“Ho ereditato la Ctp in una situazione fallimentare e sono riuscito ad assicurare gli stipendi, pagare i manutentori, affrontare l'emergenza Covid e partecipare alla gara regionale per la gomma da 1 miliardo di euro ancora in corso. Tutto questo senza il minimo sostegno da parte della Città Metropolitana di Napoli, proprietaria, e del sindaco Luigi De Magistris. Se l'ex Provincia non firma la transazione da 36 milioni di euro entro 20 giorni, a rischio il futuro della società”. Non usa mezzi termini l'avvocato Gianluca Iazeolla, amministratore unico uscente della Ctp (Compagnia Trasporto Pubblico), la società pubblica dei pullman di proprietà della Città Metropolitana di Napoli, che opera nelle province di Napoli e Caserta. Iazeolla ha rassegnato le dimissioni nelle mani del sindaco metropolitano Luigi De Magistris – che l'ha già sostituito con Augusto Cracco – perché l'accordo sui rimborsi per l'adeguamento dei corrispettivi chilometrici dal 2003 al 2015 (48 milioni di euro, scesi a 36 con la mediazione) non è stato rispettato. “Quei soldi – dice l'ex manager a Fanpage.it – dovevano arrivare a inizio 2019. Siamo a fine 2020 e non sono arrivati. Si può andare avanti fino a certo punto, poi la corda si spezza”.

Come lascia la Ctp?

“La lascio in una situazione da funambolo. È una società publica di trasporto pubblico locale che non ha goduto di alcun tipo di finanziamento in questi anni. E non parlo di finanziamenti a pioggia. Con una partita aperta enorme che riguarda le indicizzazioni, con una transazione con Città Metropolitana del valore di circa 36 milioni di euro che si sarebbe dovuta chiudere nei primi mesi del 2019. Io ho ereditato la CTP in una situazione fallimentare. Nonostante ciò sono riuscito non solo a portare la società avanti per due anni e mezzo ma addirittura a costituire una RTI insieme ad una delle società di trasporto pubblico più importanti al mondo ed altri due partner di assoluto rilievo nazionale e partecipare alla gara sul TPL della Regione Campania dal valore di circa 1 miliardo di euro. Gara ancora in corso. Circostanza quest’ultima totalmente sottovalutata ed a cui la proprietà non ha mai dato la giusta visibilità né il giusto appoggio”.

Qual è la situazione finanziaria attuale?

Io ho approvato 3 bilanci dal 2017-2019 sui quali c'erano ritardi abnormi. L'ultimo a luglio 2020 si è chiuso con un disavanzo di 50 milioni di euro, un'eredità che arriva da lontano e che avremmo appianato nel triennio 2019-2021 se fossero arrivate le indicizzazioni promesse dalla proprietà, che costituivano anche il piatto forte del piano industriale serio che prevedeva anche assunzioni di autisti che abbiamo presentato ed è stato approvato anche da Città Metropolitana. Se non si attiva il piano industriale non si possono ripianare i debiti. I fondi arrivati col Coronavirus non servono a sostenere il rilancio”.

C'è un rischio fallimento per la società?

“No, ma c'è un rischio di mancato rilancio. E queste difficoltà vanno a ripercuotersi sul servizio. Perché se non posso ottemperare ai pagamenti dei manutentori nessuno ripara i bus e i comuni restano isolati”.

Avete pensato a un concordato preventivo come per Anm?

“Ho sempre tenuto nel cassetto questa ipotesi, ma nel momento in cui la proprietà con atti importanti, come delibere e determine del sindaco, ci ha promesso sempre sostengo, abbiamo evitato di ricorrere a questa soluzione. Se avessimo scelto il concordato preventivo, poi, non avremmo potuto partecipare alla gara regionale da un miliardo per la gomma, per la quale siamo già stati ammessi alla seconda fase. Cosa molto importante per assicurare la continuità di impresa”.

Cosa consiglierebbe al nuovo amministratore?

Tutte le iniziative annunciate che l’attuale AU metterà in campo nei prossimi giorni (la partecipazione alla gara sul TPL regionale, l’assunzione di autisti 40 interinali, l’ampliamento dell’autoparco CTP attraverso l’arrivo di 25 autobus dalla Regione, la ricostituzione dell’impianto filoviario, e la tanto agognata chiusura delle indicizzazioni attraverso un percorso transattivo) sono state tutte iniziative intraprese e concluse nei due anni di mia gestione e tutte senza il benché minimo sostegno economico, ancorché dovuto ed ancorché promesso.

Perché non si chiudono indicizzazioni?

“Non lo so. Forse nessuno si è voluto prendere una responsabilità del genere. Eppure ci sono i pareri dell'avvocatura e dei revisori, nonché una relazione di un legale esterno nominato dalla Città Metropolitana che ci danno ragione. Abbiamo già vinto un ricorso amministrativo con la provincia di Caserta sulle indicizzazioni e abbiamo in corso un contenzioso con la Città Metropolitana la cui udienza dovrebbe tenersi a fine novembre. In questo caso c'è in piedi da anni un percorso transattivo, per chiudere a 36 milioni, rispetto ai 48. Se non si chiude questa partita il rilancio dell'azienda non può partire”.

Cosa prevede il piano industriale?

Ci sono le assunzioni degli autisti e l'acquisto dei bus. La flotta attuale di 400 mezzi è vecchia, in media i pullman hanno 16-17 anni, e circa la metà non scende in strada ogni giorno a causa dei guasti. Il piano prevede anche di aumentare i conducenti, ma senza soldi è inattuabile. Un'altra conseguenza della mancata indicizzazione riguarda la società Namet in liquidazione. I liquidatori hanno bloccato l'assorbimento dei dipendenti. Io ho migliaia di documenti in cui ho chiesto di portare in Ctp questi dipendenti. Abbiamo fatto anche delle sessioni di contratto e li abbiamo invitati presso la Confapi, ma non è stato possibile alla fine, per il mancato accordo economico con la Namet per l'assenza di risorse”.

Ha parlato col sindaco di questa situazione?

“Il sindaco si serve di uffici e interlocutori anche di alto profilo ma che probabilmente non gli hanno riportato queste cose”.