Traffico di droga tra Italia e Albania, 6 arresti: 14 milioni di euro ripuliti tra oro e immobili
Duecentoquaranta chili di cocaina, oltre 14 milioni di euro in contanti, quasi otto chili di lingotti d’oro e investimenti immobiliari. Sono le cifre di un sistema scoperto dalla Guardia di Finanza di Lecco nell'ambito dell’inchiesta ‘Caveau 38', coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta insieme alle autorità albanesi. Sei persone sono state arrestate nel corso delle indagini, mentre due società sono finite sotto sequestro perché, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate per ripulire i soldi provenienti dal traffico di droga. L’inchiesta riguarda fatti avvenuti tra il 2019 e il 2022 e coinvolge complessivamente 52 persone. Il gruppo, composto soprattutto da cittadini albanesi, avrebbe gestito un traffico di stupefacenti tra Olanda, Germania, Italia e Albania, occupandosi contemporaneamente della raccolta e del trasferimento all’estero del denaro ricavato.
Sequestrati droga e oltre un milione e mezzo di euro in contanti
Nel corso dell’inchiesta sei persone sono già state arrestate in flagranza. I finanzieri hanno inoltre sequestrato oltre 1,5 milioni di euro in contanti e circa 32 chili di droga, tra cocaina, eroina e marijuana. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giro complessivo avrebbe riguardato circa 240 chili di cocaina e movimentato più di 14 milioni di euro. L’indagine è stata sviluppata anche attraverso una squadra investigativa comune con la Spak di Tirana, la procura speciale albanese competente per criminalità organizzata e corruzione.
Quasi otto chili d’oro per ripulire i soldi della droga
Per ripulirli, una parte dei proventi sarebbe stata trasformata in oro. Secondo gli accertamenti, con il denaro proveniente dalle attività illecite sarebbero stati acquistati quasi otto chili di lingotti attraverso una società a responsabilità limitata attiva nella lavorazione di metalli preziosi, con sedi a Milano e Alessandria. La società è stata sottoposta a sequestro preventivo d’urgenza.
Un ruolo diverso sarebbe stato svolto dalla seconda società sequestrata. Per gli investigatori funzionava come una vera e propria cassaforte del gruppo, utilizzata per reinvestire i capitali nel settore immobiliare. Anche questa società è stata posta sotto sequestro. Per consentirle di continuare a operare nel rispetto della legge è stato nominato un amministratore giudiziario.