Profezia che si autoavvera o semplice realtà dei fatti? Da una settimana tutti (in particolare i politici nostrani) danno per certa la riclassificazione della Campania in zona rossa Covid a partire da lunedì 8 marzo. Domani, venerdì 5 marzo, il monitoraggio dell'Istituto superiore di Sanità mostrerà, numeri e valutazioni alla mano, lo stato del contagio da Sars-CoV2 in Campania e quali decisioni è più opportuno prendere per evitare una terza, devastante, ondata di infetti e la paralisi del sistema sanitario e ospedaliero.

Due fatti: al momento la Campania è in zona arancione con tutte le scuole chiuse (ordinanza firmata sabato 27 febbraio da Vincenzo De Luca), ovvero è in quella che altrove si definirebbe «area arancione rafforzata».  Domani scade l'ordinanza ministeriale dei 15 giorni in zona arancione.

analisi RT campania /Clementina Sasso
in foto: analisi RT campania /Clementina Sasso

Qual è il quadro della pandemia in Campania oggi? Sicuramente non è migliorato. Ma dove non è migliorato? Quali fattori di rischio lo evidenziano? Il passaggio in zona rossa non sarebbe assolutamente scontato se guardassimo ad esempio il solo Rt, indice di contagio che abbiamo ormai imparato a conoscere bene in quest'anno di pandemia.

Rt viene calcolato solo sui sintomatici, ovvero sui pazienti che (lo spiega l'Istituto Superiore di Sanità) «trasferiti in ospedale o rimasti a casa, hanno avuto sintomi riconducibili al Covid. Non vengono presi in considerazione gli asintomatici che, come sappiamo, costituiscono una grande fetta dei positivi».

Ricordiamo quali sono i criteri delle zone in base a Rt:

  • Zona gialla: Rt inferiore a 1 e rischio basso
  • Zona arancione: 1<Rt<1,25 e rischio almeno moderato o Rt<1 e rischio alto
  • Zona rossa:  Rt maggiore di 1,25 e rischio almeno moderato

Spiega Clementina Sasso, astrofisica e da un anno impegnata anche nell'analisi dei numeri della pandemia in Campania:

Questa settimana la Campania ha un Rt minimo minore di 1 (è quindi in scenario 1) ed un rischio moderato, dunque se la settimana scorsa non fosse diventata arancione, questa settimana sarebbe stata dichiarata gialla e, a guardare il grafico, settimana prossima l'Rt potrebbe addirittura calare o restare stabile, perché, si riferirebbe a due settimane prima, quando il contagio calava.

Questo per mostrare molto chiaramente che affidarsi al solo calcolo dell'Rt per determinare le misure restrittive in un momento in cui il contagio, come adesso, è invece in altra fase di crescita (o decrescita), non è la scelta giusta.

E infatti Rt non è l'unico fattore da tenere in considerazione. La Campania il 26 febbraio scorso era stata classificata «con rischio moderato ad alta probabilità di progressione». Siamo in scenario 2, e secondo l'algoritmo che l'Italia applica per stabilire le zone , ovvero quello che tecnicamente viene definito «Ri-modulazione delle misure (escalation/de-escalation) in base alla classificazione del rischio settimanale in una regione/PA in un contesto nazionale di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile» (è a pagina 63 di questo lungo e complesso documento) era di fondamentale importanza ai fini della rivalutazione settimanale «valutare una escalation (interventi straordinari localizzati)».
La Campania che ha fatto? Ha chiuso le scuole. Poi  numerosi comuni (piccoli o medio-piccoli, però) hanno deciso zone rosse locali.

Proiezione Campania AGENAS
in foto: Proiezione Campania AGENAS

Se Rt ci lascia in zona arancione, ci sono però altri fattori che trascinano la Campania in zona rossa di rischio Covid. Sono i nuovi casi quotidiani, i casi attualmente positivi e i casi in isolamento domiciliare obbligatorio. Agenas in una (relativamente) nuova analisi predittiva già temeva l'incremento dei nuovi casi.

Ieri l'osservatorio indipendente Gimbe ci ha "pittati" di rosso, piazzando la Campania al top della nient'affatto invidiabile classifica regionale per numero di positivi attivi: 81.252. Una settimana fa erano 71.830, circa 10mila in meno. Dato che tiene conto dei ricoverati in terapia intensiva, dei ricoverati con sintomi e di chi è in isolamento domiciliare. Nella settimana tra il 24 febbraio e il 2 marzo, in Campania i casi sono aumentati del 47% rispetto al periodo precedente.

L'occupazione ospedaliera, oggi stazionaria, va analizzata di qui alla prossima settimana. Per ora i numeri sono al di sotto della soglia critica. L'obiettivo politico e tecnico è non arrivare nemmeno a sfiorare la zona critica prima di prendere provvedimenti, altrimenti finiremmo nella situazione drammatica dello scorso ottobre con le file fuori dagli ospedali di ambulanze e auto di ammalati bisognosi di cure.

Posti ospedalieri Campania AGENAS
in foto: Posti ospedalieri Campania AGENAS

E veniamo al dato politico: al momento ci sono tante allerta Covid (tipo quella dell'Asl di Caserta per una trentina di comuni da collocare in area arancione/rossa) che però in mano ai sindaci non si sono tramutate in ordinanze.

Il dato politico è che tutti aspettano qualcun altro per decidere cosa fare. I sindaci attendono De Luca. De Luca (che domani come al solito parlerà via social) attende il governo. Anche a Napoli, la città con più contagi in Campania, il sindaco attende e non prende decisioni.

È cambiata la modalità rispetto alla prima ondata di marzo 2020: ora nessuno vuole prendersi responsabilità e grane connesse alla chiusura. Però i numeri sono questi. E toccherà come al solito ai tecnici (Cts, Iss, Unità di crisi regionale) tramutare in perentorie le decisioni che la politica non vuole prendere.