Il Pnrr a Napoli sta per scadere e le periferie aspettano ancora le case promesse

Taverna del Ferro, i Bipiani e la 25/80 sono ancora cantieri semivuoti. Le famiglie vivono da 46 anni in palazzine dell’80 con pareti che crollano e muffa ovunque.
A cura di Antonio Musella
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Il PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza, avrebbe dovuto cambiare il volto delle città italiane ed europee. Varato dalla Commissione Europea nel 2021, il piano vede ormai giungere il termine ultimo per il completamento delle opere, fissato, dopo diversi rinvii, al 30 giugno 2026. Dopo quella data infatti non arriveranno più finanziamenti, ciò che fatto è fatto. Ma qual è lo stato dell'arte delle opere ad alto impatto nel nostro paese? Gli enti attuatori dei progetti eco sostenibili e di alto impatto sociale, sono le regioni, i Comuni, le città metropolitane e le province, le università, ma anche soggetti privati. Siamo andati a vedere lo stato delle opere a Napoli, prendendo in esame quelle ad alto impatto sociale. Abbiamo scelto i lavori di rigenerazione urbana che interessano le periferie, esaminando i progetti più importanti, quelli che riguardano l'abbattimento delle abitazioni fatiscenti del post terremoto del 1980 e la costruzione di nuove case ecosostenibili, che andranno a restituire dignità nell'abitare a centinaia di famiglie. La situazione però è poco aderente ai proclami di successo dispensati dai soggetti attuatori, in primis il Comune di Napoli.

Il funzionamento del PNRR: dopo il 30 giugno stop ai finanziamenti

Sebbene il piano sia stato varato nel 2021 i ritardi accumulati dagli enti locali sono notevoli, ed hanno riguardato principalmente la fase di progettazione delle opere ed assegnazione dei lavori. A Napoli ci sono cantieri che sono partiti addirittura nel 2025, ovvero poco più di un anno prima della consegna definitiva delle opere. Questi ritardi accumulati nelle fasi preliminari ci consegnano oggi una situazione di grave ritardo complessivo dei lavori, ed una data di consegna che difficilmente potrà essere rispettata. La Fondazione Open Polis ha istituito un osservatorio sul PNRR, grazie al portale "Open Pnrr", ed ha svolto il monitoraggio dell'iter burocratico dei lavori. Noi invece siamo andati direttamente sul campo, a constatare lo stato di avanzamento dei lavori e la situazione nei cantieri. "Il piano nazionale di ripresa e resilienza per l'Italia vale 194,4 miliardi di euro – ci spiega Luca Dal Poggetto, analista di Open Polis – questi fondi non vengono erogati tutti in un'unica soluzione ma in rate collegate al raggiungimento di traguardi ed obiettivi". Ma quanti soldi ancora devono arrivare dal Pnrr per completare le opere nel nostro paese? "Parliamo di una cifra vicina ai 40 miliardi di euro – ci dice Dal Poggetto – e questi sono gli obiettivi che dovevano essere completati entro la fine del 2025 e entro il giugno del 2026. Dopodiché il piano si conclude e tutti i progetti finanziati, o almeno una buona parte dovrebbero essere conclusi. Dai dati che abbiamo non sembra essere così, o almeno non per tutte le aree del paese". Il tempo dunque sta per scadere, dopo il 30 giugno 2026, i fondi del Pnrr non ci saranno più e se le opere non sono completate ci sarà bisogno di altre risorse, se non già stanziate, per completare i cantieri. Negli ultimi mesi sono diversi i campanelli d'allarme già lanciati, primo tra tutti quello della Corte dei Conti: "Più volte la Corte dei conti si è espressa manifestando preoccupazione in vista di questa scadenza del 2026, invitando i soggetti attuatori proprio ad accelerare ed a monitorare lo stato di avanzamento dei lavori, evidenziando dei ritardi. C'è stata una grande difficoltà nella fase di progettazione e aggiudicazione di queste opere, abbiamo perso 4 anni, è chiaro che poi i cantieri hanno dei tempi tecnici che non possono essere compressi più di tanto. Rispetto a questa perdita di tempo un ruolo di responsabilità ce l'hanno sicuramente i soggetti attuatori, come i Comuni, che hanno la responsabilità di portare a conclusione i progetti nei tempi previsti" sottolinea Dal Poggetto.

Veduta aerea del cantiere per le nuove case dei Bipiani di Ponticelli
Veduta aerea del cantiere per le nuove case dei Bipiani di Ponticelli

Taverna del Ferro e Bipiani: i progetti "bandiera" in enorme ritardo

Le opere di abbattimento e ricostruzione di Taverna del Ferro, a San Giovanni a Teduccio e dei Bipiani di Ponticelli, sono stati tra i progetti "bandiera" del Comune di Napoli. Si tratta in entrambe i casi di opere realizzate nel post terremoto del 1980, costruite in cemento ed amianto e dove i cittadini vivono in condizioni terribili da decenni. Dare una casa a chi fino ad ora ha vissuto in una condizione di disagio pesantissimo era la scommessa del Comune di Napoli. Ma in che tempi?
A Taverna del Ferro il progetto riguarda la realizzazione di 360 nuovi alloggi in 28 edifici nuovi di zecca, e l'abbattimento delle due cosiddette "stecche", le due palazzine prefabbricate, parallele, che versano in condizioni pietose. Un cantiere che vale 106 milioni di euro, finanziato per oltre la metà, 64 milioni, dal Pnrr. Basta andare a vedere il cantiere dai tetti delle palazzine di Taverna del ferro per rendersi conto che la data di consegna di giugno 2026 è una chimera difficilmente raggiungibile. "Qui vediamo solo 2 edifici dei 28 previsti, di un terzo hanno fatto le fondamenta, e niente più" ci spiega Rosaria Licciardi del Comitato di lotta di Taverna del ferro. "E di questi palazzi che vediamo ci sono solo gli scheletri, non è stato costruito nemmeno un quarto degli alloggi previsti. La data di consegna dei primi alloggi dovrebbe essere il 2026, ma siamo ben lontani dalla fine dei lavori". Nel frattempo gli abitanti di Taverna del ferro continuano a vivere nel disagio. Le famiglie ci aprono le porte delle loro case per mostrarci le condizioni terribili in cui sono costretti a vivere. Infiltrazioni d'acqua, perdite continue, il deperimento pericolosissimo delle passerelle in ferro che collegano una palazzina all'altra. "Ormai sono in condizioni pericolosissime – ci dice Rosaria Licciardi – il pericolo è che possano crollare e generare una tragedia". Una situazione già verificatasi alle Vele di Scampia, con il crollo di una passerella nella Vela celeste a luglio 2024 che ha portato ad un rallentamento significativo anche di quell'opera di abbattimento e ricostruzione, finanziata in quota parte con il Pnrr. Ma a Taverna del ferro si sta generando anche un fenomeno ancora più preoccupante: "Le pareti esterne risentono delle infiltrazioni d'acqua, e letteralmente si staccano dai muri – ci spiega Rosaria – le persone impaurite chiamo i vigili del fuoco, che a loro volta non assumendosi giustamente nessuna responsabilità, dichiarano le camere inagibili ordinando che nessuno vi acceda. Ma stiamo parlando di camere da letto, le cui pareti si staccano dai muri. Qui le famiglie sono numerose e non è possibile rinunciare ad una stanza per dormire. Anche qui il rischio è che possano esserci dei crolli".

Ai Bipiani di Ponticelli non va meglio. Il cantiere per l'eco distretto, ovvero abitazioni ecosostenibili, sorge proprio di fronte al campo di palazzine prefabbricate a due piani che sono lì da 40 anni. Vivere nei Bipiani, decoibentate dall'amianto solo pochi anni fa, rappresenta una condizione di vita estrema. Il cantiere dovrebbe prevedere la costruzione di 104 nuovi alloggi, per un finanziamento in quota parte del Pnrr di 37 milioni di euro. Lo stato del cantiere è però evidente: uno solo è l'edificio che è stato costruito e nemmeno ultimato nel suo sviluppo verticale. Mentre non c'è traccia degli altri blocchi. Questo cantiere è stato rallentato anche nelle prima fasi di costruzione, per il ritrovamento di amianto interrato nell'area di sedime che ha bloccato i lavori a più riprese. Ma il termine per l'erogazione dei fondi del Pnrr, che in quota parte finanziano l'opera, resta sempre quello del 30 giugno 2026, è molto difficile che entro quella data si possa ottenere una realizzazione discreta dell'intera opera. Sul sito del Comune di Napoli, nella pagina del progetto di abbattimento e ricostruzione che riguarda i bipiani di Ponticelli, la data delle prime consegna è segnata addirittura al 2025, ovvero all'anno scorso, quando ad oggi, a tre mesi dalla fine dei fondi Pnrr il cantiere sembra ancora alle prime fasi.

Il cantiere della 25/80 a Chiaiano: "Gravi ritardi e non ci sono case per tutti"

A Chiaiano, in via Toscanella, sorge il rione cosiddetto 25/80, che prende il nome dalla legge sull'edilizia popolare di quasi 46 anni fa. Si tratta di palazzine costruite in cemento ed amianto, fatte per essere degli alloggi provvisori che dovevano durare non più di 10-15 anni, ma sono lì da 4 decenni. Al loro interno i malati di tumore non si contano più. Le condizioni sono davvero estreme, perdite d'acqua, infiltrazioni che si insinuano nelle pareti creando muffe che ammorbano l'aria nella maggior parte degli appartamenti. Qui vivono anche molte persone anziane e famiglie numerose. Anche qui ci aprono le porte delle loro abitazioni per mostrarci le condizioni in cui vivono. Ritroviamo anche a Chiaiano il fenomeno che abbiamo osservato a Taverna del ferro, ovvero le pareti delle camere che coincidono con le pareti perimetrali delle palazzine, si staccano dai muri. Una condizione pericolosissima, così come la condizione dei bagni degli appartamenti, con le pareti ricoperte di muffe. Davanti al rione sorge il cantiere per la realizzazione di 144 nuovi alloggi, finanziato in quota parte dal Pnrr per 18 milioni di euro. "Qui i lavori sono in grave ritardo – ci dice Giuseppe Leo abitante della zona – i lavori sono iniziati a ottobre 2025, quindi sono già partiti tardi. Ad oggi come regola dovrebbero esserci in costruzione già 3 palazzi, invece ce ne è soltanto uno ed anche in ritardo. Intanto le persone continuano a vivere tra infiltrazioni d'acqua e muffe, questi palazzi dovevano durare 10 anni, sono qui da più di 40, quindi è normale che tutto il materiale ormai si va a deperire". Il signor Arturo Rossi vive al primo piano dell'isolato 5, è un malato oncologico e ci mostra le condizioni del suo bagno. Muffe, acqua che gocciola, pareti che si staccano, un inferno. "Questa è una infiltrazione che abbiamo da anni, nel 2024 vennero anche a fare i lavori. Ad aprile vennero a fare i lavori ed a maggio avevamo di nuovo il problema. Stanno in ritardo, avrebbero dovuto finire nel 2026, ma non penso proprio che finiranno nel 2026 visto lo stato del cantiere" ci dice. Qui a Chiaiano c'è anche un problema, le nuove case sono state realizzate per un numero inferiore a quello degli abitanti attuali delle palazzine del rione 25/80. Tra occupazioni, sanatorie e graduatorie che cambiano, si è previsto un numero di abitazioni solo per gli aventi diritto, con la piccola particolarità però che l'opera riguarda l'abbattimento e la ricostruzione, quindi oltre a costruire le nuove case bisognerà abbattere le vecchie. E dove andranno i cittadini per cui non ci sarà posto nei nuovi alloggi? "Noi abbiamo chiesto al Sindaco ed alla Vice Sindaco di venire qui, di venirci a trovare, per vedere le nostre condizioni e per trovare una soluzione per tutti" ci dice Giuseppe Leo. Ma ad oggi non si registra nessun passo in questa direzione.

Pareti che si staccano dai muri, nel rione 25/80 a Chiaiano
Pareti che si staccano dai muri, nel rione 25/80 a Chiaiano

Il cantiere all'ex Opg: "Qui i lavori sono iniziati appena un anno fa"

Ma oltre alle opere che riguardano l'abbattimento e la ricostruzione delle palazzine popolari del post terremoto del 1980 delle periferie napoletane, i fondi del Pnrr, sono stati impegnati dal Comune di Napoli, anche in progetti sociali e ricreativi. E' il caso dell'Ex Opg di Materdei, un ospedale psichiatrico abbandonato dall'inizio degli anni '90 e diventato da più di 10 anni un centro sociale, l'ex Opg "Je so pazz". Stiamo parlando probabilmente del centro sociale più attivo in città, con servizi educativi, di assistenza sanitaria, assistenza legale, orientamento, servizi didattici per italiani e stranieri, insomma un polo ricreativo e culturale il cui impatto sul territorio è facilmente misurabile. Ma anche qui la fine dei lavori sembra lontanissima. Ancor di più perché questo progetto, di 17 milioni di euro, è interamente finanziato dal Pnrr, quindi dopo il 30 giugno 2026 non ci saranno nemmeno altri fondi a cui poter attingere per poter completare le opere. "I lavori che riguardano l'ex Opg sono lavori di riqualificazione e ristrutturazione principalmente del piano terra, delle coperture e delle facciate dell'edificio" ci spiega Simone Cioffi, attivista del centro sociale. "Attualmente il cantiere è in ritardo rispetto a quelle che sarebbero le scadenze previste dai fondi Pnrr. I lavori sono iniziati a gennaio del 2025, in quel periodo la ditta è entrata effettivamente all'interno dell'ex Opg. Ma per capire la gravità dei ritardi basta sapere che il piano esecutivo dei lavori è stato approvato lo scorso settembre" sottolinea Cioffi.

"Dopo il 30 giugno, nessuno sa esattamente cosa succede"

Ma quindi, all'ex Opg di Materdei, fino a Bipiani di Ponticelli, passando per Taverna del ferro e la 25/80 di Chiaiano, negli ultimi 4 anni cosa si è fatto? "Si è perso tempo" come dice Luca Dal Poggetto di Open Polis. Eppure i proclami degli amministratori pubblici sui progetti Pnrr si sono sprecati in questi anni. Abbiamo ritrovato un video proprio del Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che è anche presidente dell'ANCI, e proprio ad un convegno dell'associazione dei Comuni, nel 2023 rassicurava sulle "tempistiche perfette". Ed oggi vediamo che i tempi di consegna appaiono lontani. "In generale tutti i soggetti coinvolti nel Pnrr, dal governo alle amministrazioni territoriali hanno avuto un tipo di comunicazione molto positiva, molto ottimista per quanto riguarda l'attuazione del Pnrr. Quello che si è omesso di dire è che spesso i progetti già conclusi sono progetti di piccole dimensioni, mentre i progetti più grandi sia dal punto di vista finanziario che di realizzazione dell'opera, sono quelli che sono tendenzialmente più indietro, come segnala tra l'altro la Corte dei conti. Quello che emerge è una situazione che sostanzialmente non è in linea con quello che viene dichiarato dalle istituzioni" spiega Dal Poggetto. Alcune delle opere di cui abbiamo parlato hanno anche ulteriori finanziamenti, da altri fondi, ma per la quota parte che riguarda il Pnrr il termine del completamento al 30 giugno 2026 è perentorio. Ma cosa succederà dopo quella data? "La verità è che nessuno sa con certezza cosa avverrà dopo il 30 giugno 2026 – sottolinea l'analista di Open Polis – la commissione europea ha suggerito di finanziare con i fondi del Pnrr la parte che si riesce a completare entro il 2026, e poi attingere da altre risorse nazionali o locali, o altri fondi europei per completare la parte mancante, è chiaro però che questa parte è ancora tutta da definire. Il rischio è che i soggetti attuatori territoriali possano rimanere con il cerino in mano". Sui cantieri che prevedono abbattimento e ricostruzione altre fonti di finanziamento vengono indicate, ma è chiaro che i tempi di realizzazione delle opere difficilmente saranno rispettati. Ed intanto le persone continuano a vivere in condizioni estreme nelle palazzine del post terremoto di 46 anni fa, in quelle periferie che sarebbero già dovute diventare simbolo di rinascita e rigenerazione. "C'era tanta speranza in questo progetto – commenta Rosaria Licciardi di Taverna del ferro – ed era proprio sul fatto che si basava sui tempi stretti, per spendere le risorse del Pnrr. Ora, visti i ritardi e visto l'andamento delle cose, sta iniziando ad esserci un poco di paura".

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