29 Novembre 2022
9:54

Al Mercadante arriva Il Crogiuolo di Miller: la caccia alle streghe racconta la contemporaneità

Arriva al Mercadante Il Crogiuolo, il testo di Arthur Miller adattato da Filippo Dini: la caccia alle streghe di Salem usate per raccontare il peggioramento del nostro vivere civile.
A cura di Redazione Cultura

Dal 1693 ai giorni d'oggi passando per la metà degli anni 50: dalla caccia alle streghe alla contemporaneità attraversando il maccartismo. È un lungo filo quello che il regista Filippo Dini – artista residente del Teatro Stabile di Torino, e regista di testi come Casa di bambola, The Spank e Ghiaccio – dipana nella sua versione de Il Crogiuolo, il testo di Arthur Miller, qui nella traduzione di Masolino d’Amico, che sarà in scena al teatro Mercadante di Napoli da martedì 29 novembre a domenica 4 dicembre per una produzione che vede unire le forze, oltre allo Stabile partenopeo anche il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e il Teatro Stabile di Bolzano e dal Teatro di Napoli con il sostegno della Fondazione CRT.

Scritto dal nel 1953 durante il Maccartismo, Miller usa la storia della caccia alle streghe che si svolse alla fine del 1600 a Salem per raccontare quello che stava succedendo negli Stati Uniti a metà degli anni '50, quando il Senatore McCarthy cominciò una nuova caccia alle streghe, dove le streghe erano soprattutto personaggi pubblici accusati di essere comunisti e avere idee antiamericane. Un'allegoria che Dini ha voluto riprendere per parlare anche del presente, come spiega lui stesso: "Il grande parallelo che ritrovo, come Miller lo trovò nella sua epoca, dopo aver visto la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi economica è sempre un peggioramento del nostro vivere civile, una impossibilità a prendere dalle catastrofi l'opportunità per migliorarsi, ma invece sempre una nuova occasione per un'isteria collettiva e un nuovo peggioramento nell'elaborazione e della gestione dei diritti civili".

Miller lo scrisse in sedici mesi e lo mise immediatamente in scena, era il 22 gennaio 1953, al Martin Beck Theatre di New York: "Non fu soltanto la nascita del maccartismo a provocarmi, ma qualcosa che appariva molto più fatale e misterioso. Era il fatto che una campagna politica fosse in grado di creare non soltanto terrore, ma una nuova realtà soggettiva, una vera mistica che stava a poco a poco assumendo addirittura una colorazione sacra… Vedevo uomini consegnare la propria coscienza ad altri uomini e ringraziarli della possibilità che essi gli davano di farlo". In Italia è un testo "praticamente sconosciuto" come spiega sempre Dini: "Venne messo in scena da Luchino Visconti quasi subito, quando fu scritto, e una decina d'anni dopo da Sandro Bolchi, io per fortuna lo lessi una quindicina di anni fa e me ne innamorai perdutamente".

Sul palco dello Stabile napoletano, oltre allo stesso Dini ci saranno (in ordine alfabetico): Virginia Campolucci, Gloria Carovana, Pierluigi Corallo, Gennaro Di Biase, Andrea Di Casa, Didì Garbaccio Bogin, Paolo Giangrasso, Fatou Malsert, Manuela Mandracchia, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Valentina Spaletta Tavella, Caterina Tieghi, Aleph Viola. Le scene sono di Nicolas Bovey, i costumi di Alessio Rosati, le luci di Pasquale Mari e le musiche di Aleph Viola mentre la collaborazione coreografica di Caterina Basso e aiuto regia Carlo Orlando. La durata dello spettacolo è di 3 ore, compreso l'intervallo.

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