Rinchiuso in carcere, sottoposto a custodia cautelare, Michele Gaglione resta convinto della propria innocenza: tramite il suo avvocato, Domenico Paolella, sostiene di avere inseguito e colpito lo scooter su cui erano la sorella Maria Paola e il fidanzato, Ciro Migliore, ma di non aver causato l'incidente con un calcio. E respinge le accuse di transfobia: la famiglia, spiega il legale, non era contraria a quella relazione perché Ciro è un ragazzo trans ma per il suo modo di vivere e perché la figlia, per seguirlo, era andata via da casa e da un mese non riuscivano più a parlare con lei.

Il ragazzo, 30 anni, è stato arrestato in seguito all'incidente in cui Maria Paola ha perso la vita, caduta con la gola su un tubo di irrigazione di via degli Etruschi, ad Acerra (Napoli). Inizialmente accusato di morte come conseguenza di altro reato, è ora indagato per omicidio preterintenzionale: per il giudice che ha convalidato l'arresto la sua condotta ha determinato l'incidente, a prescindere dal calcio menzionato da Ciro e che lui nega di aver dato. I funerali di Maria Paola Gaglione si sono tenuti ieri nella parrocchia di San Paolo Apostolo del Parco Verde di Caivano, dove risiedono sia la famiglia della ragazza sia quella del fidanzato; Michele non ha potuto partecipare, ma il suo legale nei prossimi giorni presenterà una istanza per chiedere che gli venga permesso di andare al cimitero.

"La famiglia non ha rilasciato dichiarazioni non per scelta difensiva, ma perché i genitori ancora non sono in condizione di parlare di questa tragedia – ha spiegato l'avvocato Paolella – quello che è successo lo stabilirà il giudice. La Procura ha disposto accertamenti, che sono stati realizzati celermente dai carabinieri, ma ancora non conosciamo la dinamica esatta. Michele ha risposto a tutte le domande del giudice. Ha detto di aver visto lo scooter che perdeva aderenza e cadeva. Non si è trattato di un'aggressione".

Sulla scocca dell'Sh, però, come evidenziato nell'ordinanza di convalida, sono stati ritrovati dei segni di calci, compatibili con le scarpe che Michele indossava quella sera. Dei calci, quindi, ci sono stati. "È stato Michele a chiamare i carabinieri e l'ambulanza – prosegue il legale – prima dell'arrivo dei soccorsi sono passati parecchi minuti, se avesse avuto avrebbe avuto tutto il tempo di cancellare le tracce sul motorino".

Riguardo ai motivi dell'inseguimento, di quella folle corsa tra Caivano e Acerra in cui ha affiancato con la moto, tentato di fermare e più volte colpito lo scooter di Ciro Migliore, l'avvocato spiega: "Michele sostiene di averli seguiti per parlare con la sorella, cercare di capire perché era andata via da casa, perché non era più possibile parlare con lei. A me ha confermato di non avere mai avuto screzi con Ciro, ma se quello che è stato detto è vero allora ci saranno dei riscontri documentali, come denunce, querele".

Quello delle precedenti intimidazioni è un altro punto su cui si dovrà fare chiarezza: il fidanzato di Maria Paola, al contrario, ha parlato di diverse minacce provenienti dalla famiglia Gaglione, alle quali avrebbe preso parte anche il trentenne; versione sostenuta anche da un'amica di Paola, che a Fanpage.it ha raccontato che la 18enne veniva picchiata dal fratello e che era successo anche il giorno dopo il suo compleanno, quando i genitori avevano scoperto l'intenzione di fuggire con Ciro.

"Quelle di Michele erano le preoccupazioni di una famiglia che ha cresciuto con sacrificio una figlia e che non ne condivideva le scelte di vita. Non è vero che Michele ha detto che la sorella era stata infettata. Loro erano preoccupati per quella frequentazione con Ciro, ma non per la sua sessualità".

(ha collaborato Gaia Martignetti)