Campi Flegrei

Campi Flegrei, chiude “per terremoto” Lazzarelle: “Il caffè realizzato dalle detenute profumava di libertà”

Chiude l’attività di torrefazione delle “Lazzarelle”, con l’evacuazione del carcere di Pozzuoli. Resta aperto il bistrot al centro storico di Napoli. Quella del caffè realizzato dalle detenute è una storia premiata anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
A cura di Gaia Martignetti
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"Una detenuta una volta ha detto che questo caffè profuma di libertà". Imma Carpiniello è una delle fondatrici della Cooperativa Sociale delle "Lazzarelle", una realtà che cerca di trasformare l'errore in una possibilità, quella di potersi reinserire attraverso il lavoro. Dieci anni fa ha deciso di provare a unire la torrefazione del caffè al recupero delle donne del carcere di Pozzuoli. Una storia che è stata premiata un anno fa dal Presidente Sergio Mattarella, che ha nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Carpiniello. Oggi quella storia "chiude per terremoto", come hanno comunicato le operatrici della cooperativa con una lunga nota sui loro social network:

Vi scriviamo con una grande tristezza nel cuore. Da oggi è ufficiale che il carcere di Pozzuoli chiude per i danni riportati nel terremoto del 20 maggio scorso. Dopo l’evacuazione di emergenza, abbiamo atteso questa settimana nella speranza che le verifiche tecniche dessero un altro esito. Invece, siamo costrette a sospendere la produzione di caffè e dei nostri prodotti di cioccolateria perché non vi è agibilità. Le donne che lavorano con noi, come tutte le altre detenute, sono state trasferite in altri istituti della Campania. Il nostro Bistrot a Napoli continua a funzionare regolarmente e sarà la nostra base operativa nelle prossime settimane. Se venite a trovarci ne siamo felici.

Con l'evacuazione del carcere di Pozzuoli, dopo le scosse del 20 maggio, le detenute sono state tutte trasferite: alcune in altre carceri campane, altre fuori regione. "Abbiamo sempre detto che il nostro caffè è uno strumento", spiega Imma Carpiniello a Fanpage.it. "Adesso questa cosa non possiamo più farla, è stato un fulmine a ciel sereno. Aveva un altro valore il nostro caffè".

Anche all'interno di un'istituzione come il carcere, queste detenute riuscivano a trovare una strada. "Quello sicuramente che non puoi dimenticare, spiega Imma, è il loro sguardo quando incrociano il loro primo pacchetto di caffè. C'è sempre quell'espressione incredula del "ma veramente l'ho fatto io?". Molte di queste donne, ne è convinta Carpiniello, pensano di non essere in grado, di non saper fare. E invece grazie alle attività portate avanti dalle "Lazzarelle" riuscivano davvero a intraprendere un percorso di reinserimento.

L'appello che lancia Imma è quello di chi vuole riprendere le attività. E che spera possa nascere una nuova casa circondariale in provincia di Napoli, perché "i carceri totalmente femminili sono già pochi".

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