Ai domiciliari con la droga, arrestato a Napoli trafficante internazionale di documenti falsi

Cocaina, un bilancino di precisione, soldi contanti. Li hanno trovati i poliziotti in casa di Vincenzo Russolillo, 49enne napoletano, già sottoposto ai domiciliari perché coinvolto in una indagine della sezione Antiterrorismo della Digos di Roma per un giro di patenti, permessi di soggiorno e carte di identità falsi che venivano smistate ad extracomunitari, tra questi anche personaggi legati al terrorismo.
Gli agenti del commissariato Vicaria-Mercato, agli ordini del primo dirigente Davide Della Cioppa, hanno controllato l'abitazione di Russolillo nell'ambito dei controlli di routine; durante l'ispezione è saltata fuori la droga, 4,4 grammi divisa in sei involucri, oltre al materiale per la divisione in dosi. L'uomo è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti; dopo la convalida il 49enne è stato condannato a 10 mesi di reclusione e nuovamente sottoposto agli arresti domiciliari, con valutazione per l'aggravamento della misura.
Russolillo, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, era stato più volte trovato in possesso di documenti contraffatti e dell'attrezzatura per produrli. Nell'aprile 2019 gli agenti dello stesso commissariato avevano scoperto in casa sua tutto l'occorrente per produrre documenti e permessi di soggiorno falso. Nel gennaio 2020, in un'altra operazione, nella stessa casa erano stati trovati di nuovo documenti falsi e 100 grammi di cocaina.
Da Napoli documenti falsi per i terroristi
L'ultimo arresto quattro mesi dopo, nel maggio 2020, quando in via Carriera Grande sono arrivati gli agenti della Digos di Roma. Le indagini, avviate nel luglio 2019, tre mesi dopo la prima irruzione, avevano svelato che la stamperia aveva ripreso a funzionare appena 48 ore dopo il sequestro di gennaio e che, gestita da Russolillo insieme ai tre fratelli, produceva valanghe di documenti falsi, con clienti legati al terrorismo. Quell'indagine era collegata all'attentato di Berlino del 19 dicembre 2016: gli investigatori hanno scoperto che, tramite diversi intermediari, l'attentatore Anis Amri si era rivolto a un tunisino collegato alla centrale napoletana per ottenere dei documenti falsi.
