Affitti a Napoli, il rinnovo 2025 costerà almeno 372 euro in più all’anno a causa dell’inflazione

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L’adeguamento Istat 2025 colpisce i contratti 4+4 in città. Napoli tra le più care d’Italia insieme a Bologna, Cagliari e Monza.

Chi ha firmato un contratto di affitto 4+4 e si trova con la scadenza di rinnovo annuale ad aprile si trova davanti a una bolletta più salata. A Napoli, secondo le stime dell'ufficio studi di Idealista, l'adeguamento all'indice Foi porta il canone mensile di un trilocale a crescere di 31 euro al mese, 372 euro in più da qui a dodici mesi.

Il meccanismo è automatico e previsto dalla legge: i contratti a canone libero di durata 4+4 si aggiornano ogni anno in base all'indice Foi calcolato dall'Istat, che misura l'inflazione sui consumi delle famiglie operaie e impiegatizie. Ad aprile 2025 quell'indice segna un +2,7% su base annua. Per ogni famiglia che affitta un trilocale a Napoli – il taglio più richiesto, come ricorda lo stesso report – significa passare dalla rata attuale a una più alta senza possibilità di negoziazione, salvo accordi espliciti tra le parti.

A livello nazionale, il rincaro medio per un trilocale è di circa 25 euro al mese, 300 euro l'anno. Napoli si colloca sopra la media, nella fascia degli aumenti tra 30 e 40 euro mensili, accanto a Bologna, Cagliari e Monza. Sopra ci sono solo Milano (49 euro in più, 588 all'anno), Como (40 euro), Roma e Firenze (39 euro ciascuna) e Venezia (36 euro). Il capoluogo campano non è ai vertici della classifica degli affitti assoluti – quel primato appartiene stabilmente a Milano – ma il peso dell'adeguamento si fa sentire su un mercato dove la domanda di locazioni è in crescita e l'offerta di abitazioni a prezzi accessibili resta strutturalmente insufficiente. Il report di Idealista si concentra esclusivamente sui capoluoghi di provincia, escludendo i comuni della provincia per garantire una base dati più solida. L'analisi non include i contratti a canone concordato, che seguono regole di aggiornamento diverse e spesso più contenute. I rincari mensili più bassi d'Italia riguardano città come Caltanissetta e Vibo Valentia, con appena 10 euro in più al mese. Il divario tra il nord e il sud del Paese – almeno in termini assoluti di aumento – si conferma direttamente proporzionale ai canoni di partenza: più si paga, più cresce. Se l'inflazione dovesse salire ulteriormente, i contratti con scadenza nei prossimi mesi potrebbero registrare aumenti ancora più alti.

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