"Ua', Tony, mi credi, fratello? Mi fai schifo, fratello. Ora te lo sto dicendo. A parte che ora è venuta l'ambulanza qua, mi fai schifo fratello. Ragazzo, tu dici che sei fratello a me, tu sei un animale, fratello, tu devi essere chiuso, essere chiuso e le chiavi devono essere gettate, mi credi? Se facessi io le leggi, ti taglierei la testa come fanno in Marocco però, e la butterei". A scrivere è il fratello di Tony Essobti Badre, condannato all'ergastolo per la morte di Giuseppe Dorice, il piccolo di 7 anni ucciso a calci, pugni e colpi inferti con una mazza di scopa nel gennaio 2019 a Cardito, in provincia di Napoli.

È il 27 gennaio, il giorno del massacro, quello in cui Badre ha picchiato selvaggiamente Giuseppe e la sorellina, prima in camera, poi stringendoli nello spazio stretto tra il muro del bagno e il bidet. E lì giù botte, fino a ridurre entrambi a una maschera di sangue. Lei ce l'ha fatta, anche se i sanitari del 118 l'hanno soccorsa in condizioni gravissime. Lui, invece, è morto su quel divano, dove è stato adagiato dopo i colpi. Cianotico, privo di sensi, la gamba penzoloni. E una pomata all'arnica spalmata sulle ferite che non avrebbe mai potuto guarire quelle ossa sfondate.

Il messaggio è nelle motivazioni della sentenza, datato 14:16. L'ambulanza è appena arrivata nell'abitazione di Cardito, chiamata dal fratello di Badre, forse solo in quel momento i parenti dell'assassino si rendono davvero conto che, questa volta, il ragazzo è arrivato a un punto di non ritorno. I messaggi sono diversi, a distanza di pochi minuti. E sono un crescendo. Dai primi, in cui si capisce chiaramente che quella non era la prima volta che Badre picchiava i bambini, all'ultimo, con quel riferimento al taglio della testa ma non come sentenza di morte emessa da un tribunale: con un coltellaccio, alla maniera dei terroristi.

"Tony, che hai combinato? – scrive il fratello a Badre alle 13:25 – hai fatto un altro guaio, stronzo". Cinque minuti dopo, un altro messaggio, molto più lungo. "Te l'ho ripetuto più di mille volte – gli dice – le mani sui bambini non le devi mettere, fratello. Sbatti la testa nel muro, spaccati tu la testa, e Tony vengo stesso io a casa tua, ci prendiamo a mazzate io e te, se ti vuoi prendere a mazzate. Però la devi smettere, Tony, fratello, la devi smettere, non sono figli tuoi, non ti sanno, non ti conoscono, non sono niente per te, non è il tuo sangue. Tony, devi togliere le mani da dosso ai bambini, come cazzo te lo devo far capire?".

Due minuti dopo, altro messaggio. Il fratello continua sulla stessa linea. "Se Valentina non è buona a fare la mamma, io non voglio fare il padre, non voglio fare niente – scrive – ma io mi ti sto immaginando con un mio fratello". E gli fa un esempio, chiedendogli cosa farebbe se lui picchiasse ogni giorno il loro fratellino di 9 anni. "E fai le tarantelle – aggiunge – io altrettanto perché sono sempre bambini, qua c'è gente che vuole i figli e non li può avere. Ora, questa Valentina tiene 3 figli, deve vedere che il fidanzato gli deve mettere le mani addosso, che gli fa queste cose?".