevolare il clan. Ad alcuni degli indagati viene inoltre contestato di avere fatto parte di un'associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Contestualmente all'esecuzione delle misure cautelari la Dia ha eseguito numerosi sequestri di auto di lusso, conti correnti e somme di denaro in contanti.