La lettera, letta dal suo avvocato Gianfranco Ceci durante l'ultima udienza del processo in cui era imputato per omicidio, l'ha scritta poco prima di togliersi la vita in carcere. Maurizio Quattrocchi, l'uomo accusato di aver ucciso brutalmente la moglie, Zinaida Solonari, di appena 36 anni, nell'ottobre del 2019, ha lasciato una memoria in cui ha ammesso il delitto, chiedendo successivamente scusa ai figli per averli privati della madre.

La lettera dell'assassino suicida: L'ho uccisa perché temevo di perderla

Il legale di Quattrocchi, suicidatosi la settimana scorsa nella sua cella, ha preso in mano la lettera, leggendo: "Mi trovo in carcere per avere commesso la cosa più brutta che si possa fare, avere tolto la vita a mia moglie, la mamma dei miei meravigliosi figli". "Non c’è un solo giorno – ha scritto l'imputato – che non penso a quello che ho fatto, cosa possa avermi spinto a fare quel brutto gesto. Fino a poco tempo fa ero il papà più felice del mondo. Adesso mi ritrovo a piangere tutti i giorni, mi rendo conto che ho sbagliato". Dal carcere, Quattrocchi ha ribadito di pensare "continuamente" ai figli che ora "per colpa mia si ritrovano senza una mamma e un papà. Ho sempre fatto tutto quello che possa fare un papà.  Tutti i santi giorni prima di uscire di casa ringraziavo Dio per quello che avevo. Adesso sono un uomo distrutto, sono lontano dai miei amati figli, non c’è più brutta cosa. Ho il dovere di chiedere le mie sincere scuse". Infine, sull'atroce delitto commesso, ha scritto: "Amavo tanto mia moglie, ho fatto di tutto per lei ma per colpa della gelosia, la paura di perderla ho sbagliato. Non ero più io, non capivo più niente".