Palazzo san Giacomo a Napoli

Il Comune di Napoli ha ordinato lo sgombero per i residenti del palazzo dove si trova la Casa di San Moscati, in via Cisterna dell'Olio al centro storico di Napoli, perché sarebbe pericolante. Uno spostamento che dovrebbe essere temporaneo, in vista dei lavori di recupero. In alternativa, ai residenti sono stati offerti come sistemazione provvisoria degli appartamenti distribuiti in diversi quartieri della città. Si tratta in gran parte di beni confiscati alla camorra e assegnati al Comune di Napoli. Ma gli inquilini non ci stanno: "Non vogliamo quelle case. Qui vivono bambini, che sarebbero sradicati dalle loro scuole e dai loro affetti". Si tratta di appartamenti distribuiti in diversi punti della città: via Empedocle, viale Traiano, via Leopardi, Via Rosaroll, vicoletto San Gennaro dei Poveri, via Gran Sasso a Secondigliano e via Provenzale al rione Garibaldi.

Casa di San Moscati, sfrattati i residenti. Il Comune offre le case tolte alla camorra

Gli inquilini però hanno delle riserve su queste nuove sistemazioni e hanno risposto tramite i propri legali, chiedendo garanzie sugli eventuali trasferimenti e i tempi di ripristino e di rientro nelle vecchie case  e la “sottoscrizione di un accordo che tenga conto del bilanciamento degli interessi pubblici e privati”. “Abbiamo appreso – scrivono – che i sette appartamenti sono stati requisiti alla criminalità organizzata e uno dell'Iacp. Le quadrature degli immobili variano da 45 a 100 metri quadrati sparsi sul territorio di Napoli e in zone in cui esiste un elevato tasso di criminalità. Immobili peraltro non visionati”. Tra i dubbi, “chi pagherà il trasloco? Quale sarà il canone di locazione? Cosa accadrà alle case di via Cisterna dell'Olio già ristrutturate a spese dei residenti? Quale sarà la durata dei lavori? Perché non possono essere eseguiti dai conduttori con il Superbonus 110% essendosi già attivati a costituire un condominio convenzionale? Continueremo ad avere il diritto di prelazione sulle vecchie case in caso di acquisto? Il Comune peraltro – sottolineano i legali – ha emanato una ordinanza contingibile e urgente, per i lavori sul palazzo, ma non intende fare lavori di somma urgenza, ma fare la ristrutturazione dello stabile – lavori di restauro e recupero conservativo – con i soldi dell'accordo di programma per il recupero urbano firmato con regione e ministero 26 anni”. Per questo chiedono la “sottoscrizione di un accordo che tenga conto del bilanciamento degli interessi pubblici e privati”.