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22 Giugno 2022
19:11

Vandalizzata con il fuoco la panchina per Lea Garofalo a Milano

È stata vandalizzata ancora la panchina rossa dedicata a Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta a Milano nel 2009. I precedenti tentativi nell’aprile e nel settembre del 2021.
A cura di Francesca Del Boca
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Facebook Giulia Pelucchi, presidente Municipio 8 Milano
Facebook Giulia Pelucchi, presidente Municipio 8 Milano

Hanno tentato di darle fuoco. Per questo adesso la panchina rossa di piazza Prealpi, dedicata a Lea Garofalo, è scurita da un grande alone nero. A denunciarlo il Pd di Milano, con la segretaria Silvia Roggiani e la presidente del Municipio 8 Giulia Pelucchi. "Questi spregevoli sfregi sono il motivo per cui, ogni giorno, dobbiamo tenere alta l'attenzione", scrivono su una nota. "È un gesto vile, non ci faremo intimidire. Combatteremo sempre qualsiasi organizzazione di stampo mafioso seguendo l'esempio di Garofalo".
Le telecamere della zona potranno portare all'individuazione dei colpevoli, per ora ancora ignoti. Intanto le panchine colorate continuano a diffondersi per tutta la città. "Dopo la panchina gialla per Regeni e Zaki, la prossima sarà dedicata alla comunità arcobaleno".

I precedenti nel 2021

Non è la prima volta che la panchina rossa e la targa che ricordano Lea Garofalo, vittima della ‘ndrangheta e uccisa a Milano nel novembre del 2009, viene vandalizzata. Nel settembre dell'anno scorso, è stata imbrattata di scritte la targa in memoria. Sempre le fiamme avevano invece deturpato parte della panchina l'aprile dello stesso anno, dopo neanche un mese dall'inaugurazione.

Chi era Lea Garofalo

Lea Garofalo fu ammessa al programma di protezione testimoni nel 2002, quando accusò il marito e il cognato, Carlo e Giuseppe Cosco, per l'omicidio del fratello Floriano Garofalo. Attirata a Milano con la scusa di parlare con l'ex compagno Carlo del futuro della figlia Denise, Lea venne uccisa il 24 novembre 2009 in un appartamento in piazza Prealpi. Il suo corpo, una volta trasportato a Monza, venne dato alle fiamme nel tentativo di occultare le prove del delitto. Uno dei complici confessò poi l'omicidio, e portò a rinvenire più di 2000 frammenti ossei e la collana di Lea Garofalo.

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