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Uccise la compagna e poi ne simulò il suicidio: “Colpita a calci e strangolata con la cintura dell’accappatoio”

Ramona Rinaldi sarebbe stata colpita a calci e strangolata con la cinta dell’accappatoio dal compagno, che poi ne avrebbe simulato il suicidio: è questa l’accusa rivolta a Daniele Re, per cui a giugno si aprirà il processo.
A cura di Ilaria Quattrone
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L'avrebbe colpita diverse volte a calci, l'avrebbe strangolata con la cintura dell'accappatoio e poi avrebbe simulato il suo suicidio. È questo quello che sarebbe accaduto a Ramona Rinaldi, la donna di 39 anni che è stata trovata morta nella sua abitazione a Veniano, comune che si trova in provincia di Como. Dopo cinque mesi, è stato possibile ricostruire la dinamica della morte e accusare il compagno, Daniele Re, del femminicidio che è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario. A giugno, si aprirà il processo davanti alla Corte d'Assise di Como.

Stando a quanto ricostruito dalla procura di Como, precisamente dal sostituto procuratore Antonio Pavan, il 35enne l'avrebbe maltrattata per diversi mesi, l'avrebbe accusata di un tradimento, l'avrebbe seguita e controllata fino a ucciderla nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2025. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno raccolto diverse testimonianze, che hanno raccontato come la vittima fosse perseguitata. Il compagno l'avrebbe spesso pedinata fino a casa dei parenti o sul luogo di lavoro, l'avrebbe spesso videochiamata per verificare dove si trovasse o con chi fosse, avrebbe addirittura usato un'app per il monitoraggio degli spostamenti e avrebbe installato telecamere nascoste in casa. L'avrebbe anche obbligata a sbloccare il suo cellulare con l'impronta digitale e avrebbe controllato i suoi profili social per verificare ogni contatto.

Il 20 febbraio, il giorno prima della morte, sarebbe avvenuto l'ultimo pedinamento. Per gli inquirenti, i due avrebbero iniziato a litigare. L'uomo l'avrebbe presa a calci sulle gambe – come dimostrato dalle ecchimosi – poi l'avrebbe strangolata con la cintura dell'accappatoio, l'avrebbe trascinata in bagno e l'avrebbe appesa alla barra di supporto della doccia per simularne il suicidio. L'allarme è stato poi lanciato da lui stesso alle 5 del mattino: ha raccontato di aver trovato la compagna priva di vita in bagno. Gli inquirenti non hanno però creduto fino in fondo alla versione dell'uomo. Le testimonianze, le intercettazioni telefoniche e le altre indagini hanno permesso di raccogliere elementi che hanno permesso di ricostruire una dinamica diversa. Re, a metà luglio, è stato arrestato e adesso si trova nel carcere di San Vittore. È inoltre accusato di maltrattamenti.

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