Fermata al metal detector della Motorizzazione di Napoli per il metallo nella schiena: esame della patente saltato

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Sveglia all'alba, il viaggio a Napoli ancora col buio, la classica agitazione dell'esame. Camilla ha 20 anni, studia Giurisprudenza al secondo anno e quella mattina deve sostenere la prova teorica per la patente di guida categoria B alla Motorizzazione di Napoli. Non la sosterrà. La fermano sulla soglia dell'aula, davanti a un metal detector, e da lì non si muoverà più. Nella schiena di Camilla c'è del metallo: titanio e altri elementi. È il segno di un intervento per la scoliosi, un'operazione di cui porta ancora il segno evidente: una lunga cicatrice lungo la colonna.
Prima dell'esame, racconta nella lettera inviata a Fanpage.it, l'addetta dell'autoscuola che aveva curato la prenotazione le aveva consigliato di non indossare metalli, per via del controllo all'ingresso delle aule. Camilla aveva segnalato il problema: non un orecchino o una fibbia, ma un intervento importante alla schiena.
La rassicurazione era arrivata. Quei metalli, le era stato detto, non avrebbero suonato né creato problemi. La mattina dell'esame la realtà è un'altra. Le due addette ai controlli della Motorizzazione le impediscono di entrare. Perché tanta attenzione sulla presenza di oggetti metallici? È evidente che i controlli così minuziosi, al limite dell'eccessivo, nascono a causa del rischio truffe con auricolari durante gli esami di teoria.
Camilla prova a spiegare, mostra ciò che le ha lasciato l'intervento. «Non è valso a nulla mostrare la cicatrice», spiega telefonicamente a Fanpage la studentessa sorrentina, indignata. Al posto dell'esame, le viene consegnato un file: un certificato da scaricare e da far firmare al medico di base, un documento di cui, sostiene la studentessa, nemmeno la sua autoscuola aveva alcuna conoscenza e poi istruzioni per posta certificata, attesa di risposta, insomma: burocrazia al cento percento.
Il risultato è una giornata persa e un esame mancato, senza nemmeno provarci. Giorni sottratti allo studio universitario in pieno periodo di sessione, un viaggio all'alba da Sorrento a Napoli rivelatosi inutile, i quiz per la patente rinviati a data da destinarsi per un certificato che nessuno le aveva chiesto di preparare in anticipo.
Ma quello che brucia di più, dice nella lettera, non è il tempo perso, ma il modo. «Segnalo la mortificazione alla quale sono stata sottoposta, trattata come una criminale», scrive Camilla. E chiude con un rammarico: «Forse ho sbagliato a non chiamare subito le forze dell'ordine, perché mi sembra di essere stata vittima di un sopruso».