Pedro Sánchez lo ha detto senza ambiguità nel bilancio del suo governo: non si può più separare l'emergenza climatica dalla fragilità economica e sociale. Sono la stessa crisi. E ha chiesto un patto di Stato , non un'ordinanza: un patto. In Italia, di fronte a una generazione che vive esattamente questa stessa morsa, il governo Meloni non ha nemmeno aperto la discussione. E il divario si scarica, come sempre, doppiamente sul Sud.
I nostri adolescenti, al Sud più che altrove, vivono oggi in una morsa a tre punte, mentre la politica nazionale guarda altrove. C'è il caldo: le città meridionali sono tra le più esposte alle ondate di calore in Europa, eppure i fondi per la rigenerazione urbana, per il verde pubblico, per gli spazi climatizzati gratuiti restano concentrati altrove, o bloccati in una burocrazia che il Sud non può permettersi. Un Governo che non ha un piano nazionale contro la povertà climatica dei minori è un Governo che ha scelto di non vedere chi vive a Barra, a Scampia, nelle periferie di Palermo o di Bari.
C'è l'anaffettività: la dispersione scolastica, i presidi socio-educativi, il tempo pieno, tutte leve che al Sud mancano strutturalmente, mentre i fondi per il contrasto alla povertà educativa minorile vengono tagliati o rallentati proprio nei territori dove servirebbero di più.
Un ragazzo di Napoli ha, in media, meno adulti di riferimento fuori famiglia di un coetaneo del Nord. Non è destino, è una scelta di bilancio ripetuta ogni anno. E c'è quanto L'Espresso ha portato in copertina questa settimana con «Magri per forza»: un'ossessione per il corpo magro che dilaga tra i più giovani in tutto il Paese, ma che al Sud si somma a servizi sociosanitari già sotto organico, a liste d'attesa per la salute mentale che nelle regioni meridionali sono tra le più lunghe d'Italia.
Non sono tre emergenze separate: sono la stessa generazione, esposta agli stessi rischi, doppiamente colpita perché è meridionale. E questo Governo, che non ha un piano né per il clima né per il Mezzogiorno né per la salute mentale dei più giovani, sta scegliendo, con ogni manovra, con ogni taglio ai fondi di coesione, con ogni proroga mancata al contrasto alla povertà educativa, di lasciare soli proprio i ragazzi che avrebbero più bisogno di essere accompagnati.
Per questo è necessario, un patto nazionale per gli adolescenti del Sud: non un bando, non una tantum, ma un investimento strutturale che tenga insieme clima, comunità educante e salute mentale. Perché la destra al governo continua a raccontare il Sud come un problema da contenere, mentre la sinistra ha l’obbligo di guardarlo per quello che è davvero: la parte del Paese che ha più futuro da difendere, e meno strumenti per farlo.