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A Napoli montagne di basoli vesuviani conservati sotto il ponte della metro, ma per rifare le strade si usa la pietra dell’Etna

A Napoli la pietra vesuviana c’è ancora: è depositata sotto il ponte della metro di Piscinola e a Ponticelli. Pariante: “Perché per rifare le strade usano quella dell’Etna?”
Il deposito dei basoli vesuviani sotto il viadotto della metro
Il deposito dei basoli vesuviani sotto il viadotto della metro

A Napoli centinaia di basoli vesuviani depositati sotto i piloni del viadotto della metro Linea 1 a Piscinola, in gran parte coperto. Un altro deposito pieno di pietra lavica pregiata è a Ponticelli. Ogni basolo, tipico dell'area vulcanica partenopea, può arrivare a costare 250 euro. "Ma per rifare le strade del centro storico si usa la pietra etnea, che non è tipica della città. Perché?": se lo chiede Antonio Pariante, presidente del comitato Santa Maria di Portosalvo, che da anni si batte per l'uso dei materiali storici negli interventi di ripavimentazione del centro storico di Napoli, tutelato dall'Unesco.

A causa della penuria di pietra vesuviana – per fortuna da tempo non ci sono eruzioni – il Comune di Napoli negli ultimi anni si è indirizzato sulla pietra etnea per gli innesti e le ripavimentazioni in centro. Etnea è la pietra usata a piazza Mercato, così come quella in via Toledo e sul lungomare di via Partenope e via Nazario Sauro. In altri casi, come in via Marina, i vecchi basoli sono stati sostituiti direttamente con l'asfalto. I basoli, invece, vengono usati per le riparazioni urgenti delle strade del centro. Il caso è rispuntato in occasione dei lavori in via Mezzocannone, nel cuore del centro storico Unesco. Qui, l'allargamento del marciapiedi è avvenuto aggiungendo una pietra diversa per forma e colore a quella preesistente vesuviana. Da qui, il doppio colore, contro il quale si sono scagliati i comitati civici e i residenti della zona.

I marciapiedi di due colori a Mezzocannone
I marciapiedi di due colori a Mezzocannone

"Ma la pietra vesuviana c'è – racconta Pariante – come documentano le nostre foto dei depositi comunali. Tonnellate di basoli rimossi da varie parti della città vengono invece sostituiti dalle meno pregiate mattonelle di pietra etnea. Una discutibile operazione di restyling a scapito della tradizionale pavimentazione lapidea della città. Dieci anni fa la nostra prima denuncia su questo misterioso fenomeno che sta alterando l’originalità del territorio e l’autenticità dei luoghi. In spregio del Codice del Paesaggio e della tutela Unesco, i cui delegati sono stati ospiti a Napoli proprio pochi mesi fa".

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