Bocciata con insufficienze in otto materie, la famiglia chiede i danni alla scuola. Dopo 17 anni, i giudici dicono no

Diciassette anni di tribunali per una bocciatura. E alla fine, una sconfitta su tutta la linea. La Corte d'Appello di Salerno ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dalla famiglia di una ragazza non ammessa alla classe successiva durante l'anno scolastico 2008-2009 in un liceo scientifico. La cifra pretesa superava i cinquantamila euro. I giudici, confermando la sentenza di primo grado, hanno stabilito che non esiste alcun danno da risarcire. Anzi: la famiglia dovrà farsi carico anche delle spese legali. La vicenda è raccontata dal sito specializzato "Orizzonte Scuola".
La storia parte da una pagella pesante: voti compresi tra l'1 e il 5 in ben otto materie. I genitori, convinti che quella bocciatura fosse ingiusta, decisero di non accettarla e di ricorrere alle vie legali. Quale era l'accusa della famiglia? Insufficienze non comunicate con tempestività, mai individuate le carenze della ragazza né attivato i corsi di recupero previsti.
Prima la giustizia amministrativa: il ricorso al Tar della Campania ha dato torto alla bocciata. Poi la via del Tribunale civile di Salerno: stesso esito. Infine la sentenza d'appello, che ha chiuso definitivamente la vicenda con una motivazione netta: la famiglia non ha dimostrato che, in assenza della bocciatura, la ragazza sarebbe comunque stata promossa: «Non provata né la illiceità della condotta dell’Amministrazione, né la dedotta perdita di chance».
Secondo i giudici non bastava contestare la valutazione dei docenti: occorreva effettivamente provare che quella valutazione era sbagliata e che, senza di essa, il percorso scolastico avrebbe avuto un esito diverso. Una prova che, secondo i giudici salernitani, non è mai arrivata. La vicenda si chiude così dopo quasi due decenni, con un bilancio negativo per la famiglia sotto ogni profilo: nessun risarcimento, nessuna revisione della bocciatura, e il conto delle spese processuali da pagare.