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Umberto e Greta, travolti e uccisi da un motoscafo sul lago di Garda

Umberto e Greta uccisi sul lago di Garda, i due tedeschi che li hanno travolti fanno ricorso

A distanza quasi sette mesi dalla sentenza di primo grado, Kassen e Teismann intendono procedere in appello. I legali dei tedeschi contestano la pena detentiva e la ricostruzione dei fatti della giustizia italiana.
A cura di Francesca Del Boca
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Sono stati condannati per aver ucciso Umberto Garzarella e Greta Nedrotti, travolgendoli a gran velocità con il loro motoscafo mentre navigavano sul lago di Garda: Christian Teismann, proprietario del motoscafo Riva che con una velocità oltre il limite consentito investì il gozzo con a bordo i due ragazzi, è stato condannato a 2 anni e 11 mesi. Mentre per l’amico alla guida, Patrick Kassen, il giudice Mauroernesto Macca ha disposto una pena di 4 anni e 6 mesi.

Ma Patrick Kassen e Christian Teismann non ci stanno. I cittadini tedeschi che la notte del 19 giugno 2021 hanno colpito la barca dei due fidanzati, di 25 e 37 anni, impugneranno la sentenza di primo grado e faranno ricorso in appello.

Le motivazioni della sentenza di condanna

Nelle motivazioni della sentenza, si legge: "È certa la circostanza che al momento dell'impatto il Riva fosse pilotato da Kassen e che tanto lui quanto l’amico Teismann, negli istanti della collisione con il lancione, fossero in stato di ubriachezza o quantomeno di ebbrezza alcolica".

Il giudice infine non ha riconosciuto il reato di omissione di soccorso: Kassen e Teismann non si sarebbero resi conto di avere investito un’imbarcazione con a bordo dei passeggeri. Un'accusa particolarmente pesante, dal momento che Greta, al contrario di Umberto che invece è morto sul colpo, si sarebbe potuta salvare.

I due tedeschi ubriachi al volante

A stabilire che durante l'impatto i due fossero ubriachi, un video (in cui si vede uno dei due barcollare e cadere in acqua subito dopo l'incidente mortale) e alcune testimonianze ("Erano alterati e ubriachi", raccontò una dipendente del rimessaggio barche).

Dal canto loro, i due hanno sempre negato. "Pensavamo fosse uno scoglio", dissero a proposito dell'urto. E, sulla questione dell'alterazione alcolica, ancora di più: "Avevamo bevuto solo qualche bicchiere di vino a cena".

Del resto non c'è nessun test che possa inchiodarli, ma solo una convergenza di altre prove: uno dei due si era sottoposto all’alcol test il giorno seguente, risultando poi negativo. L’altro addirittura si era rifiutato: “È un suo diritto, non era obbligato a eseguirlo”, commentò l'avvocato.

Contestata la ricostruzione della giustizia italiana

Proprio per questo, a distanza quasi sette mesi dalla sentenza di primo grado, Kassen e Teismann intendono procedere in appello. Negli atti depositati in Procura nei giorni scorsi, i legali dei tedeschi contestano infatti la pena detentiva e la ricostruzione di quanto accaduto fatta durante il processo di primo grado.

Il prossimo passo è la fissazione del nuovo procedimento da parte della Corte d’Appello di Brescia.

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