L’occasione è quella di una conferenza stampa, convocata da due parlamentari del Pd, per annunciare la presentazione di un’interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Salvini. La particolarità è che a partecipare a questa conferenza stampa, all’interno della sede del partito di Modena, è anche la Digos, arrivata senza essere ‘invitata’. La vicenda viene raccontata da Democratica, parlando della conferenza stampa convocata da Piero Fassino e Giuditta Pini. L’intenzione dei due era quella di chiedere conto a Salvini dei dati errati forniti sui reati relativi alla città di Modena, diffusi dal Viminale. Ma per la conferenza è arrivata anche la Digos, come riportano anche alcuni siti locali.

Democratica, organo d’informazione del Pd, parla di “presenza inconsueta, quella di poliziotti che entrano in una sede di partito e assistono a una conferenza stampa che ha per oggetto critiche al loro ministro. Non un bel segnale, sicuramente”. E sempre Democratica sottolinea ancora: “La vicenda, che a questo punto verrà chiarita dalla risposta ad un’altra interrogazione (se il ministro avrà la bontà di rispondere al termine di questo infinito tour elettorale), è solo l’ultima di una serie di episodi a metà tra l’intimidatorio e il muscolare”.

Gli episodi ricordati dal segretario provincia del Pd modenese, Davide Fava, sono vari: dal signore di oltre 70 anni di Carpi che è stato “fatto scendere da un tetto e ammanettato” perché protestava contro Salvini, ai giovani segnalati che contestavano a Modena e Sassuolo. I due parlamentari dem presenti a Modena, Fassino e Pini, spiegano ancora la loro interrogazione: “Il ministro Salvini avvelena ogni giorno il clima elettorale, usando l’aggressività come cifra della sua campagna elettorale, senza alcuna attenzione al merito delle questioni. I dati sui reati evocati da Salvini non hanno avuto riscontri nella realtà, anzi la stessa questura ha poi certificato che i reati nella città di Modena sono in calo costante da alcuni anni. Presenteremo una interrogazione perché il Viminale deve certificare i risultati veri. È inaccettabile questo modo di usare i dati per fare campagna elettorale”.