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Voghera, l'assessore leghista Massimo Adriatici spara e uccide un uomo
29 Luglio 2021
15:24

Sparatoria Voghera, avvocato: Youns aiutato solo dai parenti, il 12 luglio andarono dai carabinieri

Youns El Boussettaoui, la vittima della sparatoria a Voghera per la quale è agli arresti domiciliari l’assessore alla sicurezza Massimo Adriatici, non era preso in carico dai servizi sociali nonostante fosse conosciuto in città, anche per i suoi disturbi psichici. Lo racconta a Fanpage.it l’avvocato Marco Romagnoli, difensore della famiglia, che riporta anche alcune dichiarazioni del padre e del fratello, che affermano di essersi recati dai carabinieri il 12 luglio, nove giorni prima della sparatoria, per chiedere di essere richiamati in caso trovassero Youns, scappato dall’ospedale di Vercelli e mai più rintracciato.
A cura di Simona Buscaglia
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L’avvocato Marco Romagnoli (difensore della famiglia della vittima della sparatoria di Voghera)
L’avvocato Marco Romagnoli (difensore della famiglia della vittima della sparatoria di Voghera)
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Voghera, l'assessore leghista Massimo Adriatici spara e uccide un uomo

Il 12 luglio, dopo che non riuscivano a rintracciare il figlio, scappato da un ospedale psichiatrico a Vercelli, il padre e il fratello di Youns El Boussettaoui, la vittima della sparatoria avvenuta a Voghera, erano andati dai carabinieri della cittadina in provincia di Pavia. Avevano anche lasciato i loro documenti, chiedendo di essere contattati nel caso in cui riuscissero a ritrovarlo. Avevano specificato il fatto che l'uomo avesse dei disturbi psichici, suffragati anche dai referti rilasciati dal nosocomio. È questa la versione della famiglia, che uno dei loro avvocati, Marco Romagnoli, ha raccontato a Fanpage.it. Nove giorni prima della sparatoria, il padre da Vercelli era quindi arrivato a Voghera per chiedere di rintracciare il figlio e farlo curare. A quanto risulta agli avvocati, nessun servizio sociale della cittadina in provincia di Pavia aveva infatti mai assistito il 39enne. "Lui era seguito fondamentalmente dalla famiglia che si faceva carico della sua situazione di disagio psichico – ha spiegato Romagnoli –  c’era stato un ricovero, che poi tutti hanno chiamato Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) ma non lo è, non c’era stato un provvedimento del sindaco".

L'avvocato: la famiglia ha fatto di tutto per aiutare Youns, facendo avanti e indietro da Vercelli a Voghera

Il padre era riuscito a portarlo a casa a Vercelli, togliendo Youns dalle strade di Voghera, chiedendogli di andare in ospedale ma lui non voleva. "A quel punto sono stati chiamati i carabinieri di Livorno Ferraris, ed era stato portato con un’ambulanza all’ospedale di Vercelli, dove era stato trattenuto nel reparto psichiatrico – ha proseguito Romagnoli – al padre era stato detto di attendere fuori per ragioni legate al Covid, che avrebbero interloquito col dottore. Dopo circa un’ora invece esce la guardia alla portineria dicendo che il figlio si era allontanato dall’ospedale. Di quel giorno abbiamo tutti i referti che evidenziano appunto il suo disagio psichico". Da lì comincia l'odissea del padre di Youns El Boussettaoui, che insieme all'altro figlio, torna a Voghera alla ricerca del 39enne "Lui continuava a cercarlo, insieme all’altro fratello – ha aggiunto il legale della famiglia – è tornato a Voghera parlando con tutte la polizia locale, ferroviaria, e anche con gli stessi carabinieri".

Il ragazzo veniva aiutato qualche volta dagli appartenenti alla comunità araba a Voghera, qualcuno gli faceva fare una doccia o lo ospitava a dormire ma lui poi aveva la tendenza ad allontanarsi e vivere all’aperto: "Assistenti sociali e interventi istituzionali di tutela di questo soggetto debole non emergono" ha specificato l'avvocato, il che, "fa pensare a una forma di totale disinteresse di chi era deputato per dovere alla tutela di questo ragazzo. Se tu in una città come Voghera informi la polizia, il Commissariato, la polizia ferroviaria, della presenza di un ragazzo che ha presentato dei problemi psichici, se vuoi in 24-48 ore chiami il sindaco e ti prendi cura di questa persona".

"L'anziano padre è impazzito per salvare il figlio, faceva avanti e indietro da Vercelli a Voghera, ha bussato a tutte le porte, l’ha portato in ospedale, questo genitore ha fatto di tutto, ed è stato ignorato". Non si può nemmeno parlare di barriera linguistica perché "il padre e il fratello parlano perfettamente italiano".

Il 12 luglio il padre e il fratello della vittima vanno dai carabinieri per chiedere di essere richiamati

Nove giorni prima della sparatoria, per cui risulta agli arresti domiciliari l'assessore alla sicurezza Massimo Adriatici, la famiglia, a quanto riferito dagli avvocati, sarebbe andata dai carabinieri "gli stessi che hanno detto che non è stata disposta la notifica dell’autopsia alle persone offese perché non aveva parenti, mentre il 12 luglio loro avevano lasciato i propri recapiti chiedendo di essere richiamati qualora avessero trovato il figlio". La situazione del figlio e il disagio psichico del ragazzo erano "ben noti a Voghera, che non è New York – ha aggiunto Romagnoli – era un ragazzo che viveva per lo più in strada, che non curava se stesso, che non si faceva la doccia e girava per la città. Era conosciuto, e quando il padre è andato ai carabinieri non ha dovuto spiegargli chi fosse il figlio, loro lo sapevano già, e gli ha detto ‘Se lo trovate chiamate l’ambulanza, chiamatemi subito, voglio che mio figlio sia curato’. In quella sede ha lasciato anche i suoi documenti personali e del fratello di Youns, Alì, e anche i recapiti telefonici".

"Loro erano andati dai carabinieri convinti di poter fare denuncia invece gli hanno detto che non era ‘una fattispecie di reato', dicendo di poter fare solo una segnalazione e non la denuncia. Sono in grado di descrivere il soggetto – ha aggiunto il difensore dei parenti della vittima – Queste sono dichiarazioni che la famiglia mi ha rilasciato con le garanzie di legge e di cui la Procura è stata informata". Quando infatti la famiglia è stata informata del fatto che "la procura avesse disposto l'autopsia nelle 12 ore successive perché i carabinieri gli comunicavano che non aveva parenti in Italia mi hanno detto ‘Com’è possibile? Li abbiamo visti nove giorni prima'" ha concluso l'avvocato.

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