Marco Toni, ex sindaco di San Giuliano Milanese
in foto: Marco Toni, ex sindaco di San Giuliano Milanese

"L'amarezza che rimane è tanta per quello che ho passato in questi anni". Parla con la voce rotta dall'emozione e in alcuni casi anche dal pianto Marco Toni, ex sindaco di San Giuliano Milanese che ieri è stato prosciolto dall'accusa di corruzione per una vicenda legata a un centro commerciale del comune alle porte di Milano. Il proscioglimento arriva a qualche giorno di distanza da una vicenda per certi versi analoga: l'assoluzione di Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi, arrivata cinque anni dopo l'arresto e una condanna in primo grado. Fanpage.it ha intervistato l'ex sindaco di San Giuliano per chiedergli un commento sulla vicenda e sul mestiere di sindaco, che in questi giorni appare sempre più rischioso.

Toni, non è la prima vicenda giudiziaria che ha affrontato.

No, sono stato coinvolto in altre due vicende: e le altre due come questa si sono concluse in udienza preliminare con il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Sempre a fronte di esposti fatti da un sindaco arrivato dopo di me.

Per quanti anni è rimasto in balìa di queste accuse?

Nove anni. Nove anni di articoli, di fango che mi è stato riversato addosso. Tutto creato ad arte per farmi fuori sul piano politico. Io qui a San Giuliano ci vivo dalla nascita, sono stato un ragazzo di paese, apprezzato, amato, impegnato nel volontariato. È stato quasi un fatto naturale diventare sindaco nel 1999, lo sono stato per dieci anni. Poi però nel 2011 è diventato sindaco Alessandro Lorenzano, espressione del Pd: tutto è nato da lì, perché i parenti serpenti stanno dalla tua parte politica.

Che rapporto ha lei adesso col Pd?

Io sono stato sospeso perché mi ero messo contro al sindaco, che era espressione del Pd. Sono rimasto in attesa di determinazioni: a distanza di 9-10 anni non è accaduto più niente.

È amareggiato anche per come è stato trattato da quello che è stato il suo partito?

Ceto, basta leggere lo statuto del Pd che fa dei valori della solidarietà un elemento fondante, per vedere che poi nella realtà non è stato così. Guardi, lei è il primo con cui parlo dopo il proscioglimento. Io mi porto dentro tanta amarezza. Ho subito due perquisizioni della guardia di finanza a casa, alle 5 e mezza del mattino, con i bambini. Sono padre di 4 figli, la piccolina aveva 4 anni all'epoca, gli altri poco di più. I finanzieri sono arrivati come delle furie, erano in cinque: hanno rivoltato l'appartamento, hanno addirittura aperto i cassetti delle tapparelle alla ricerca di chissà quale tesoro. Mi hanno portato a casa di mia madre per perquisire anche il suo appartamento, con una sorella disabile e la badante in casa. Io da quel momento posso immaginare cosa prova una persona quando viene violentata. Poi i finanzieri volevano che andassi in ufficio (del centro commerciale al centro della vicenda, ndr), ma io ero stato licenziato sette mesi prima.

A quando risalgono l'esposto e le indagini?

Sono stato licenziato il primo settembre del 2015 e sono stato perquisito nel febbraio del 2016 da gente che non sapeva che fossi stato licenziato. L'esposto è di fine 2013, le indagini sono partite l'anno stesso. La perquisizione è avvenuta dopo 3 anni, è stata inutile. E nel decreto di perquisizione il pubblico ministero aveva chiesto anche la custodia cautelare, che il giudice per le indagini preliminari non ha concesso. Questo per dirle a che punto si arriva senza conoscere niente delle persone. Io a quel centro commerciale sono arrivato perché sono stato cercato per le mie competenze sul territorio e le mie capacità. Lavoravo altrove, poi sono diventato padre di quattro figli e avevo necessità di avvicinarmi a casa. È venuta fuori tutta una macchinazione, un disegno per delegittimarmi.

Come sono stati questi anni?

Guardi dopo le due perquisizioni, perché dopo la prima ne ho subito un'altra, ho perso la famiglia, il lavoro, la casa. Sono rimasto in piedi grazie alla solidarietà di quei pochi amici che mi sono rimasti vicini. Ho fatto fatica anche a trovare lavoro, perché dovunque andassi mi chiedevano certificato di carichi pendenti. Ovviamente risultava più di un'indagine in corso: solo che poi quando i nodi sono venuti al pettine in tutti e tre i casi il gip ha detto in udienza preliminare ‘no, fermiamoci qui perché non ha senso andare avanti'.

Il suo proscioglimento arriva dopo le polemiche per l'avviso di garanzia alla sindaca di Crema, Stefania Bonaldi. Tanti primi cittadini oggi parlano di un mestiere diventato troppo rischioso.

Guardi, oggi nel fare il sindaco sono più i rischi delle opportunità. Io ho ricevuto diverse telefonate da sindaci del territorio, tutti contenti. Ma guardi che se dovessi fare del male a un sindaco ci metterei pochissimo: basta poco per mettere in piedi un castello accusatorio, e quella persona poi rimane a bagnomaria per cinque-sei anni per banalità attorno alle quali a volte i pubblici ministeri creano casi fondati sul nulla. Non sono come si faccia oggi ad assumere la decisione di dire ‘mi candido a fare il sindaco del mio comune'. È una follia: zero tutele.

Ieri però il Pd lombardo, per voce del segretario Vinicio Peluffo, ha definito lunare la vicenda della sindaca Bonaldi. A lei invece la solidarietà del partito è mancata.

Nei miei confronti nulla, anche perché il Pd ha sempre difeso e tutelato il sindaco che ha messo in piedi il castello accusatorio. E in cambio lui ha deciso di lasciare il Pd ed è finito in Italia viva. Tra l'altro nel 2016 l'ex sindaco è stato bocciato dai cittadini, e il centrosinistra ha perso dopo 70 anni San Giuliano Milanese, che era una sua roccaforte.

Sindaco, al di là delle scarse tutele e dei rischi legati all'amministrazione di una cittadina, non crede però che ci sia anche un rapporto malato (da parte della politica, ma anche del giornalismo e dell'opinione pubblica) con la giustizia? In Italia l'avviso di garanzia, che dovrebbe essere un atto a tutela dell'indagato, equivale a una condanna.

Noi viviamo in un paese di voyeuristi, dove la gente ama spiare dal buco della serratura e vedere cosa fanno gli altri. È molto più pruriginoso buttare il mostro in prima pagina: l'avviso di garanzia, le accuse pesantissime, gravi, infamanti come la corruzione o l'abuso di ufficio. Poi si scopre che non è accaduto niente, ma a quel punto chi se ne frega: quello che doveva accadere è accaduto prima. Se si legge il comunicato stampa relativo al giorno delle perquisizioni alla luce di quanto sentenziato ieri dal gip, io penso che qualcuno dovrebbe davvero fare una riflessione sulle modalità con cui vengono condotte le indagini e sulle modalità che dovrebbero garantire l'indagato e anziché garantirlo lo condannano in prima battuta con un avviso di garanzia. Poi se vieni liquidato con un non luogo a procedere o una sentenza di assoluzione, fa niente. È questo è l'aspetto scandaloso. E guardi che io non avevo chiesto alcun rito alternativo: avevo già 120 testimoni pronti a smontare tutte le accuse che erano sostenute dal nulla, fatte sull'argilla.

Sono dovuti passare diversi anni però prima che le accuse cadessero. Il problema resta anche quello dei tempi troppo lunghi della giustizia.

Certo, perché questi anni non me li restituisce nessuno. L'amarezza è grande, per me, per i miei figli e per le persone che mi sono state vicine e per mia fortuna mi vogliono bene e mi hanno sempre sostenuto.