Carlo Puca, nuovo assessore all’Immagine di Napoli della giunta Manfredi, vuole raccontare la città che non si vede

Carlo Puca è appena arrivato in giunta con Manfredi e vuole lavorare sull’immagine della città, dall’America’s Cup 2027 al polo digitale che, dice, pochi conoscono.
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Carlo Puca, assessore comunale all’Immagine e Partecipazione di Napoli
Carlo Puca, assessore comunale all’Immagine e Partecipazione di Napoli

Carlo Puca  è il nuovo assessore comunale a Napoli all'Immagine e Partecipazione. Prima domanda è proprio sulla delega: che significa?

Le città vengono immaginate rispetto ai monumenti, ai paesaggi, ai suoni e ai colori. Napoli è un unicum anche in questo: l'immagine di Napoli la fanno anzitutto le persone. La partecipazione delle persone alla cosa pubblica è fondamentale per costruire l'immagine di Napoli, che è già potentissima. Per questo le due deleghe vanno insieme. Quello che mi piacerebbe fare in questo anno è coinvolgere le forze attive della politica, soprattutto i consiglieri comunali, per renderli partecipi della parte decisionale. Io sono appena arrivato, e devo dire che in alcuni casi è passato il messaggio che le decisioni fossero calate dall'alto. Invece il Consiglio comunale ha partecipato a tutte le grandi scelte, le forze sane della città sono presenti nelle decisioni, ma non vengono raccontate. Noi napoletani siamo inclini a pensare che spesso si parli troppo di Napoli quando c'è qualcosa che non va bene e poco quando ci sono cose belle da valorizzare.

Esempio: c'è stata di recente una grande rapina in una banca a Napoli se ne è parlato tantissimo. Vicende del genere non rischiano di oscurare le cose che si fanno tutti i giorni a Napoli? Penso al cimitero di Fontanelle riaperto, ai musei, a tanti luoghi bellissimi. Non ti fa arrabbiare un po' ?

Sicuramente sì, sono un po' permaloso quando si parla della mia città. Come ho detto, penso che Napoli sia vittima di una narrazione tossica che nasce da un sistema di poteri intorno a essa. Non è costruito a tavolino, ma è il risultato di assenze strutturali. A Napoli non abbiamo una grande casa editrice nazionale con diffusione straordinaria. E poi c'è stata la rivoluzione dei social: producono racconti di chi vive realmente i luoghi. Credo sia il più grande merito della Giunta Manfredi: la città ha preso consapevolezza. Vent'anni fa, davanti agli insulti, ci saremmo tenuti fermi. Adesso reagiamo, facciamo rumore, siamo importanti.

Proiettandoci al futuro prossimo: il 2027 è un anno cruciale per Napoli con l'America's Cup. Non è solo un grande evento, ma un modo per cambiare il volto di una parte della città. Qual è il tuo ruolo rispetto a questo evento? E come la gestisci con gli altri assessori?

Gli eventi sono gestiti dall'assessore Teresa Armato, che ha fatto un grandissimo lavoro. Sarò al suo fianco per dargli una mano, come la darò a tutti gli altri assessori. Distinguo però Bagnoli dalla Coppa America perché spesso si fanno combaciare. La Coppa America è un acceleratore per Bagnoli. Partendo dal presupposto che con la Coppa America avremo Bagnoli per gran parte risanata, anche se non totalmente. È stato importante. Certo, ci sono state proteste, ma il Consiglio municipale convocato a Bagnoli è stato abbastanza risolutivo.

Quali sono le questioni principali?

Ci sono due questioni importanti. Una è la depressione che arriva nei luoghi dove si fanno grandi eventi, perché quando arriva la straordinarietà e poi rientri nell'ordinarietà è difficile. L'altra è: che fine fanno i lavoratori? Impieghiamo 10-12.000 persone per un grande evento, e il giorno dopo potrebbero restare senza lavoro. Stiamo affrontando anche questo. Resteranno posti dove costruire economia: nuovi hotel, infrastrutture. Statisticamente il 30% di chi viene impiegato in questi grandi eventi rimane nella città. Non saranno impegnati solo volontari: gli specialisti arriveranno da tutto il mondo, portando nuova impresa e nuovi posti di lavoro. Una città che perdeva abitanti adesso ne sta recuperando. Con l'Academy di San Giovanni a Teduccio ci sono centinaia di persone nel mondo che scelgono adesso di vivere a Napoli. Quando porti una cosa internazionale in un luogo, quel luogo si arricchisce sempre. Certo, abito in centro storico e vedo il problema di pizzerie e friggitorie, ma il Comune ha bloccato le licenze. Però lì c'è pieno di artigiani locali che producono cose bellissime e che resteranno, per una ragione culturale: Napoli non è stata colonizzata da grandi gruppi industriali internazionali. Questa resilienza culturale salverà la città.ù

Mi viene in mente quello che ha fatto Gualtieri a Roma o Sala a Milano: il sindaco social, il podcast, il racconto diretto. Manfredi dovrebbe abbracciare questa modalità, oppure non è nelle sue corde?

La risposta secca è: no. Ma partiamo da un dato: Manfredi è un uomo pieno di interessi. È un ingegnere, e secondo Scientific American è uno dei 100 scienziati più importanti al mondo. Ha una formazione umanistica che gli permette di allargare lo sguardo. Ha grande passione per la letteratura, e una collezione di dischi in vinile delle grandi rock band. È una cosa che pochi sanno.
Tu mi chiedi: perché non se la gioca sui social come fanno gli altri? Perché lui ha veramente dentro di sé il profilo istituzionale. Per lui, le istituzioni sono sacre, non si usano per fare ammiccamenti e propaganda. È un profilo che si è scelto, è nelle sue corde perché asseconda il suo carattere.
Il suo approccio è fare cose. Le metropolitane sono passate da 18 minuti di percorrenza media a 7 minuti. Le persone se lo ricorderanno. L'Albergo dei Poveri era chiuso da 30-50 anni, adesso lo stiamo recuperando. Bagnoli era il fallimento di tutte le giunte precedenti. Quando andranno a votare, i napoletani se lo ricorderanno.

Ultima domanda: quali sono le prime cose che avrai sulla scrivania da trattare come assessore all'Immagine e alla Partecipazione?

Innanzitutto capire le necessità dei consiglieri comunali. Voglio incontrarli uno ad uno, quelli che sono sui territori e conoscono bene le esigenze. Le sensibilità diverse sono tutte comunque indirizzate verso un'unica direzione: il bene di Napoli. Se c'è qualcuno che non mi rappresenta ideologicamente ma ha una buona idea per la città, non devo bocciare l'idea. Bisogna parlare, bisogna dialogare.
L'altra cosa è una presenza nei luoghi e raccontare la città. Non soltanto turismo, che è importantissimo, ma noi abbiamo un polo digitale in crescita, all'avanguardia, con aziende che assumono 500-600 persone. Nessuno conosce l'esistenza di questi gruppi fantastici. Siamo leader nella musica, lo dice Spotify. Siamo leader nelle produzioni teatrali. Però queste cose vengono nascoste, occultate.
In un mondo globalizzato dove quasi tutto è stato inventato, c'è una sola cosa che vale più delle altre: la creatività. Napoli ha straordinaria creatività, ma questo non viene raccontato. Quello che bisogna fare è mettere a reddito la creatività. Penso di poter dare una mano in questo senso.

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