Campania, la proposta di legge regionale su Terra dei Fuochi per evitare che chi ha subito discariche e veleni soffra ancora

A Calvi Risorta, nell'agro Caleno, provincia di Caserta, dieci anni fa nell'ex azienda Pozzi-Ginori, 47 ettari di terreno, fu individuata quella che oggi è definita «la più grande discarica di rifiuti tossici d’Europa». Non c'era posto migliore e più simbolico per annunciare la volontà di portare in Consiglio regionale della Campania una legge sulla "Terra dei Fuochi", una norma regionale a tutela della rinascita dei siti divenuti discariche illegali, evidenti o sotterranee.
Raffaele Aveta, professore associato di Diritto privato comparato all'Università Federico II, oggi consigliere regionale e presidente della commissione Agricoltura col Movimento Cinque Stelle, annuncia questa proposta di legge regionale: «Rigenerazione ambientale e la tutela della salute nelle aree ad alto carico inquinante». Il provvedimento ha un obiettivo: superare la logica dell'emergenza e affidarsi a criteri preventivi e scientifici per autorizzare nuovi impianti. In sintesi: chi ha già pagato tanto in termini di ambiente non deve continuare a subìre.
E come? La legge prevede che non venga valutato solo il singolo intervento, ma l’impatto cumulativo sull’area interessata.xIl testo introduce nuovi strumenti di valutazione territoriale, tra cui il Bilancio Ecologico e Sanitario Territoriale e l’Indice di Pressione Ambientale Complessivo, con l’obiettivo di misurare la saturazione ambientale delle diverse zone della Campania.
Tra le novità anche la Valutazione di Impatto Socio-Sanitario (Viss), che analizza gli effetti dei progetti sulla salute pubblica, sull’economia locale e sulla qualità della vita delle comunità. Verranno usati per questo i dati epidemiologici, quindi il contributo dei medici di base diventa strumenti decisionali vincolante in territori già fragili.

Spiega Aveta illustrando la proposta: «È la risposta normativa alle lotte di questi anni da parte di movimenti ed associazioni stufi di veder morire i propri cari per le patologie dipendenti dall’inquinamento ambientale. Non si tratta di ideologia, ma di scienza al servizio della gente. Vogliamo assicurare che ogni nuovo sviluppo industriale sia compatibile con la vita e la salute dei campani». La proposta punta inoltre a limitare la concentrazione di impianti in aree già compromesse, promuovere bonifiche ambientali e garantire trasparenza attraverso mappe pubbliche e partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.