Sono passati oltre 30 anni da quando furono edificati i bipiani di Ponticelli, costruiti in amianto dovevano servire per ospitare provvisoriamente i terremotati del sisma del 1980, in attesa che la legge 219 facesse il suo corso e fossero realizzate le case popolari in prefabbricato pesante. Difficili oggi, nel 2021, stabilire quale delle due soluzioni abitativa fosse la peggiore, visto lo stato dell'arte. In queste abitazioni prefabbricate, costruite come scatoloni messi uno sopra l'altro, con scale in ferro per accedere ai piani superiori, con la corrente allacciata abusivamente che ha prodotto un reticolo infinito di cavi che avvolge l'intero complesso residenziale, con i tubi dell'acqua che spuntano da sotto terra per allacciarsi a scaldabagni improvvisati all'esterno delle abitazioni, ci vivono ancora 83 famiglie. Per anni la salute di queste persone è stata messa a rischio dall'esposizione continua all'amianto. In tantissimi registrano malattie tumorali, problemi respiratori ed altri tipi di patologie. Il Comune di Napoli, dopo anni di abbandono, ha comunicato a queste persone che devono lasciare i bipiani perché devono essere abbattuti. Finalmente, verrebbe da dire. Peccato che l'amministrazione comunale non abbia previsto alcun tipo di soluzione abitativa per il popolo dei bipiani, che rischia di trovarsi ora senza un tetto.

Gli abitaniti: "Siamo esseri umani, non invisibili"

Chi vive qui è stato preso alla sprovvista, dopo anni di silenzio da parte delle istituzioni nessuno si immaginava un epilogo della vicenda. Xhesika Kolici è una studentessa universitaria, è di origini albanesi, ha 24 anni e da 23 vive nei bipiani di Ponticelli con la sua famiglia. "Queste case sono costruite in amianto e questo costituisce un grave problema di salute per noi che ci viviamo e per chi ci sta intorno – spiega a Fanpage.it – in questi giorni abbiamo tanto sentito parlare dell'abbattimento, dello smantellamento dei bipiani, ma nessuna menzione è stata fatta per la risorsa umana, per loro non esistiamo, siamo come l'amianto che costituisce queste strutture". Ha studiato qui, lavora, fa sport, ci spiega come gli abitanti all'interno dei bipiani provano a vivere dignitosamente. Anche se la guerra continua con topi e serpenti lascia i segni. Ce lo spiega Antonietta Buonocore, che vive qui da oltre 20 anni con suo marito che è malato di tumore. Lei ha avuto un infarto e è malata di diabete: "Non lo so come dobbiamo morire qui dentro" ci dice. Nei bipiani ci vivono napoletani, cittadini provenienti dai Balcani e dall'Africa, una sorta di villaggio globale dove le condizioni di vita sono il minimo comune denominatore. "E' giusto che si parli del problema della salute, ma se non parlano con noi che siamo gli abitanti, che qui ci viviamo, allora vuol dire che per loro non esistiamo – ci racconta Xhesika – io mi sento di essere una persona che ha un valore".

Il Comitato: "Le elezioni più importanti delle vite di 83 famiglie"

La battaglia per trovare una soluzione al problema dei bipiani di Ponticelli è lunga. Lunghissima. Ce la spiega Patrizio Gragnano, portavoce del Comitato Bipiani: "Dopo 30 anni il Comune di Napoli fa la cosa più semplice, dice a queste persone che se ne devono andare perché bisogna abbattere, senza trovare una soluzione abitativa minima per queste persone". Costerà 2 milioni di euro l'abbattimento dei bipiani ma per una soluzione abitativa per chi ci vive non ci sono risorse. Diversi nuclei familiari furono sistemati qui proprio dal Comune di Napoli, all'epoca dell'amministrazione guidata da Rosa Russo Iervolino. "E' evidente – spiega Gragnano – che è più importante la campagna elettorale per le elezioni comunali che ci saranno a settembre, e le medaglie da apporsi al petto dicendo che non c'è più l'amianto a Napoli Est, che il destino di 83 nuclei familiari". Eppure il Comitato aveva avanzato una serie di proposte che prevedevano la ristrutturazione di alcuni stabili comunali per sistemare le famiglie dei bipiani. Non ha trovato alcun riscontro da parte dell'amministrazione fino ad ora. Nel corso degli anni i bipiani sono stati abitati da almeno 5 popolazioni diverse provenienti da ogni parte del globo, che in questi prefabbricati molto spesso si sono ammalati e sono morti.