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Bimbo ucciso di botte a Cardito (Napoli)

Bimbo ucciso di botte a Cardito, sentenza d’Appello il 21 ottobre per madre e patrigno

Si è chiuso il processo d’appello per la morte del piccolo Giuseppe, ucciso di botte a Cardito a soli 8 anni. Il patrigno in primo grado era stato condannato all’ergastolo. Il 21 ottobre la sentenza di secondo grado, imputata anche la madre.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Tony Essobti Badre e Valentina Casa
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Il prossimo 21 ottobre verrà letta la sentenza d'Appello per l'omicidio del piccolo Giuseppe, il bambino di otto anni morto il 27 gennaio 2019 per le botte subite in casa dal patrigno, Tony Essobti Badre. In primo grado l'uomo è stato condannato all'ergastolo, ma la difesa punta ad un cambio del capo di imputazione: non più un omicidio volontario ma di aver provocato il decesso con una condotta preterintenzionale.

Oggi l'ultima discussione degli avvocati nella seconda sezione della Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli, presieduta da Alfonso Barbarano. A difendere Tony Essobti Badre c'era l'avvocato Pietro Rossi che ha basato la sua arringa finale partendo proprio dai risultati della perizia sul corpo del bambino, secondo la quale il piccolo Giuseppe si sarebbe anche potuto salvare: in base a questo, dunque, l'avvocato ha chiesto che il patrigno non venga più giudicato colpevole di omicidio volontario come in primo grado, ma di averne provocato la morte attraverso "una condotta preterintenzionale", indicando la morte del bambino per una "omissione" da parte della madre.

Secondo l'avvocato Francesco Cappiello, che difende invece la madre naturale del bambino Valentina Casa, anche lei imputata nel processo d'Appello, la donna avrebbe invece cercato di difendere i bambini, riuscendoci con la bambina più piccola, ma venendo invece fermata dallo stesso Tony, che l'avrebbe spinta via quando avrebbe provato a frapporsi tra lui e il figlio Giuseppe. Posizione, quest'ultima, non condivisa però dall'avvocato Clara Niola, che rappresenta le parti civili tra cui il Telefono Azzurro: nella sua arringa ha sottolineato come la donna "non avrebbe fatto nulla impedire al compagno di picchiare il bambino". La parola ora passa ai giudici della seconda sezione della Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli, che il 21 ottobre leggeranno la sentenza verso i due imputati.

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