"Molestava l'ex compagna in modo da provocarle uno stato di ansia e un fondato timore per la propria incolumità. Costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita, come cambiare casa". Svelano precedenti di violenze fisiche e psicofisiche le carte con cui la Procura di Milano ha chiuso ieri, 14 ottobre, le indagini preliminari sul caso della stilista Carlotta Benusiglio, 37enne trovata morta la mattina del 31 maggio 2016, impiccata a un albero di piazza Napoli a Milano. Per il pubblico ministero Gianfranco Gallo non si tratterebbe di un suicidio, ma di omicidio: a uccidere Carlotta secondo il pm sarebbe stato l'ex compagno Marco Venturi, 44 anni, al termine di una lite.

Carlotta era vittima di atti persecutori dal 2014 al 2016

Per il pm l'omicidio sarebbe stato l'ultimo capitolo di una serie di atti persecutori iniziati nel settembre del 2014 e finiti in tragedia del maggio 2016: "Venturi – secondo quanto Fanpage.it ha potuto leggere dalle carte – molestava la ex con telefonate e messaggi telefonici anche in orari notturni; si recava ripetutamente sotto l'abitazione della stessa appostandosi per incontrarla e spiarne gli spostamenti, anche di notte; l'aggrediva sia verbalmente che fisicamente e la minacciava". L'ex fidanzato era arrivato persino a provocarle un trauma cranico nel gennaio del 2015: dopo l'ennesima lite Venturi avrebbe trascinato fuori dall'auto Carlotta afferrandola per i capelli, prendendola a calci e causandole un trauma cranico e lesioni al timpano sinistro. Le violenze erano poi continuate anche il giorno successivo. E ancora: a Pasqua del 2016 aveva molestato la ex minacciando un amico della donna di "mandargli un amico sotto casa a spaccargli le ossa". Fino a maggio di più di quattro anni fa quando, sempre stando a quanto riporta il pm Gallo, il 44enne le avrebbe "stretto al collo una sciarpa oppure il proprio braccio strangolandola e uccidendola per asfissia, per poi simulare una impiccagione subito dopo in piazza Napoli con lo scopo di conseguire l'impunità". Alla donna sarebbe bastata una lieve stretta al collo per morire dal momento che Carlotta soffriva della sindrome di Eagle, rara patologia che interessa la base del cranio e il collo.

A convincere il pm sono stati i video delle telecamere di sorveglianza

La chiusura delle indagini arriva quattro anni e mezzo dopo il ritrovamento del corpo di Carlotta. Per tutto questo tempo la famiglia non ha mai creduto all'ipotesi del suicidio chiedendo di andare fino in fondo alle indagini anche quando in un primo momento la Procura voleva archiviarle per mancanza di prove. Il fascicolo nel dicembre 2017 era passato nelle mani del pm Gianfranco Gallo, che aveva disposto immediatamente la riesumazione del corpo scrivendo sul registro degli indagati per omicidio volontario aggravato il nome dell'ex fidanzato, che si è però sempre proclamato innocente. Sarà ora il giudice per le indagini preliminari a decidere se mandare a processo l'ex fidanzato della 37enne.