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Cosa mangiare a Napoli: i 15 cibi rappresentativi della cucina partenopea

Napoli vanta una tradizione culinaria molto antica e variegata: dai primi ai secondi piatti ai dessert, fino agli immancabili contorni d’ogni tipo e al fritto, vera delizia del palato, ormai street food a tutti gli effetti. Insomma: il capoluogo partneopeo non è soltanto pizza. Ecco i nostri suggerimenti.
A cura di Giuditta Danzi
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La cucina napoletana è molto ricca e risente delle mille influenze dovute ai numerosi contatti con altre culture che ha avuto la città grazie al mare. A Napoli tra dominazioni e navi mercantili sono arrivati una miriade di ingredienti che la città ha fatto propri in ricette elaborate come povere. Scopriamo insieme quali sono i quindici cibi più rappresentativi di Napoli da mangiare il prima possibile:

  1. Pizza
  2. Pastiera
  3. Friarielli
  4. Babà
  5. Mozzarella di Bufala
  6. Struffoli
  7. Frittata di pasta
  8. Fagioli e cozze
  9. Puttanesca
  10. Ragù napoletano
  11. Parmigiana di melanzane
  12. Sfogliatella
  13. Pasta e patate
  14. Casatiello
  15. Zucchine alla scapece

1. La pizza

La pizza napoletana cotta esclusivamente in forno a legna.
La pizza napoletana cotta esclusivamente in forno a legna.

Di pizze in Italia, ma anche all’estero, se ne trovano a iosa ma solo quella tipica napoletana, morbida e coi bordi alti, è riconosciuta dalla Comunità Europea come specialità tradizionale garantita, ovvero il marchio Stg che tutela proprio i prodotti fatti secondo tradizione. Oggi si trovano pizze per tutti i gusti, ma due sono le più tradizionali: la marinara con pomodoro, origano, aglio e la margherita, la tricolore con pomodoro, mozzarella e basilico. Si narra che a creare questa pizza fu Raffaele Esposito, cuoco della pizzeria Brandi, come omaggio a Margherita di Savoia in visita nella città nel 1889. In realtà, però, ci sono prove che questa pizza esistesse ben prima e che il nome dipendesse dalla disposizione della mozzarella simile appunto a quella del fiore.

2. Pastiera

La pastiera napoletana.
La pastiera napoletana.

Napoli ha una ricca tradizione culinaria non solo per i cibi salati ma anche per i dolci, alcuni dei quali legati solo a determinate festività. La pastiera di grano è uno dei dolci più apprezzati, legato tradizionalmente alla Pasqua, anche se nasce come simbolo di rinascita nelle feste pagane primaverili. In teoria prepararla è molto semplice: non è altro che una base di pasta frolla con un ripieno di grano, ricotta, zucchero e uova. Peccato che a dare alla pastiera napoletana originale il suo caratteristico sapore siano la frutta candita e gli aromi, da dosare con maestria.

3. Friarielli

I friarielli.
I friarielli.

Prima coltivati anche a Napoli, tanto che il Vomero era chiamato “o colle d' ‘e friarielle”, oggi le cime di rapa vengono coltivate soprattutto nelle zone interne della Campania. Una possibile derivazione del termine friarielli è legata proprio alla cottura: frijere che in napoletano significa friggere. Per prepararli basta prendere le parti più tenere delle cime di rapa e metterle in padella con aglio, olio e peperoncino. Spesso a Napoli vengono consumati come contorno alla salsiccia.

4. Babà

Baba’ a vari gusti.
Baba’ a vari gusti.

Nessuno ha dubbi sul fatto che il babà sia un dolce tipicamente napoletano, eppure le sue origini si trovano in Polonia e in Francia. A creare il babà pare sia stato, infatti, Stanislao Leszczyński, re polacco che si dilettava in cucina ma aveva problemi coi denti e, quindi, coi cibi troppo duri. Ebbe così l’idea di inzuppare il kugelhupf, un dolce tipico della zona, con un vino ungherese. Secondo altre fonti, invece, scagliò il dolce contro un bicchierino di rum facendo una piacevole scoperta. Fatto sta che il babà si trasferì a Parigi col celebre pasticcere francese, Nicolas Stohrer, che ne creò una versione con macedonia di frutta chiamata baba savarin. Solo quando arrivò a Napoli nell’Ottocento, però, conobbe la sua fortuna con la caratteristica forma a fungo e un impasto ancora più soffice. E il rum ovviamente.

5. Mozzarella di bufala

La mozzarella di bufala.
La mozzarella di bufala.

La mozzarella di bufala non è propriamente di Napoli, ma è propria delle province di Caserta e Salerno. Ciò nonostante è indubbiamente uno dei cibi rappresentativi di Napoli. Mangiata come antipasto, da sola o con un affettato, oppure messa ad arricchire una pizza margherita o un piatto di gnocchi, la mozzarella di bufala è sempre una delizia per il palato. Se la comprate dovete solo rispettare una regola d’oro: la mozzarella di bufala non va conservata in frigorifero, ma a temperatura ambiente. Il consiglio è ovviamente quello di consumarla il prima possibile.

6. Struffoli

Gli struffoli.
Gli struffoli.

Gli struffoli sono delle palline di impasto fritte nell’olio o nello strutto e poi condite con miele e confettini. L’impasto degli struffoli è molto semplice da realizzare: uova, farina, strutto, liquore all’anice e un po’ di zucchero. Anche questo dolce, pur essendo tipico campano, pare abbia origini lontane. Secondo alcuni sarebbe derivato da un dolce arrivato in zona ai tempi della Magna Grecia, mentre secondo altri deriverebbe dalle piñonate della cucina andalusa. Di certo ormai sono diventati uno dei cibi rappresentativi della cucina napoletana, specie nel periodo natalizio.

7. Frittata di pasta

La frittata di pasta.
La frittata di pasta.

A Napoli c’è una lunga tradizione di produzione della pasta di grano duro. Ancora oggi nella regione risiedono alcuni tra i migliori pastifici italiani. Gli spaghetti vengono spesso identificati come dei piatti simbolo di Napoli, da quelli semplici col pomodoro e quelli con le vongole. Una delle preparazioni tipiche della città è la frittata di pasta, realizzata nella tradizione con gli avanzi di una spaghettata, ma oggi anche preparata appositamente. Una volta cotti gli spaghetti o i vermicelli, si mischiano con formaggio, salame e uova e si frigge in padella. Il piatto ideale per un pranzo al sacco.

8. Fagioli e cozze

Fagioli e cozze.
Fagioli e cozze.

Altro cibo rappresentativo di Napoli sono i fagioli con le cozze. Il segreto di questo piatto sta nel non farlo venire brodoso, come fosse una zuppa, ma bello denso. Nella cucina napoletana tradizionalmente la pasta viene cotta coi legumi proprio perché, l’amido che rilascia in cottura, aiuta ad avere come risultato una maggiore consistenza. I fagioli con le cozze nascono come piatto povero di una città di mare, ma oggi è apprezzato dai migliori chef, non solo napoletani.

9. Puttanesca

Gli spaghetti alla puttanesca
Gli spaghetti alla puttanesca

Spesso chiamata a Napoli “aulive e cchiapparielle”, la puttanesca è un sugo tipico di Napoli a base di pomodoro, olive nere di Gaeta, aglio, capperi e origano. La pasta principe da abbinare a questo sugo sono gi spaghetti, ma oggi non mancano varianti con altri formati di pasta, anche corti. Sulle origini degli spaghetti alla puttanesca ci sono diverse versioni. Secondo una di queste, ad avere l’idea di questo sugo fu il proprietario di una casa di appuntamenti nei Quartieri Spagnoli, secondo altri si rifà ai colori sgargianti indossati dalle prostitute per richiamare i clienti. Qualunque sia la sua origine, oggi gli spaghetti alla puttanesca sono uno dei piatti da non perdere della cucina napoletana.

10. Ragù napoletano

Il ragu’ napoletano.
Il ragu’ napoletano.

Decantato anche in “O rrau”, una poesia di Edoardo De Filippo, il ragù napoletano è uno dei tre tipi esistenti in Italia, insieme al bolognese e al potentino. Non c’è accordo sul tipo migliore di carne da utilizzare, né sul tipo di pomodoro ma se c’è una cosa certa sono i tempi di cottura molto lunghi, intorno alle sei ore. La carne non è tritata ma intera, infatti spesso viene usato come piatto unico nei pranzi domenicali.

11. Parmigiana di melanzane

La parmigiana di melanzane
La parmigiana di melanzane

A contendersi la paternità della parmigiana di melanzane con Napoli c’è anche la Sicilia, ma l’unica cosa certa è che l’utilizzo della melanzane in genere è legato al’arrivo del pomodoro nel nostro Paese. Oggi esistono anche versioni light della parmigiana, con le melanzane grigliate invece che fritte. La ricetta originale, invece, prevede che vengano fritte due volte: una volta appena tagliate, una’altra con farina e uovo. Alle melanzane fritte si aggiunge pomodoro, mozzarella, parmigiano e basilico e non resta che gustarla.

12. Sfogliatella

Le sfogliatelle ricce.
Le sfogliatelle ricce.

La sfogliatella è uno dei cibi più rappresentativi di Napoli, ma chi non ha mai messo piede in Campania a volte ignora che ne esistono due tipi: la più famosa riccia a base di pasta sfoglia e la frolla. A dare i natali a questo tipico dolce napoletano fu il monastero di Santa Rosa da Lima sulla costiera amalfitana nel Settecento. Come spesso accade in cucina, tutto avvenne in modo casuale: la suora voleva utilizzare della pasta di semola avanzata così la mischiò con frutta secca, limoncello e zucchero e la avvolse nella pasta sfoglia. Dopo averla cotta in forno, in quel convento fu gustata la prima sfogliatella, chiamata Santarosa dal nome del convento. Solo nel 1818 un cuoco riuscì ad entrare in possesso della ricetta e, dopo averla modificata in quella che noi oggi conosciamo, la lanciò al grande pubblico.

13. Pasta e patate

Pasta e patate
Pasta e patate

La pasta e patate è uno di quei piatti delle classi meno abbienti della popolazione, diventato oggi non solo uno dei cibi rappresentativi di Napoli, ma anche un cavallo di battaglia di alcuni chef. La sua nascita è collocata intorno al Seicento, quando i più poveri trovarono nelle pasta e patate un piatto economico e nutriente. Come in tutte le cucine povere, a volte era arricchito con pezzi di scarto della carne, come il mascariello, ovvero la guancia del maiale o del bue.

14. Casatiello

Il casatiello
Il casatiello

Il casatiello non manca mai sulle tavole napoletane nel periodo di Pasqua. Le origini di questa torta rustica a base di strutto, farina, uova, formaggio e “cicoli” (ciccioliin italiano) risalgono a prima del Seicento, anche se non se ne conosce esattamente la storia. La sua forma tipica è a ciambella, che richiama la corona di spine di Cristo crocifisso. Un tempo cotto nel forno a legna, oggi si prepara quasi sempre in quelli domestici e ne sono nate numerose varianti: c’è chi usa anche pezzetti di mortadella o di prosciutto cotto al posto del salame e dei ciccioli.

15. Zucchine alla scapece

Zucchine a fette pronte per la scapece.
Zucchine a fette pronte per la scapece.

Le zucchine alla scapece sono un piatto molto semplice da realizzare: non dovete dar altro che friggere le fette di zucchine e condirle con aceto, aglio e menta. Secondo alcuni il nome deriverebbe dal suo ideatore, Marco Gavio Apicio (25 a.C.-37 d.C.), un cuoco dell’antica Roma, ma sembra molto più probabile che derivi dal termine spagnolo usato per indicare la marinatura nell’aceto, escabeche.

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