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Bimbo ucciso di botte a Cardito (Napoli)
23 Settembre 2020
16:23

Bimbo ucciso di botte a Cardito, chiesto ergastolo per madre e patrigno

I pm del Tribunale di Napoli Nord hanno chiesto l’ergastolo, con 18 mesi di isolamento, per Tony Essobti Badre e per l’ex compagna Valentina Casa: l’uomo è accusato della morte del piccolo Giuseppe Dorice, 7 anni, morto dopo un feroce pestaggio nel gennaio 2019 a Cardito e di maltrattamenti in famiglia; la donna risponde dei capi di accusa sotto il profilo omissivo, non essendosi mai ribellata e non avendo chiesto denunciato.
A cura di Nico Falco
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Valentina Casa e Tony Essobdi Badre
Valentina Casa e Tony Essobdi Badre
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Ergastolo, con 18 mesi di isolamento, e tutte le pene accessorie. È la richiesta dei sostituti procuratori di Napoli Nord Paola Izzo e Fabio Sozio nei confronti di Tony Essobti Badre, 25 anni, accusato dell'omicidio di Giuseppe Dorice, e della compagna, Valentina Casa, madre del bambino. La vicenda risale al 27 gennaio 2019, ma fu l'ultimo atto di una storia che andava avanti da mesi: quella sera il piccolo, 7 anni, fu picchiato selvaggiamente da Badre; il piccolo fu soccorso soltanto parecchi minuti dopo, ma non ce la fece.

Le richieste di condanna sono state avanzate dalla terza Corte di Assise del Tribunale di Napoli (presidente Laposta), dove è in corso il processo dopo quasi 4 ore di requisitoria. Badre è accusato dell'omicidio di Giuseppe, del tentato omicidio della sorellina (anche lei massacrata quella sera) e di maltrattamenti aggravati dalla crudeltà e dai futili motivi, dalla minorata difesa e dall'abuso delle relazioni domestiche (quest'ultima circostanza riguarda Giuseppe e le due sorelline). Valentina Casa, invece, risponde di tutti capi di accusa sul profilo omissivo: secondo le indagini, pur essendo a conoscenza degli abusi precedenti, non aveva mai fatto nulla per impedire che si ripetessero e quella sera, presente anche lei nell'abitazione di Cardito, non aveva fatto niente per fermare il compagno e non aveva allertato i soccorsi dopo il feroce pestaggio.

Dagli accertamenti delle forze dell'ordine era inoltre emerso che molti sapevano di quelle violenze che si consumavano tra le mura domestiche. A cominciare dai vicini di casa, che avevano notato la paura dei bambini e i frequenti litigi, per finire alle insegnanti della scuola frequentata da Giuseppe e dalla sorellina, che in diversi casi avevano visto anche i segni di violenza sui loro corpi. Nessuno, però, aveva mai chiamato le forze dell'ordine.

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